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RISORSA IDRICA – Alessandra Zedda: “Per un acqua davvero pubblica”

"Con la privatizzazione in molti casi il servizio è peggiorato"

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Di Paqujto Farina

CAGLIARI > “Molte esperienze fatte in diverse città europee mostrano che dopo una privatizzazione non solo la qualità del servizio idrico è peggiorata, ma anche che i prezzi sono saliti notevolmente.

Un aumento dei prezzi dell’acqua ad esempio in Grecia e in Francia ha significato un insufficiente accesso alla risorsa e in taluni casi la privazione”.

 

A sostenerlo è Alessandra Zedda, Consigliere regionale di Forza Italia, che interviene nel dibattito su un’eventuale gara internazionale per l’affidamento a privati la gestione delle risorse idriche.

 

“Nel 1994 con la legge Galli è entrata in vigore la riforma per la tutela e uso delle risorse idriche ed è stata introdotta l’autorità del bacino integrato che in Sardegna fa capo a un unico ambito.

L’Autorità di bacino adotta le misure per la pianificazione dell’economia idrica in funzione degli usi cui sono destinate le risorse” -si legge nella nota stampa della Zedda.

 

La legge Galli definisce, inoltre, la gestione del servizio idrico integrato.

 

“Oggi in Sardegna l’ente che si occupa di “acqua” è l’Egas (Ente di Governo dell’Ambito della Sardegna) in qualità di ente regolatore che ha sostituito l’autorità d’ambito territoriale della Sardegna.

L’EGAS sovrintende al Servizio idrico integrato, costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue. L’Ente determina e modula le tariffe per l’utenza e provvede all’affidamento del servizio” -prosegue la Consigliera azzurra

 

“Abbanoa S.p.A. è, dal 2005, il gestore del Servizio Idrico Integrato di 346 Comuni della Sardegna a seguito dell’affidamento “in house providing”.

Gli altri Comuni della Sardegna hanno una gestione diretta con proprie società di servizio idrico integrato.”

 

“L’Ente acque della Sardegna (ENAS), inoltre, è l’Ente pubblico non economico strumentale della Regione che gestisce il sistema idrico multisettoriale dell’isola.

L’acqua è un bene essenziale dal quale discendono servizi essenziali, -sostiene Alessandra Zedda- pertanto la figura dell’ente pubblico di indirizzo, controllo e partecipazione è per me fondamentale.

Si alla forma di gestione in house providing ossia l’autoproduzione del servizio compresa la vera e propria gestione pubblica. Ciò giustifica il mancato ricorso al mercato.”

 

“Ritengo che l’Unione Europea nelle norme sulla concorrenza dovrebbe abrogare qualsiasi disposizione con la quale s’intende assoggettare definitivamente l’acqua e i beni comuni alle regole del mercato e del profitto -ha rimarcato Zedda.

L’unione Europea deve evitare che la supremazia del mercato diventi regola perché la realtà dei fatti ha dimostrato il fallimento della gestione privatistica, soprattutto nel servizio idrico: aumento delle tariffe, investimenti insufficienti, aumento delle perdite delle reti, aumento dei consumi e dei prelievi, carenza di depurazione, diminuzione dell’occupazione, diminuzione della qualità del servizio, mancanza di democrazia.

L’acqua come patrimonio dell’umanità non è paragonabile a nessun’altra risorsa: non può essere oggetto di scambio commerciale di tipo lucrativo. Ciò è ancora più avvalorato in un’isola come è la nostra Sardegna.”

 

“Sempre più città, regioni e Paesi nel mondo intero stanno scegliendo di chiudere la partita della privatizzazione dell’acqua e di rimunicipalizzare i servizi riprendendo in mano il controllo pubblico sulla gestione di acqua e servizi igienico-sanitari -si legge ancora nel documento.

Ciò perché le mancate promesse degli operatori privati e la loro incapacità di anteporre al profitto i bisogni delle comunità hanno fatto venir meno l’utilizzo della risorsa pubblica.”

 

“Una tendenza che smentisce i teorici neoliberali, le istituzioni finanziarie internazionali, e la loro fiducia nella superiore efficienza ed efficacia del settore privato. E che dimostra sempre più come la rimunicipalizzazione sia una promessa credibile di un futuro migliore per i servizi idrici pubblici e per le comunità che se ne avvalgono.

In breve, la rimunicipalizzazione dell’acqua è una storia che reclama ad alta voce di essere raccontata.

È una scelta politica valida dal punto di vista sociale ed economico, per le autorità locali e le comunità da esse rappresentate. Sono a totale sostegno della liberalizzazione delle produzioni e al libero scambio, ma ciò non può avvenire per i beni e i servizi essenziali.

Non è un semplice cambiamento di titolarità della gestione del servizio; essa rappresenta anche una nuova possibilità di realizzare idee collettive di sviluppo, quali il diritto umano all’acqua e lo sviluppo sostenibile.”

 

“In altre parole -sostiene Alessandra Zedda- offre opportunità per costruire servizi idrici pubblici di qualità, socialmente utili, ecologicamente sostenibili a beneficio delle generazioni presenti e future.

Se poi si aggiunge che le reti idriche e le infrastrutture sono di proprietà degli enti locali, che la Regione ha investito ingenti risorse nella capitalizzazione di Abbanoa e nel finanziamento delle infrastrutture attraverso il piano d’ambito, sono convinta che investire nell’acqua, quale bene e servizio per promuovere lo sviluppo delle comunità e dei territori, anche a costo di sacrificare efficienza ed efficacia finanziaria, sia il percorso corretto.”

 

Zedda sostiene la “necessità non solo ottenere di procrastinare la data di scadenza della concessione ad Abbanoa S.p.A. sino al 2028, ma anche lavorare per la rimunicipalizzazione o in alternativa l’acquisizione in house providing da parte di Regione Sardegna ed Enti Locali attraverso il rispetto previsto dalle norme sulle quote di partecipazione azionaria.”

 

“La battaglia contro la privatizzazione dell’acqua è di tutti i sardi -conclude Zedda- ed è per questo che il Consiglio Regionale e la Giunta dovranno essere uniti nelle rivendicazioni nei confronti dell’Unione Europea.”

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