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🆕 PORTOVESME – IL PORTO DELLE DUE FACCE: LA CROCIERA DI LUSSO E LO SCHIAFFO DELLA FERMATA ENEL

✅ L'Autorità: "Nuova meta di nicchia", ma i sindacati contestano Enel per l'appalto fuori Sardegna della fermata della centrale

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Di Alessandro Mocci

A pochissima distanza dalla comunicazione in cui l’Autorità portuale presenta Portovesme come nuova meta per le crociere di nicchia, i sindacati insorgono contro la scelta di Enel di affidare gli appalti della fermata della centrale a imprese arrivate da fuori Sardegna

 

PORTOVESME > Due immagini dello stesso porto, a distanza di una settimana. Il 16 e 17 settembre l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna ha presentato Portovesme al Seatrade Cruise Med di Las Palmas de Gran Canaria come nuova porta d’accesso all’isola per il turismo crocieristico di fascia alta, insieme ad altri sei scali sardi, tra cui Santa Teresa Gallura. In attesa degli interventi infrastrutturali previsti, tra cui il dragaggio del porto, l’accesso potrà avvenire inizialmente tramite tender, la stessa soluzione già adottata con successo a Golfo Aranci: Portovesme si propone così come porta d’accesso al patrimonio storico, industriale e minerario del Sulcis, con itinerari dedicati alle antiche miniere.

 

Il 24 settembre, nello stesso scalo, i metalmeccanici della centrale Enel si sono riuniti in assemblea per denunciare la fermata degli impianti, in programma dal 6 ottobre per circa dieci settimane, come “uno schiaffo a lavoratori e territorio”. A far insorgere Fiom, Fsm e Uilm non è la fermata in sé, ma la gestione degli appalti per le lavorazioni previste durante lo stop: secondo i sindacati, la direzione Enel si appresterebbe ad affidarle a imprese e lavoratori provenienti dalla penisola, anziché al tessuto produttivo locale. “Tutto legittimo ci mancherebbe — hanno dichiarato le segreterie territoriali dei tre sindacati — ma mal si concilia con la crisi del territorio e con le aspettative dei lavoratori, e con la sicurezza messa in discussione in conseguenza della mancata conoscenza degli impianti.” Una fermata che, ricordano le sigle, potrebbe invece rappresentare un’occasione di lavoro per le aziende e i lavoratori dell’indotto locale attualmente in difficoltà.

 

La contestazione arriva in un territorio dove si concentrano già diverse vertenze industriali aperte — quelle dell’ex Alcoa, di Portovesme Srl e di Eurallumina — e dove centinaia di lavoratori sono coinvolti in regime di ammortizzatori sociali. A quantificare la crisi che fa da sfondo alla protesta è il segretario regionale dei metalmeccanici della Cgil, Roberto Forresu, intervistato da Radio Kalaritana: “Per quanto riguarda l’ex Alcoa, abbiamo pochissimi lavoratori rimasti in attività. Nell’ottobre 2023 erano 123 e, secondo il piano industriale presentato dall’azienda, il numero avrebbe dovuto progressivamente aumentare. Oggi, a distanza di circa tre anni, siamo scesi a meno di 60 lavoratori.” Ancora più netto il dato su Portovesme Srl: “Nell’ultimo anno abbiamo perso circa mille posti di lavoro. All’interno dello stabilimento erano presenti circa 1.500 dipendenti, mentre oggi sono poco meno di 500.” Per questo, dice Forresu, la scelta di Enel sugli appalti della fermata “ci sembra davvero paradossale”, proprio “nel momento in cui potrebbe esserci una possibilità di occupazione, anche se temporanea”.

 

Organizzazioni sindacali, associazioni datoriali, assessorato regionale al Lavoro e agenzie per il lavoro hanno intensificato gli incontri su formazione e riqualificazione professionale. Dopo quello svoltosi il 25 settembre tra metalmeccanici e Confindustria, il 6 ottobre — lo stesso giorno dell’avvio della fermata — ci sarà quello tra le confederazioni sindacali e l’assessorato regionale del Lavoro. Fiom, Fsm e Uilm chiedono ora la convocazione urgente anche del tavolo unitario di Cgil, Cisl e Uil. Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Gianluigi Rubiu, che ha parlato di una scelta “formalmente legittima” ma capace di suscitare “forte preoccupazione in un territorio già duramente colpito dalla crisi industriale”, chiedendo a Enel “rispetto per il Sulcis, per i tanti disoccupati, per i lavoratori in mobilità in deroga” e sollecitando la Regione a convocare con urgenza un tavolo con Enel, sindacati, associazioni datoriali e istituzioni locali.

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