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BUDDUSO’ – TIU BARORE ‘ELOGU E I SUOI INVEROSIMILI RACCONTI

✅ Pescatore e contadino, rappresentazione pittorica di Don Chisciotte della Mancia, era un formidabile raccontatore di storie

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Di Salvatore Satta

BUDDUSO’ > Tiu Barore ‘Elogu era bittese, ma dopo essersi sposato con una buddusoina, tia Elisabetta Ferreri, sorella di Bernardino Ferreri, mio nonno, si trasferì a Buddusò.

Portò con sé, per prendersene cura, anche l’anziano padre: Bachisio ‘’Bakis’’ Delogu, soprannominato ‘’Bakillera’’.

Uomo dall’aspetto ieratico, in possesso di una notevole enfasi nel parlare e di una gestualità spiccata, Bakillera, ha lasciato un paio di espressioni bittesi, nel dialetto buddusoino.

 

Quando, per esempio, minacciava di sfregio il rivale, in una eventuale rissa, con la frase: ‘’e gai, canno t’abbàitas in s’ispricu, t’ammentar de Bakirdelocu’’ (e così, quando ti guardi allo specchio, ti ricordi di Bakis Delogu). E’ rimasto proverbiale anche il suo cane per la sua ‘intelligenza’. ‘’Su cane de coltzu Bakillera’’ (il cane del defunto Bakillera).

Quando la Sardegna, nel secondo dopoguerra, era attraversata da numerosi circhi itineranti, in uno dei vari, periodici soggiorni a Buddusò, mentre i circensi, in un caldo pomeriggio estivo si riposavano nel cortile di San Quirico, dove si erano stanziati, un gruppo di persone, tra cui Bakillera con il suo cane, si accalcava attorno a loro, che li intrattenevano con vari giochi.

 

Era presente anche un addestratore di cani, il quale asseriva che il proprio cane capiva i discorsi degli uomini e, per dimostrarlo, prese una pagnotta, la lanciò al cane e gli ordinò di mangiarne la metà: il cane eseguì correttamente l’ordine.

 

Nel periodo, imperversava una paurosa, ciclica, ondata di fame: non solo i cani erano affamati , ma perfino gli esseri umani. A un certo punto, dagli spettatori, si alzò Bakillera dicendo che anche il suo cane capiva i discorsi e, dopo aver chiesto una pagnotta, la lanciò al suo cane e gli ordinò in bittese: ‘’Manicatila totta!’’ (Màngiatela tutta!) e così, tra gli applausi generali, avvenne.

Ora, io non ho elementi certi, ma mi sembra che le età siano compatibili e la fame sia la stessa, per poter considerare Bakillera fratello del grande poeta bittese Remunnu ‘e Locu e zio Salvatore Delogu, nipote di Remunnu ‘e Locu. Contrariamente a Bakillera, persona che io personalmente non ho conosciuto, se non di fama, tiu Barore ‘Elogu è stato da me conosciuto molto bene.

 

Fisicamente alto, magro, dal naso aquilino, aveva un eloquio lento e rauco, ricordava una rappresentazione pittorica di Don Chisciotte della Mancia.

Di mestiere faceva il pescatore e il contadino, era un formidabile raccontatore di storie strabilianti, frutto esclusivo dell’estro della sua fervida fantasia e di cui possedeva un notevole repertorio, che sfoggiava a richiesta. D’ estate, quando i miei zii e suoi nipoti, soprattutto ‘’zio Ferreri’’ Quirico Ferreri e zio Sebastiano Ferreri, terminavano di lavorare, mi recavo con loro davanti alla casa di zio Barore Delogu, dove lui presiedeva alle operazioni di rammendatura delle sue reti da pesca stese per terra.

 

Allora iniziava la richiesta dei racconti e zio Barore cominciava a scegliere quali richieste esaudire: ‘’Si mi lu pèditi Bostianeddhu, la naro, si non nono’’ (se me lo chiede Sebastiano la dico, altrimenti no). Dopo che zio Sebastiano, lì presente, concedeva l’assenso, veniva chiesto, a zio Barore, a caso, della volta che, trovandosi nel campo che aveva seminato a granturco, in quel di ‘’Cioreddha’’, mentre ammirava sbalordito la bellezza del suo lavoro, ebbe a passare in quel momento un aereo, il cui pilota, altrettanto meravigliato per la bellezza del granturco, si affacciò dalla cabina di pilotaggio ed esclamò in buddusoino, ma utilizzando una delle infinite varianti dell’italiano ‘’porcheddhinu’’: ‘’Che bel trego moresco, Deo lo beneègada!’’ (Che bel granturco, Dio lo benedica!).

 

Dopo gli chiedevano il racconto di ‘’sas anades’’ (delle anatre, delle gallinelle d’acqua).

Un giorno, mentre zio Barore ‘Elogu era intento a pescare, come suo solito, in località ‘’Su Furreddhu, si posò, vicino a lui, un nugolo di grasse e mansuete gallinelle d’acqua. Zio Barore approfittò subito dell’occasione ed iniziò a catturarle, una ad una, torcendo loro il collo, uccidendole e mettendole dentro un sacco. Nel risalire, però, dal fiume verso la strada asfaltata, si accorse che il sacco con le gallinelle d’acqua uccise, era troppo pesante per lui, e pensò bene, allora, di aprire il sacco e liberare tutte le gallinelle appena uccise, le quali iniziarono a sbattere le ali e a volare via.

 

Memorabile è anche il racconto della carpa: zio Barore ‘Elogu, mentre pescava placidamente, fu avvicinato da una capretta che, dopo essersi sistemata al suo fianco, osservava tranquilla la pesca. Ecco che all’improvviso la lenza si tende e, dall’acqua, salta fuori una carpa gigantesca. La carpa si dimenava forsennatamente cercando di riconquistare la libertà e mettendo a rischio l’equilibrio di zio Barore ‘Elogu, il quale ingaggiò una lotta epica con il pesce, sulla riva del fiume. Nella furia del corpo a corpo, al pesce, partì un colpo di coda che raggiunse la capretta alla testa, uccidendola all’istante.

 

Questi sono soltanto alcuni esempi delle storie di zio Barore ‘Elogu.

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