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REGIONALI 2024 – PD, “preoccupazione” nel Sulcis-Iglesiente per la pericolosa piega nel Campo Largo

Territorio dove il Partito Democratico guida le amministrazioni dei due capoluoghi di provincia, Iglesias e Carbonia

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CARBONIA-IGLESIAS > Un documento redatto da autorevoli esponenti del PD accende il dibattito all’interno dei Dem.

E non solo.

 

Innanzi a tutto perché l’analisi arriva da un territorio dove il Partito Democratico esprime e guida le amministrazioni dei due capoluoghi di provincia, Iglesias e Carbonia, rispettivamente con esponenti del calibro di Mauro Usai e Pietro Murittu (entrambi recordman di consenso con percentuali bulgare alle scorse consultazioni comunali).

 

In secondo luogo perché nel documento si fa apertamente riferimento in primis al metodo scelto per l’individuazione del candidato alla presidenza, Alessandra Todde (M5S), frutto di un accordo tra PD e Pentastellati benedetto da Roma, dove però da più parti si sottolinea il ruolo di sudditanza dei Dem con il rischio di alienarsi larghe fette dell’elettorato moderato del centro-sinistra.

 

Non scordiamoci infatti che Mauro Usai è stato sempre fedele alleato di Giorgio Oppi al Comune di Iglesias, capace di aprire e gestire un accordo trasversale con centristi e che tuttora amministra la città in piena sintonia con quella componente.

 

Per ultimo, ma molto importante in un’ottica di strategia futura, nella nota viene preso in considerazione il ruolo di Renato Soru e la sua “Rivoluzione gentile”.

 

Su questo aspetto concentrano l’attenzione molti e attenti esponenti politici che non trascurano i buoni rapporti tra il fondatore di Tiscali e Mauro Usai, sul quale potrebbe alla fine convergere lo stesso Soru se accettasse di fare un personale passo indietro per lasciare spazio a linfa fresca.

 

Aspetti ancora allo stato germinale ma di cui che sarebbe saggio tenerne conto.

 

D’altronde nel PD non sarebbe la prima volta che una candidata in pectore viene rimossa in corso di campagna elettorale.

 

Sono passati dieci anni esatti, era il febbraio 2014, quando Francesca Barracciu fu sostituita e al suo posto candidato Francesco Pigliaru, che vinse le elezioni sfidando Ugo Cappellacci, che perse contro ogni pronostico pur avendo, i partiti della coalizione di centrodestra, raccimolato più voti.

Una esperienza della quale la coalizione che governa attualmente la Regione dovrebbe tenere conto.

Allora fu Mauro Pili che scese in campo rompendo con il centrodestra.

Una quadro, però, perfettamente speculare oggi per il centrosinistra, con la discesa in campo di Renato Soru.

 

“La Federazione provinciale del Partito Democratico del Sulcis-Iglesiente che, nel panorama politico regionale, rappresenta il territorio in cui il Partito Democratico guida le amministrazioni dei due capoluoghi di provincia, Carbonia e Iglesias, a seguito di risultati elettorali eclatanti -si legge nel documento diffuso- considerato che il Partito Democratico della Sardegna, così come stabilito con l’Ordine del Giorno approvato il 31 ottobre u.s. dalla Direzione Regionale, ha inteso anteporre l’importanza e il valore dell’unità della coalizione sin lì costruita, al legittimo interesse del partito di concorrere per la scelta della candidatura alla Presidenza della Regione anche con propri iscritti rispondenti ai requisiti di qualità, esperienze e competenze richiamati nell’Ordine del Giorno approvato dall’Assemblea Regionale del 14 ottobre u.s.

 

“Col summenzionato Ordine del Giorno approvato dalla Direzione Regionale -prosegue la nota- è rimarcato in termini prioritari, la necessità di compiere ogni azione finalizzata alla costruzione di un’alleanza la più ampia possibile e capace di includere il Movimento 5 Stelle, le forze Progressiste, i Movimenti civici, autonomisti e indipendentisti, socialisti, liberal democratici e europeisti, per affrontare le prossime elezioni regionali del 2024 con l’obiettivo non solo di battere le destre che governano le istituzioni, ma proporre un progetto complessivo per l’isola, innovativi modelli di sviluppo sostenibile ed il ripristino della dignità della Regione Autonoma nei rapporti con lo Stato.

 

“Preso atto che il presupposto di non adottare il metodo delle primarie di coalizione per la scelta del candidato/a Presidente è stato rappresentato pubblicamente come deliberato ampiamente condiviso dalle sigle che sin dal 7 luglio scorso hanno composto il tavolo politico del centro sinistra sardo, cosiddetto “Campo Largo”, ragion per cui, proprio ai fini della massima coesione e unità della coalizione, il partito ha dapprima rinunciato all’istituto delle primarie, poi anche a contribuire con una sua proposta di candidature alla presidenza della Regione e la contrarietà manifestata da più partiti della coalizione come Liberu, +Europa, dal partito dei Progressisti e, da ultimo, dall’UPC, i quali hanno eccepito nel merito e nel metodo le modalità adottate per la scelta del candidato di coalizione e per non aver accettato di discutere le altre varie candidature emerse in seno al tavolo e il movimento riconducibile alla cosiddetta “Rivoluzione Gentile” che fa riferimento all’ex Presidente della Regione Renato Soru”.

 

“Le decisioni adottate ai fini di convergere su un unico candidato hanno sortito evidentemente l’effetto contrario, rispetto all’auspicio di salvaguardare l’ampiezza e la tenuta della coalizione e, quindi, agli obiettivi di cui al punto 3 dell’ODG approvato dalla Direzione regionale il 31 ottobre scorso -conclude il documento della Federazione del Partito Democratico- e  chiede che la Direzione Regionale valuti gli effetti conseguenti al mutamento delle condizioni politiche generali venutesi a creare all’interno della coalizione, in ragione della quale si ritiene necessario e opportuno rafforzare, anche attraverso una vasta condivisione nei circoli e nelle federazioni, lo spirito unitario della colazione”.

 

 

 

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