ROMA > L’occasione potrebbe essere “galeotta”, domenica 29 marzo all’EUR, data scelta per commemorare l’anniversario, il 50esimo, dell’elezione di Benigno Zaccagnini, “Zac” per gli amici, a segretario della Democrazia Cristiana.
“Il mio amico Dario ha organizzato una celebrazione e io l’aiuto.”
Così, laconico, l’ex Presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, parlando dell’evento organizzato dall’ex Ministro, Dario Franceschini, per il quale hanno già dato conferma di presenza tanti ex della “Balena Bianca”: Rosy Bindi, Leoluca Orlando, Calogero Mannino, Gianfranco Rotondi, Paolo Cirino Pomicino, Clemente Mastella, Bruno Tabacci, Pierluigi Castagnetti.
Correva l’anno 1976 e a Roma si apriva un glorioso congresso, quello che consacrò Benigno Zaccagnini alla guida della DC, con il sostegno di Aldo Moro, che vide sconfitti Amintore Fanfani, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani e che preparò il partito di Piazza del Gesù alla vittoria nelle consultazioni politiche del giugno successivo (DC oltre il 38% dei consensi contro il 34% del PCI) che di fatto pose le basi alla stagione della “solidarietà nazionale” e del compromesso tra i due grandi partiti popolari.
Per i ben informati la voce che sempre più insistentemente circola negli ambienti romani è quella che vede (o vorrebbe) che i due ex ragazzi, educati e cresciuti pasteggiando quotidianamente di politica, siano i protagonisti della nascita di un “nuovo” soggetto politico, magari non tanto grande come lo “scudocrociato”, ma certamente altrettanto ambizioso e determinante nello scacchiere.
In molti ci leggono un’attenzione particolare per le prossime elezioni del 2027 che, nell’eventualità di un sostanziale pareggio, aprirebbe scenari estremamente interessanti per le formazioni “border line”; senza contare, poi, le dinamiche che andranno a determinare l’elezione del prossimo inquilino del Colle.
“Non c’è nessun significato politico” – chiosa Franceschini – al quale fa eco il Pierferdi: “È solo un raduno di noi giovani di allora, dei nostri vent’anni…”.
Ma sono veramente in pochi, consapevoli dell’intramontabile stile democristiano – “non dire mai ciò che pensi ma pensa sempre a quello che stai dicendo” – a credere che l’appuntamento di fine marzo sia solo una sorta del “Compagni di scuola” di Carlo Verdone in salsa politichese.
Ecco allora ulteriori indizi.
“Prima, ad Avelllino, venerdì 27 e sabato 28 marzo ci riuniamo con Castagnetti, Tabacci, Antoniozzi e tanti altri per ragionare su questo: “Cattolici in politica, abbiamo ancora qualcosa da dire?” – spiega Gianfranco Rotondi -. Poi domenica ci spostiamo da Dario e Pierferdinando. Ovviamente non crediamo a Franceschini quando dice che non è un’operazione politica. Dario lavora sempre su almeno tre opzioni politiche…”.
C’è chi giura, inoltre, che non sia per niente casuale la scelta della data, 29 marzo, domenica delle Palme, giornata di grande giubilo in sponda Oltretevere.
