Mi capitò, casualmente, di incontrare “Atahualpa” in Sardegna.
Mi convinsi fosse una delle tante personificazioni dell’imperatore, tredicesimo e ultimo sovrano degli Incas, con i tratti somatici tipici del suo popolo.
Lui che ebbe la sventura di vivere al tempo dei “conquistadores” spagnoli e di assistere allo sterminio della propria stirpe per mano di Francisco Pizarro, era riuscito a mantenere i geni dominanti del patrimonio genetico della sua specie dopo circa cinquecento anni dall’estinzione.
Senza voler fare positivismo psichiatrico e scomodare le teorie del Lombroso e del Niceforo, le sue fattezze craniche mi ricordarono un colibrì, animale totemico e tabuistico, la cui figura era il simbolo che rappresentava un altro personaggio delle sue parti, e cioè “Huitzilopochtli”, il dio azteco del sole e della guerra che combatteva ogni giorno contro le tenebre affinché il sole potesse trionfare.
Con “Atahualpa” entrammo subito in sintonia e si stabilì, tra di noi, una sorta di idem-sentire relativamente ai temi etici della vita, forse perché noi Sardi, come lui, siamo esponenti di nazioni mancate.
Lui, nato e cresciuto in Sardegna, è sardo a tutti gli effetti, sposato con una donna sarda, esperto di storia e, soprattutto, di geografia, conoscitore di lingue e di dialetti, addentro nei misteri e nelle dinamiche del mondo processuale e agro-pastorale sardo, è perfetto cittadino del mondo, anche se sempre attratto dal sudamerica e dal mesoamerica.
Coltivava amicizie importanti in ambito giudiziario, ad iniziare dal grande Gonario Pinna, principe del Foro di Nuoro e finissimo antropologo, da Bruno Bagedda, storico avvocato difensore di Graziano Mesina, dalla mitica squadriglia “catturandi” della questura di Nuoro, comandata dai marescialli Serra e Pilia, dal capitano dei carabinieri Enrico Barisone, da intere parentele di giuristi (come i Fumu-Mossa di Buddusò, che potevano annoverare tra di loro anche un paio di Presidenti di Tribunale), oppure i Fraghì (sempre di Buddusò, valenti avvocati e chirurghi) ecc.
“Atahualpa” ha anche una parente sudamericana acquisita che ha un debole per la Sardegna e non perde occasione per venire a visitarla.
Lei è costretta a rimanere a piedi nudi, perché nessun calzolaio è in grado di costruirle un paio di scarpe, in quanto i suoi arti inferiori non hanno ancora completato la mutazione e non sono perfettamente umani, ma, essendo squamosi e, soprattutto i piedi, di forma indefinita, ricordano i rettili: tra la tartaruga e il coccodrillo.
Con lei riusciamo a comunicare grazie alle reminiscenze di lingua quechua apprese da “Atahualpa” durante i suoi viaggi in sudamerica.
“Atahualpa” è individuo estremamente aggressivo e vendicativo, in possesso di un portamento regale e altezzoso, con atteggiamenti sprezzanti, forse inconsciamente memore degli antichi fasti, che in veste di divinità godeva, soprattutto in quel di Machu Picchu, dove gli tributavano, addirittura, anche sacrifici umani.
