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Crisi Russia – Ucraina. Le forti tensioni destabilizzano l’Unione Europea

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Crisi Russia – Ucraina.  “Le forti tensioni destabilizzano l’Unione Europea”

di Pietro Corosu

Le manovre delle truppe sovietiche ai confini con l’Ucraina creano una polveriera diplomatica che potrà essere messa in sicurezza solo se da parte degli Stati Uniti vi sarà il riconoscimento delle prerogative di quello che resta del Patto di Varsavia

La guerra a prima vista appare inevitabile e il fatto che l’Ucraina palesemente voglia aderire alla convenzione della Nato – con il sicuro obiettivo futuro di aderire all’Unione Europea – indispettisce fortemente Mosca che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale considerava l’Ucraina partner fondamentale del Patto di Varsavia.

Quest’ultimo aspetto è determinante per comprendere oggi le motivazioni che hanno portato le nazioni sul filo dello scontro militare. Bisogna fare un passo indietro di alcuni decenni e tornare al 1954, quando l’allora segretario del PCUS Nikita Khrushchev, al fine di rafforzare e rendere eterna l’alleanza con l’Ucraina, consegnò di fatto alla stessa i territori della Crimea, sugellando quindi l’appartenenza del governatorato dell’Ucraina alla Russia che apparteneva già ad essa dalla metà del ‘700 quando fu soppresso lo stato cosacco.

Un atto di grandissima rilevanza politica, ma anche storico, in quanto di fatto l’Unione Sovietica andava a privarsi di un territorio da sempre strategico per via dell’accesso al Mar Nero e conseguentemente al Mediterraneo, area di particolare interesse militare ma anche economico-commerciale. Di fatto la Russia manteneva in Crimea alcune basi militari e l’accesso al Mar Nero con il benestare dell’Ucraina.

Successivamente, giungendo al più recente 2013, le scelte politiche del governo di Kiev, fortemente indebitato, portarono a siglare un accordo con la Russia che prevedeva degli aiuti economici alla nazione. Tali scelte fecero esplodere delle manifestazioni di protesta che coinvolsero diverse città.

L’intensità e la frequenza delle manifestazioni di piazza, i cui promotori accusavano il premier Yanucoviych di aver precluso l’eventualità di un aiuto da parte della UE che avrebbe potuto creare le condizioni per una prossima adesione alla stessa, portarono alle dimissioni del premier e, nelle successive immediate elezioni, alla formazione di un governo filo-europeo.

Come reazione, la nuova configurazione politica dell’Ucraina portò Mosca all’occupazione della Crimea, motivandone l’azione con il fatto che la maggioranza della popolazione fosse di etnia russa e che pertanto avesse diritto ad autodeterminarsi. Fu immediatamente indetto un referendum in Crimea sull’adesione alla stessa alla Russia o all’Ucraina, consultazione non riconosciuta dall’ONU, che portava la regione sotto l’influenza sovietica.

Vi è da premettere che l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea rappresentava di fatto una chimera per innumerevoli motivazioni. La dilagante corruzione e le tante incongruenze di natura democratica, che necessitavano di un lungo percorso di riforme e modernizzazione dello stato, ne avrebbero precluso l’accesso. Ma il miraggio di far parte di un’istituzione che sebbene viaggiasse (viaggi tuttora) con tre diverse velocità, faceva sperare in una valanga di finanziamenti per l’ammodernamento del paese.

Purtroppo sembrerebbe che Biden stia tentando una manovra politica di rivalsa e di rilancio dell’azione di governo, ma tale presa di posizione sta assolutamente minando le basi sulle quali pone le sue fondamenta la Nato. Il trasferimento in Europa di mezzi e uomini da parte degli USA, non fa altro che creare tensioni diplomatiche con tutti i paesi europei, che con il colosso sovietico intrattengono relazioni commerciali a più livelli e che hanno tutto l’interesse di mantenere e di incrementare.

Tale attivismo da parte degli USA è sicuramente deleterio per i rapporti con gli altri membri della NATO i quali, attraverso il dispiegamento delle proprie diplomazie conversano e trattano con Mosca ognuno per conto proprio. Certo, sicuramente l’obiettivo principale è quello di scongiurare qualsiasi azione da parte della Russia, ma le diverse trattative intraprese da ciascun leader europeo non fanno altro che ridimensionare il ruolo degli Stati Uniti all’interno del Patto Atlantico.

E’ chiaro che Biden vuole mostrare i muscoli, nel tentativo di ridare consenso al suo mandato, ma sicuramente ha fatto male i suoi conti.

L’eterno dualismo tra i due blocchi ha visto redimere e ridimensionare l’influenza della Russia in Europa, a partire dal 1989 con la caduta del muro di Berlino, in quanto paesi aderenti al Patto di Varsavia sono traghettati nell’Unione Europea e quindi di conseguenze nella NATO.

La perdita dell’Ucraina, che dalla Russia nel corso di decenni ha ottenuto l’indipendenza, territori, sostegni economici anche sotto il punto di vista energetico, porrebbe Putin all’angolo, sia sotto l’aspetto politico sia strategico-militare.

Prive di spessore diplomatico sono le gentili intercessioni di Erdogan e Orban, entrambi alla ricerca di una credibilità internazionale. Sicuramente di maggiore peso specifico sono le iniziative diplomatiche di Italia, Germania e Francia, le quali hanno tutto il legittimo interesse di mantenere buone relazioni con la Russia. Si spera che le iniziative diplomatiche delle nazioni europee facciano quadrato su una risoluzione garantista per la Russia, la quale non è assolutamente intenzionata a rinunciare ad una posizione di leadership internazionale.

La situazione economica di tutti i paesi europei, alla ricerca di un rilancio post pandemia sanitaria, ha già avuto un grosso handicap creato dall’incertezza politica a Est. Lo sconsiderato aumento delle tariffe di gas, energia elettrica e carburanti è conseguenziale a tale situazione d’incertezza politica.

La politica estera degli ultimi decenni degli USA ha creato grave pregiudizio e tanti danni economici per l’alleato europeo. Si cerca di “legittimare” l’interventismo nel Vecchio Continente come difesa dei diritti di una nazione ad autodeterminarsi, senza considerare che in Ucraina vivono circa un milione di cittadini russi, su un totale di 18 milioni di abitanti. E’ molto probabile che in difesa delle loro prerogative, la Russia avanzerebbe la legittimazione di un’eventuale azione militare. Ciò deve portare necessariamente i Paesi europei a far quadrato sulla questione, imponendo agli USA un passo indietro.

Al momento, purtroppo, in tutta l’Unione europea parrebbe non vi siano leaders capaci di tener testa all’ “alleato” americano, e ancor meno da noi.

In Italia, si può ricordare, in tutta la storia repubblicana solo un premier ha dimostrato spiccate capacità di statista tali da avere il coraggio, e l’autorità internazionale, da tenere gli USA al proprio posto.

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