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AGRICOLTURA – Ritirato il Regolamento sull’uso dei fitofarmaci

Le attuali proteste del mondo agricolo fermano il Regolamento comunitario

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Di Salvatore Loriga

Il “Green Deal” segna un ulteriore arretramento rispetto alle intenzioni iniziali, con la Presidente Ursula von der Leyen che proprio l’altro giorno ha annunciato al Parlamento europeo il ritiro del Regolamento che mirava a ridurre l’utilizzo di fitofarmaci in tutta l’Unione Europea.

 

«I nostri agricoltori – ha poi commentato la von der Leyen – meritano di essere ascoltati. So che sono preoccupati per il futuro dell’agricoltura e per il loro futuro. Ma sanno anche che l’agricoltura deve passare a un modello di produzione più sostenibile, in modo che le loro aziende rimangano redditizie negli anni a venire».

 

Il Regolamento sull’uso sostenibile dei fitofarmaci (SUR), presentato per la prima volta nel giugno 2022 con l’ambizioso obiettivo di dimezzare l’uso dei fitofarmaci entro il 2030, con il divieto totale al loro utilizzo nelle aree sensibili, come i siti Natura 2000, ha oramai le ore contate.

 

Già respinto dal Parlamento nel 2023, il Regolamento ha avuto un percorso travagliato con un blocco totale nei negoziati con gli Stati membri, a dimostrazione di una scarsissima volontà politica locale, alla sua applicazione.

 

Ritiro che arriva, stranamente, proprio durante le attuali proteste del mondo agricolo e che stanno interessando tutta l’Europa, anche se le reazioni più accanite si hanno, come spesso avviene in questi casi, in Francia ed in Germania.

 

Da noi, in Italia, si plaude al ritiro, perché le conseguenze negative sarebbero state tantissime, sia per gli agricoltori, costretti a produrre senza potersi difendere in maniera adeguata, ma anche per i cittadini/consumatori, che avrebbero dovuto utilizzare prodotti provenienti da paesi terzi, extraeuropei, che non hanno certamente gli stessi standard di sicurezza alimentare nostri.

 

Il ritiro ha pure dimostrato che, quando si fanno leggi e regolamenti, bisogna sempre ascoltare le esigenze di lavora e produce nei campi, non solo di chi sta dietro ad una scrivania.

 

Adesso sarà compito della prossima legislatura europea intervenire, aprendo anche vero tavolo di confronto con le parti, per arrivare ad un risultato condiviso, tra le esigenze degli agricoltori e la sicurezza alimentare per i cittadini europei.

 

L’Italia, o meglio i suoi futuri rappresentanti nel Parlamento Europeo dovranno stare molto attenti.

 

Ricordiamoci che ci contendiamo con la Francia il ruolo di principale produttore di vino, a livello mondiale, e di derivati di pomodoro in Europa e che, con questa politica, lontana dalle realtà delle imprese e dei consumatori, noi saremo la Nazione più danneggiata.

 

Una assurdità che legata perfino al vincolo di lasciare i terreni incolti, 4% della superficie oltre i 10 Ha di seminativo per adesso, minaccia seriamente la capacità produttiva della nostra agricoltura, favorendo invece le importazioni dall’estero di prodotti alimentari, che non rispettano le stesse regole di quelli europei, specie in materia di sicurezza alimentare, ambientali e, come sovente sotto gli occhi di tutti, il rispetto dei diritti dei lavoratori.

 

Ecco che diventa fondamentale l’inserimento, strano ma ancora non lo è, del criterio di reciprocità delle regole produttive.

 

Certamente bisogna ridurre l’utilizzo dei fitofarmaci, ma c’è modo e modo, cercando e trovando alternative valide, sia sotto il profilo tecnico, ma anche economico.

 

Vedasi i premi per l’Agricoltura integrata e biologica che compensano economicamente la minor produzione.
Ma la soluzione può arrivare benissimo anche dalla genetica, con sempre più piante resistenti alla fitopatie, vedasi quello che è già stato fatto per la vite e che garantirebbe una agricoltura sostenibile e produttiva, ossia a con una capacità di produzione a ridotto impatto ambientale.

 

Siamo solo agli inizi, ma bisogna tenere alta la guardia, ne va della nostra sicurezza alimentare e del reddito di chi lavora nel settore primario.

 

 

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