BRUXELLES > La commissione giuridica del Parlamento europeo ha bocciato, peraltro con voto unanime, la decisione della Von der Leyen di scavalcare il Parlamento europeo facendo ricorso all.’art 122 dei Trattati comunitari per far approvare d’urgenza il piano di riarmo da 800 miliardi di euro.
Il ricorso della presidente della Commissione all’articolo che permette in casi straordinari e di emergenza di approvare provvedimenti senza l’ok dell’Eurocamera, era stato dichiarato illegittimo dal servizio Giuridico e 24 eurodeputati su 25 (il presidente non vota) facenti parte della Commissione hanno appoggiato la decisione dei legali.
Il voto apre un caso dal valore politico all’interno delle istituzioni europee perché la bocciatura della commissione è stata assunta all’unanimità. Senza contare che anche agli eurodeputati del gruppo PPE, facenti parte della maggioranza che sostiene la Von der Leyen, non era affatto piaciuta la decisione di aggirare il voto dell’Assemblea di Strasburgo.
Dopo questa clamorosa bocciatura la Presidente della Commissione europea dovrà ritracciare la sua strategia, anche se potrebbe perseguire la sua linea originaria che però la potrebbe esporre ad un grave contenzioso che con molta probabilità finirebbe presso i giudici del Corte di Giustizia europea.
Diverse le reazioni alla notizia. Il Movimento 5 Stelle parla di “arroganza sconfitta di Ursula von der Leyen. Il piano da 800 miliardi di euro per riarmare l’Europa è illegale, mancano i criteri di urgenza, le motivazioni del ricorso all’articolo 122 e non viene rispettato il principio di sussidiarietà tenuto conto che le competenze in materia di difesa e politica sono in capo agli Stati membri. C’è stato un abuso di potere della Commissione e la mancanza di controllo democratico nelle fasi di approvazione del piano sul riarmo”.
Anche la Lega ha commentato il voto contro il piano di riarmo definito come una “scappatoia per sottrarsi al giudizio del Parlamento e dei rappresentanti eletti dai cittadini. Una sconfitta politica per von der Leyen e per chi, mentre nel mondo c’è chi lavora per la pace, parla di armi, munizioni, missili e carri armati e accelera sull’escalation militare. Una follia che va fermata”.
Nelle motivazioni del voto, un documento di 11 pagine che spiega l’applicazione di quello specifico punto inserito nei Trattati, il ricorso all’art. 122 è valido solo nel caso in cui “uno Stato membro si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà”. Situazione che non corrisponde, spiegano i Giudici, a quella attuale riguardo i piani di difesa Ue. La mossa della Commissione, aggiungono, oltre che “inappropriata” è anche “non adeguatamente giustificata“.
Riguardo alle procedure di appalti e accordi con l’industria militare, secondo il collegio giudicante il piano della Commissione avrebbe dovuto fare riferimento all’articolo 173, paragrafo 3, dei Trattati, malgrado che, considerata isolatamente, l’assunzione e erogazione di prestiti avrebbe anche potuto procedere con l’articolo 122, quello citato da von der Leyen.
“Ma qui non si tratta di semplici aiuti economici – rilevano i Giudici europei – ma di un piano industriale a medio-lungo termine, elemento che fa perdere quell’urgenza richiamata dall’articolo stesso come condizione sine qua non”.
Tanto che il documento, in conclusione, suggerisce di dividere in due ReArm Eu per evitare problemi, facendo seguire al piano industriale un iter diverso.
