ROMA> Quello sul quale dovremmo esprimerci domenica 22 e lunedì 23 marzo, “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, non è un referendum su una legge ordinaria, bensì di valenza costituzionale, così come prevede l’articolo 138 della Costituzione.
Gli italiani dovranno confermare (votando SI) oppure respingere (votando NO) una riforma della Costituzione proposta dal Governo Meloni, già approvata dal Parlamento, ma non con la maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere.
Per questo è necessario ricorrere al referendum che, in questo caso, per essere valido, non avrà comunque bisogno di superare nessun quorum minimo. Il risultato sarà valido a prescindere dal numero dei votanti.
Non saremo chiamati ad esprimerci su una singola norma, ma su su vari articoli della Costituzione: 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110.
La riforma, se approvata, riguarderà uno dei tre poteri dello Stato, quello Giudiziario.
In particolare la separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e dei magistrati requirenti: quelli che decidono le cause e i processi, da una parte, i pubblici ministeri, cioè quelli che fanno le indagini e sostengono l’accusa, dall’altra.
Oggi appartengono allo stesso ordine, con la riforma resterebbero si entrambi in quello giudiziario, ma con carriere distinte.
Cambierebbe anche il sistema di governo interno della magistratura.
Oggi l’organismo di autogoverno è il CSM, il Consiglio superiore della magistratura. Con la riforma ne verrebbero creati due distinti: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente. Uno per i giudici, uno per i pm.
Questi due organi si occuperebbero, ciascuno per la propria area, di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimento delle funzioni. La presidenza di entrambi resterebbe al Presidente della Repubblica.
Cambierebbe anche il metodo di composizione dei due nuovi organismi di autogoverno, uno dei punti più controversi e discussi della proposta di riforma del Governo Meloni.
I componenti dei due Consigli, infatti, verrebbero scelti per sorteggio: per un terzo da un elenco di professori e avvocati con almeno quindici anni di esercizio compilato dal Parlamento in seduta comune, e per i restanti due terzi tra i magistrati della rispettiva carriera, quindi giudicanti o requirenti. Anche i vicepresidenti sarebbero eletti tra i componenti sorteggiati dall’elenco formato dal Parlamento.
La riforma vorrebbe introdurre anche un ulteriore organismo disciplinare, oggi di competenza all’apposita Sezione del CSM: sarebbe l’Alta Corte disciplinare, cui sarebbe attribuita in via esclusiva la giurisdizione sui magistrati ordinari, sia giudicanti sia requirenti. Una prerogativa che verrebbe di fatto sottratta al CSM e demandata ad un organismo separato e indipendente dal CSM e passerebbe a un organo separato. Questo nuovo organismo sarebbe costituito da 15 Giudici, tre nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio; tre estratti a sorte da un elenco di soggetti con gli stessi requisiti compilato dal Parlamento; sei estratti a sorte tra magistrati giudicanti con almeno venti anni di esercizio e con esperienza di legittimità; tre estratti a sorte tra magistrati requirenti con gli stessi requisiti. La riforma prevede anche la possibilità di impugnare le sue sentenze davanti alla stessa Alta Corte, ma in composizione diversa.
Esprimersi al favore del SI, pertanto, significherebbe dare l’assenso all’introduzione di questa riforma: si alla separazione costituzionale delle carriere tra giudici e pm, sì ai due CSM separati, sì alla nuova Alta Corte disciplinare.
Viceversa, votando per il NO, la riforma viene respinta e la proposta del Governo non entra in vigore e resta l’assetto attuale.
Come detto sopra non è necessario nessun quorum. Questo è un referendum costituzionale ex art. 138, quindi non serve una soglia minima di partecipazione perché il risultato sia valido. Conta semplicemente quale, tra il Si e il NO prenderà più consensi.
Il testo ufficiale del quesito è quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale e riprodotto nel fac-simile del Ministero dell’Interno (nella foto).
