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Agenda 2030 – Ancora miraggio o utopia

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di Pietro Corosu

ROMA – Al G20 a guida italiana stagnano i provvedimenti per le emergenze ambientali mentre da noi in Sardegna cittadini ed EE.LL. scalpitano per essere sempre più green e per non restare ai margini del PNRR-

Il meccanismo sembrerebbe che si sia inceppato i problemi evidenti dettati dall’emergenza sanitaria che non fa abbassare la guardia hanno anch’essi fatto sì che il tema principale sia stato solo leggermente sfiorato. La palla passa ora  alla Cop26, conferenza internazionale sui cambiamenti climatici, che si aprirà oggi a Glasgow nella quale si spera vengano definite più dettagliatamente delle azioni mirate ; il nostro premier Draghi forte dei consensi internazionali ricevuti, puntando ad una leadership post-Merkel insiste  diplomaticamente sul fatto che tanto è stato fatto e che lo dimostrano le ingenti risorse stanziate per l’ambiente per arrivare ad una sostenibilità ad emissioni zero.

Il fatto che i leader dei paesi maggiormente incriminati non fossero fisicamente presenti ha sostanzialmente influito al mancato raggiungimento di una più incisiva determinazione nei provvedimenti più spinosi: non potrà essere superato di un 1,5 gradi il livello di surriscaldamento globale, e il divieto di realizzare nuove centrali a carbone.

Sono questi i proclami partiti da Roma in tema ambientale che ribadiscono quelli che erano gli accordi di Parigi.

L’opinione pubblica si aspettava nuovi obiettivi e strategie comuni per il clima ma dalle discussioni tra i grandi della terra è emerso un impegno vago, anziché puntare ad un restringimento si è assistito ad un allargamento delle maglie raggiungendo un’intesa quasi effimera che di fatto posticipa ancora gli obiettivi già sanciti con l’Agenda 2030. Trascorsi già 7 anni dalla sottoscrizione degli impegni da parte dei 193 paesi aderenti all’ONU, tali obiettivi appaiono ancora oggi un miraggio ma che rischiano di diventare un utopia se si continua a posticipare le decisioni a causa dei veti che pongono diversi paesi per la salvaguardia dei propri interessi economici.

Sicuramente da parte delle nostre comunità vi erano delle aspettative diverse che dettassero delle linee ben precise, prospettive alle quali noi cittadini di un’isola propensa per vocazione a restare vergine ed intatta avremo potuto maggiormente contare per cercare una ripresa più agevole.

La corsa dei nostri amministratori locali nel tentare di avviare progetti che possano dare speranza di crescita e di sviluppo sostenibile alle loro piccole comunità in lotta perenne con lo spopolamento sembrerebbe che in questo momento non venga agevolata bensì dimenticata.

Ci si aspettava maggiore incisività e perché no? Un meccanismo di premialità per le piccole realtà come le nostre che hanno dimostrato negli anni una maggiore educazione ambientale raggiungendo ragguardevoli percentuali sulla raccolta differenziata inimmaginabili per altre realtà.

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