Sin da tempi immemorabili, il tuono provocava nel sardo spavento e terrore, collegato com’è a timori ancestrali attinenti la sfera sessuale e psicanalitica, con tutto ciò che questo comporta, a partire dalla lingua materna.
Infatti i termini che si riferiscono al tuono sono prevalentemente onomatopeici con il nesso consonantico ‘’mb’’ ad indicare qualcosa che rimbomba. Riecheggiano, nel lessico relativo al tuono, termini di chiara derivazione nuragica o appartenenti ai sostrati più antichi di quel linguaggio pan-mediterraneo che pian piano sta venendo alla luce. Questa lingua nuragica, pre-nuragica, prelatina e, comunque, paleo-sarda, pur tanto vituperata e disprezzata, utilizzata in Sardegna in tempi preistorici, non ha mai cessato di generare parole di senso compiuto e suoni caratteristici. Questo, almeno ufficialmente, fino all’Alto Medioevo.
Detta lingua viene considerata, ormai, parte integrante di quella più vasta, anticamente, comune a tutto il Mediterraneo: dalla Spagna, ai Balcani, alla Turchia e a tutto il Medio Oriente. Soprattutto le donne che si alzavano quando ancora era buio per fare il pane per la provvista della casa, oppure le fornaie, a conferma del detto che la notte genera mostri, al sentire il rumore del tuono, provavano un terrore incontrollabile che le portava ad emettere grida inumane altissime e ad uscire di casa correndo presso i vicini, trascinandosi con sé, aggrappate al grembiule, le bambine che, eventualmente, anche loro, si erano alzate quando ancora era buio.
Così facendo, questo terrore si tramandava di generazione in generazione tramite le bambine che subivano un trauma che le avrebbe accompagnate per tutta la vita. Un rumore così totalizzante non poteva, in tempi ancestrali, che essere ricondotto al mondo soprannaturale e, di conseguenza, si invocava un intervento divino come protezione. Ed esiste realmente una preghiera da utilizzare contro i tuoni. Oltre alla richiesta di pietà e professione di fede espressa in tre lingue (Sardo, Italiano e Latino): ‘’Creo, Gesù mio, Gesù forte, Gesù immortale, miserere nobis’’, che si recita appena se ne sente il fragore, e a una formula da ripetere dodici volte senza errori, pena il ricominciare da capo finché non si fosse recitata correttamente, intitolata, a seconda delle zone: ‘’sas dòighi paràulas’’, ‘’sas paràulas adornàas’’, ‘’is paràulas de Santu Martinu’’, è molto frequente la classica invocazione a Santa Barbara: ‘’Sant’Alvara ‘e sos campos, lìbberannos dae tronos e dae lampos’’ (Santa Barbara dei campi, liberaci dai tuoni e dai lampi).
Quest’ultima invocazione introduce, per noi Sardi, storicamente avvezzi allo spazio chiuso e alla pietra cava, un altro tipo di paura collegata al tuono, e cioè: la paura degli spazi aperti, anche se se ne veniva attratti irresistibilmente, provandone quel senso di sproporzione tipico del sublime o del bello romantico. Così abbiamo un ventaglio completo di queste paure di origine inconscia collegate al tuono, andando dal Timor Panico all’Horror Vacui.
Il tuono in Sardegna, simbolicamente, e nella natura tutta, riveste un ruolo rivitalizzante e vivificante, scatenandone le forze vitali. Addirittura, secondo alcune poesie sarde, il rumore del tuono è simile al primo spaventoso suono che noi percepiamo nella nostra vita, risalente a quando eravamo attaccati alla placenta (in Sardo ‘’urba’’, ‘’ulva’’) e che ricordiamo sotto forma di sogno.
Secondo i pastori sardi, il tuono è fondamentale nell’equilibrio idrogeologico. Infatti, scuotendo intimamente la crosta terrestre (‘’intronare’’ in sardo significa proprio scuotere intimamente e violentemente, tanto da causare instabilità, e smuovere), ‘’sos tronos faghen ilbomborare sas venas’’ (i tuoni fanno rinvigorire, inturgidire e quasi esplodere in modo irrefrenabile e squassante le vene acquifere) e si utilizza il verbo ‘’ilbomborare’’ (anche qui ritorna il nesso ‘’mb’’), in modo esclusivamente riferito a questo contesto, con grande valore onomatopeico e semantico. La poesia improvvisata sarda stessa non esiste senza il tuono, rappresentato dalle due potentissime voci gutturali emesse dal ‘’bassu’’ e dalla ‘’contra’’, che, anche se scadenti, non possono mancare, altrimenti si verifica l’annullamento della gara poetica a causa dell’assenza degli improvvisatori, i quali si rifiutano categoricamente di cantare, in quanto la loro ispirazione è completamente inaridita. In quanto è il tuono il vero responsabile della vena poetica e che, quindi, rende possibile la poesia.
In alcune zone della Sardegna il ‘’canto a tenore’’ viene chiamato, addirittura, ‘’cantu a tronadas’’. Famosa è, per esempio, la grotta carsica di Sa Oche collegata tramite un sifone alla soprastante grotta di Su Bentu nella vallata di Lanaittho in agro di Oliena, che, dopo abbondanti piogge, si svuota completamente preceduta da un boato assordante, riempiendo completamente d’acqua l’ingresso, alto diversi metri. Anche in questo caso, la gente di campagna paragona questo rumore a quello di un tuono che propizia l’abbondante flusso di acqua. E l’acqua è vita, anche in questo caso provocata dal tuono che, nonostante la minaccia di chissà quali sconvolgimenti, rappresenta la parte positiva e innocua dello stesso fenomeno.
Anche i proverbi sardi collegano il tuono, come elemento naturale, alle favorevoli aspettative della vita umana: ‘’trònida ‘e ierru, fundhamentu ‘e ‘eranu’’ (rumore di tuono di inverno, fondamenta di primavera), cioè è il tuono che, squassando e smuovendo l’aria, mette le basi per l’arrivo della primavera. Oppure: ‘’son pius sos sonos chi no’ sos tronos’’ (sono più i suoni, che non i tuoni). Infatti i suoni o i rumori non influiscono sulla vita umana, se non dal punto di vista acustico, mentre i tuoni hanno conseguenze benefiche per la vita. C’è un altro proverbio che, questa volta, collega direttamente il tuono alle potenti forze sessuali che stanno alla base della vita, rendendo possibile la nascita al di là di ogni convenzione burocratica: ‘’annada ‘e tronos suldos, annada ‘e buldos’’ (annata di tuoni sordi, annata di figli naturali).
Si pensa, volgarmente, che il tuono sia coinvolto in tutta quella sfera sessual-riproduttiva dell’essere umano, indipendente dalla volontà e governata da credenze, superstizioni e coincidenze. Ma, comunque, si crede che il tuono influisca sulla libido, sul desiderio, sull’eccitazione sessuale, sulla produzione di liquido seminale, sull’eiaculazione. Ovviamente, tutto è basato sulle conoscenze empiriche, senza alcuna base scientifica, ma su osservazioni millenarie del mondo pastorale. Certo non per questo meno attendibili, come ho modo di verificare continuamente per esperienza diretta.
