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ENRICO BERLINGUER – “L’amato Segretario” – Il leader indimenticato a 100 anni dalla nascita. Mattarella a Sassari per le celebrazioni

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 di Adriana Demelas

“Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona…” cantava Giorgio Gaber, e aveva ragione.

Fra tutti i leader che hanno caratterizzato la storia d’Italia, Enrico Berlinguer è stato l’unico, anche a distanza di anni, a creare coesione fra diverse fazioni – opposte per dialettica ed ideologia – l’unico ad essere stato all’altezza del suo compito, del suo dovere morale ed istituzionale nei confronti di una Nazione contrassegnata dall’aporìa politica e sociale; perché Berlinguer, prima di essere un politico di elevata statura, era un pensatore di smisurata profondità, in un mondo che gridava a gran voce la necessità di cambiare.

Fortemente idealista, si fa carico del sogno della rivoluzione proletaria, secondo lui esito indubbio della caduta del fascismo, ma, sconfitti i fascisti, ciò in cui aveva creduto rimarrà un sogno.

È sardo, la sua lingua è lenta, il suo accento marcato e inconfondibile, ma la testa è veloce, reattiva, organizzata; riesce a catturare l’attenzione e l’approvazione di molte persone, prima fra tutte quella di Palmiro Togliatti, il quale lo sosterrà energicamente. Tutti sanno già che diventerà il nuovo Leader. Rappresenta gli ultimi, condanna il capitalismo, rinnega il modello democratico americano, appoggia la politica filo-sovietica senza sapere degli orrori del regime staliniano; il passo verso la consapevolezza dei crimini comunisti in Russia è duro, lo costringe a mettere in discussione sé stesso. È una fase complessa che lo porta ad una maturazione personale e politica e che lo legherà indissolubilmente al suo conterraneo Antonio Gramsci, avviando definitivamente una rottura con l’URSS, di cui un tempo era amico e sostenitore.

Incontrerà le stesse difficoltà anni dopo, quando, con Aldo Moro, lavora ad un processo di apertura del governo ai comunisti che resterà incompiuto a causa del rapimento e dell’uccisione del presidente democristiano da parte delle Brigate Rosse. Poi la morte.

Cos’è rimasto di Enrico Berlinguer? È difficile parlare di un gigante umano e politico senza incorrere in aggettivazioni banali e strette; nel tempo, ha infatti assunto i più svariati volti, da affascinante sex symbol a figura integerrima della politica, tuttavia nessuno degli epiteti a lui attribuiti ha reso giustizia allo spessore umano che lo ha caratterizzato.

È rimasta la sensibilità viscerale, il senso del dovere nei confronti del popolo, il voler farsi carico delle responsabilità che avrebbero comportato i grandi cambiamenti in cui credeva in prima persona, il senso di giustizia, l’integrità, la modestia.

Il 25 maggio, il Leader adamantino ed eterno, avrebbe compiuto 100 anni. 

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