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L’esempio di Grazia Deledda a 150 anni dalla nascita: l’affermazione della donna, della scrittrice, della sardità nella società.

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di Pietro Corosu

L’autrice che nell’immaginario collettivo ha creato con la sua opera il mito della nostra isola, la sua figura appare oggi più attuale che mai.

Nelle opere, la dirompente forza di rappresentazione con cruda autenticità della realtà della Sardegna che la isolano dal resto del Paese, evoca oggi il tentativo di noi Sardi di vederci riconosciuta la prerogativa del principio di insularità che andrebbe, in qualche maniera, a compensare lo svantaggio del naturale isolamento.

La commissione che le riconobbe il Nobel per la Letteratura, motivava così il conferimento del prestigioso premio: “la Deledda ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata terra natale e che con grande profondità e calore, sostenuta da alto ideale, tratta nella sua opera problemi di generale interesse umano.”

Ciò ci porta ad un’attenta riflessione sulle ancestrali problematiche della nostra terra raccontate dall’autrice nuorese con stile fiabesco ma al contempo con un’impronta verista connessa ad un’ispirazione autobiografica.

I problemi che ostano ancora oggi, nonostante viviamo in un mondo sempre più digitale ed informatizzato, sono sempre quelli, con una natura di isola che penalizza la crescita ed il benessere economico che devono essere prerogativa di ogni società evoluta. 

Ricorrendo quest’anno il 150° anniversario della sua nascita, vogliamo evidenziare il grande sforzo e le avversità che la scrittrice sarda professionalmente ha dovuto affrontare per vedersi riconosciuto il suo talento ed ingegno artistico.

Tale osticità nel percorso di affermazione, dovuta oltre che alla caratterizzante dicotomia di genere del periodo, è stata maggiormente accentuata dalla difficoltà di tradurre in parole i gesti, le ritualità, i pensieri e i discorsi ripetuti, affrontati e dibattuti sempre in lingua sarda, caratterizzata dal tono colloquiale.

L’aspetto linguistico di Grazia Deledda ha però creato una nuova stagione che, pur facendo emergere una differenziazione tra la cultura nazionale e quella regionale, ha fatto si che l’autrice di “Canne al vento” venisse collocata nell’olimpo degli scrittori del novecento.

Forti e dignitosi nella nostra particolarità, noi  sardi siamo chiamati oggi ad emergere socialmente nelle sfide del presente e in quelle che il futuro ci riserva.

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