di Pietro Corosu
Ieri sono stati avanzati i nomi proposti dal Centrodestra (Salvini, più che altri) – Marcello Pera, Letizia Moratti e Carlo Nordio – ma, come in un gioco di specchi, dove il bianco è nero e il nero è bianco, sugli stessi al momento del voto non si converge. A fine scrutinio della seconda votazione, infatti, nessuna delle schede estratte dalle urne quirinalizie riporta il nome di uno della terna del centrodestra.
Il centrosinistra “declina cortesemente l’offerta”, ma non replica e non rilancia con una sua “controrosa”, e anzi propone un “vertice intorno ad un tavolo”, lasciando intendere che un’altra partita, quella vera, si sta giocando dietro le quinte di Montecitorio, dentro le ovattate stanze del potere, lontane dal vociare del Transatlantico, in questi giorni super affollato dai “peones”, i deputati che attendono le indicazioni di voto dai loro rispettivi vertici.
Oggi si riprende alle ore 11.oo con il terzo scrutinio e, vista la grande frattura tra le forze parlamentari, ci si augura comunque che non si converga su Draghi per giungere all’accordo.
I vertici tra i partiti, susseguitisi forsennatamente per tutto il pomeriggio di ieri, non hanno prodotto nulla di fatto. Inizialmente pareva essersi delineato quasi un accordo tra le forze di centrodestra e quelle di centrosinistra sulla triade proposta da Salvini, ma niente di fatto oltre le dichiarazioni di Letta che rimandano ai vertici di oggi la scelta di un nome condivisibile.
Il nome di Mario Draghi tirato al dritto e al rovescio dai diversi partiti è auspicabile che venga definitivamente messo da parte in quanto ciò sarebbe il preludio di una stagione di instabilità che porterebbe sicuramente l’Italia al voto con la possibilità che da esso non scaturisca una maggioranza ben definita portando il paese ad una crisi senza vie di uscita con la perdita della rincorsa auspicata dai piani del PNRR.
Sicuramente la convergenza sul nome di Draghi sarebbe la scelta più semplice ed immediata ma una chiamata da parte dei leaders alla responsabilità sul futuro del Paese deve esserci pur stata.
La scelta del presidente della Repubblica, volente o nolente, ci sarà comunque dal terzo scrutinio in poi così come prevede l’art. 83 della Costituzione e ciò avverrà a prescindere dalla condivisione o meno.
