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CULTURA – Tracce falliche di religione nuragica

La campagna sarda è disseminata di sculture su pietra risalenti alle età dei metalli,

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Di Salvatore Satta

La campagna sarda è disseminata di falli verticali e orizzontali, la maggior parte delle volte ignorati dagli osservatori, perché coperti da licheni e da altre incrostazioni dovute all’azione del tempo o per la posizione da cui vengono osservati.

 

Si tratta di evidenti sculture su pietra risalenti alle età dei metalli, fatte con intenzionalità, dato il materiale e gli strumenti disponibili all’epoca, oltre alle relative modalità e conoscenze architettoniche.

 

In pratica, trovandosi, detti manufatti, nei posti più impensati e difficilmente raggiungibili, non stiamo parlando di divertimenti puerili fatti per destare ilarità.

 

I principi vitali maschile e femminile, individuati fin dall’inizio dei tempi, negli elementi naturali, sono stati sempre oggetto di venerazione.

 

I monti sono stati visti come falli pronti ad ingravidare il cielo affinché l’acqua scendesse, come liquido seminale, nei crepacci, visti, invece, come vagine accoglienti, per fertilizzare la terra.

 

In Sardegna, per esempio, si ricordano le cerimonie a sfondo sessuale che si svolgevano presso Perda Iliana in agro di Gàiro, ai piedi della maestosa e spettacolare parete calcarea.

 

Ma man mano che i Sardi si evolvevano cercando di affrancarsi dalle diverse superstizioni, passando ai menhir e ai betili (tra cui quelli di Tamuli, presso Macomer, con i caratteri sessuali in evidenza), all’osservazione astrale, fino a concentrarsi, nell’Età del Bronzo, in epoca nuragica, nel culto delle acque con i Pozzi Sacri, nelle Tombe dei Giganti e, soprattutto, nei Nuraghi, dove si sviluppa un’autentica religione del Toro divino, simbolo della potenza sessuale, da cui proviene la vita, e della Luce solare al suo massimo grado, anch’essa fonte di vita.

 

In molti nuraghi sono presenti anche dei caratteri alfabetici di ceppo semitico, interpretabili dall’archeologia unitamente all’epigrafia, con il significato che riporta sia al Toro, che alla Luce.

 

Esistono anche molti toponimi ibridi (con radice paleosarda, ma di uso comune, e con suffisso nuragico) che richiamano l’organo sessuale del toro (in sardo ‘’tziru’’, ‘’sirile’’; ad Orgòsolo abbiamo, per esempio, il toponimo: Sirilò).

 

Per finire vorrei citare Gremanu, in agro di Fonni, dove si trova l’unico acquedotto nuragico pervenutoci, la cui pianta topografica è a forma di fallo orizzontale della lunghezza di 60-70 metri, pur tra le risibili argomentazioni di chi vorrebbe negare l’evidenza.

 

(nella foto simboli fallici nel villaggio di Romanzesu-Bitti- 1300 a.C.)

 

 

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