NUORO > “In Sardegna, in questi giorni — e con ogni probabilità anche nei prossimi mesi — stiamo assistendo a scene che non dovrebbero esistere in una regione moderna e dignitosa: anziani e famiglie in fila per accaparrarsi un sacco di pellet, prezzi fuori controllo, razionamenti e case fredde.”
Un grido di protesta si alza forte dal territorio e attraversa ampi settori produttivi e normali cittadini, esasperati, ancora una volta, da una situazione contingente che sa più di Paese sottosviluppato che non di una Nazione membro del G7.
“Di fronte a questa situazione la politica locale, invece di adottare contromisure strutturali e programmatorie per evitare che il problema si ripresenti ogni anno, reagisce con retorica vittimistica, parlando di “speculazione” e annunciando la ricerca di colpevoli che, molto probabilmente, non verranno mai individuati perché, semplicemente, non esistono” -si legge nel documento di protesta e di proposta diffuso da un un comitato promotore composto da operatori, tecnici e distretti agricoli, semplici cittadini, pesantemente colpiti dall’emergenza.
“È la solita narrazione pietistica atta a giustificare l’immobilismo. La crisi attuale non è un incidente né il frutto di oscure manovre. È il risultato prevedibile di un modello che ha ostacolato la produzione locale, ha scelto di importare tutto e ha reso la Sardegna totalmente dipendente da filiere esterne per un bene energetico essenziale” -prosegue il documento. Il pellet non è mancato perché esiste un’entità malvagia che gode nel “punire” i sardi. È mancato perché, quando il mercato globale entra in crisi, ovvero quando la domanda supera la produzione, i territori piccoli, periferici e insulari vengono lasciati scoperti o serviti per ultimi, con forniture insufficienti e prezzi elevati. E la Sardegna, oggi, è esattamente questo: un territorio periferico e fragile, reso tale da una dipendenza cieca da filiere lunghe e incontrollabili. Per questo -scrivono i promotori- intendiamo depositare una proposta di legge regionale che non crea nuove industrie e non distorce il mercato, ma introduce principi e articoli semplici e di buon senso utile a consentire e incentivare la produzione silvicola e agricola accessoria di pellet, utilizzando legname e materiale organico locale solo nei momenti di crisi del mercato.”
Sarebbe una norma che non ha l’illusione di sostituire il mercato globale del pellet, ma di affiancarlo come strumento di stabilizzazione e sicurezza, calmierando i prezzi e garantendo una fornitura minima quando si verificano crisi come quella attuale. In concreto, questa proposta punta a proteggere le famiglie nei momenti di scarsità; integrare il reddito degli agricoltori; ridurre il rischio incendi attraverso la gestione dei boschi; presidiare il territorio; rafforzare la sicurezza energetica dell’isola, ribadendo al contempo un principio fondamentale che vale anche per gli altri prodotti sensibili: prima viene la sicurezza, poi il mercato.”
