di Cristina Pilleddu
CAGLIARI – Manifestazione dei canapicoltori sardi ieri mattina a Cagliari, sotto il Consiglio Regionale, per chiedere un intervento decisivo da parte del Consiglio regionale e accelerare così l’iter di approvazione del testo unificato – scaturito da due proposte di legge, una del Psd’Az, l’altra del M5s – per proteggere e rilanciare la filiera produttiva. Il provvedimento, che ha già ricevuto il via libera dalla commissione Attività produttive, fatica però ad approdare in aula, per questa ragione gli agricoltori pressano per accelerare i tempi.
Il Movimento canapicoltori sardi e l’Associazione canapa sativa Italia chiedono più considerazione e tutela per un settore che nell’isola conta centinaia di aziende agricole, ma che è afflitto da mille cavilli burocratici e tartassato da una normativa nazionale poco chiara, che ha portato all’intensificazione dei sequestri e ai problemi giudiziari che parecchi imprenditori hanno dovuto affrontare negli ultimi mesi.
Come ha dichiarato all’Agenzia Dire, Massimo Cossu, presidente dell’Associazione canapa sativa Italia: “In Sardegna, contrariamente a quanto succede in altre Regioni italiane, non possiamo lavorare il prodotto”. La canapa è normata da due leggi nazionali, la 242 e la 309, ma proprio da queste scaturiscono le difficoltà: quando si va a fare lavorazione sul fiore, automaticamente scatta la produzione di stupefacente. Calcolare la quantità di THC, la sostanza psicotropa, su tonnellate di piante però non ha senso, “e questo paradosso causa prima di tutto un deprezzamento del prodotto, oltre alle azioni penali a danno di molte aziende”.
In sostanza, “si sta mettendo in ginocchio un settore che in Sardegna ha potenzialità enormi, in termini di qualità e quantità, ed è in continua crescita. Naturalmente anche la filiera della canapa deve definirsi in maniera più chiara, ma è tempo che le norme escano da quest’ambiguità. Ecco perché è fondamentale una legge regionale che faccia finalmente chiarezza sulla coltivazione e la commercializzazione”.
