ROMA > “La sua fine Γ¨ stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perchΓ© egli ne aveva giΓ descritto, nella sua opera, le modalitΓ squallide e atroci, dissimile perchΓ© egli non era uno dei suoi personaggi, bensΓ¬ una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile.”
Con queste parole Alberto Moravia ricordava Pier Paolo Pasolini, della cui morte, avvenuta all’idroscalo di Ostia il 2 novembre 1975, oggi ricorre il cinquantesimo anniversario.
A mezzo secolo dai fatti di una vicenda dai contorni ancora non del tutto chiari, peraltro in perfetta sintonia con i tanti “misteri” del nostro Paese, in un’Italia, l’odierna, lontana anni luce da quella a cavallo tra i ’60 e ’70, la figura di Pasolini Γ¨ prepotentemente di grande attualitΓ , foriera di molte delle dinamiche di potere di cui oggi vediamo e subiamo le drammatiche evoluzioni, sia in ambito locale sia nel panorama internazionale.
Che le due sue ultime opere siano state il film “SalΓ² o le 120 giornate di Sodoma” (metafora dell’anarchia del potere perchΓ© come lui stesso affermava “nulla Γ¨ piΓΉ anarchico del potere, il potere fa praticamente ciΓ² che vuole e ciΓ² che il potere vuole Γ¨ completamente arbitrario”) e il suo romanzo rimasto incompiuto “Petrolio” (con allegorie e allusioni al contesto politico-economico-finanziario dell’epoca con lβomicidio di Enrico Mattei, lβEni, le mire della Loggia P2), piΓΉ che una strana coincidenza appaiono quasi come un’ulteriore conferma della profonda e sottile capacitΓ di Pasolini di vedere “oltre”, avanti, di penetrare nelle pieghe e negli oscuri meandri del “potere” e a ciΓ² che quest’ultimo ambisce per riciclarsi, contestualizzarsi e rimanere infine immutabile e immutato nel tempo.
Le manifestazioni che oggi commemoreranno la figura e il lascito artistico e morale di Pier Paolo Pasolini sono innumerevoli, se si tiene conto della sua monumentale ereditΓ che spazia dal cinema alla letteratura, dalla poesia alla musica, dal teatro alla pittura.
Lungometraggi – Da “Accattone” del 1961 a “SalΓ²” del 1975, passando per capolavori come “Mamma Roma” (1962), “Il Vangelo secondo Matteo” (1964), “Uccellacci e uccellini” (1966), ed ancora “Edipo Re” (1967), “Medea” (1969) e la cosiddetta “Trilogia della vita” inaugurata con “Il Decameron” (1971) e proseguita con “I racconti di Canterbury” (1972) e completata da “Il fiore delle mille e una notte” (1974). Tra i cortometraggi il documentario “12 dicembre” , controinformazione sulla strage di piazza Fontana e sulla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli.
Come poeta debutta con “Poesie a Casarsa” del 1942. Seguiranno altri 19 volumi di versi, tra cui “La meglio gioventΓΉ” (1954), “Le ceneri di Gramsci” (1957),Β “L’usignolo della Chiesa Cattolica” (1958), “La religione del mio tempo” (1951), “Poesia in forma di rosa” (1954). Altri sette volumi vedranno la stampa dopo la sua morte.
Nella narrativa ricordiamo “I ragazzi di vita” (1955), “Una vita violenta” (1959), “L’odore dell’India” (1962), “Teorema” (1968) e il giΓ citato “Petrolio”, suo ultimo romanzo, rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1991.
Innumerevoli i suoi contributi come sceneggiatore. Oltre ai film da lui diretti, molti dei quali scrisse anche la sceneggiatura, ricordiamo “Le notti di Cabiria” (1957), film di Federico Fellini.
Teatro –Β Le tragedie “Pilade” (1967), “Affabulazione” (1969) e “I Turcs tal FriΓΉl”, un’opera teatrale drammatica scritto in friulano andata in scena nel 1976.
Pier Paolo Pasolini Γ¨ stato, inoltre, autore di testi di canzoni di musica leggera interpretate da noti interpreti. “Il soldato di Napoleone” (1962) cantata da Sergio Endrigo, “Uccellacci e uccellini” (1967) e “Cosa sono le nuvole” (1967) interpretate da Domenico Modugno e ancora “Cristo al mandrione” cantata da Gabriella Ferri e pubblicata nel 1997. Due i testi scritti a quattro mani con la poetessa Dacia Maraini, “I ragazzi giΓΉ nel campo” e “C’Γ¨ forse vita sulla terra?” (1974) interpretate da Daniela Davoli.
Nella foto Pier Paolo Pasolini e Aldo Moro (all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri) al Festival di Arte Cinematografica di Venezia nel 1964 alla presentazione del film “Il Vangelo secondo Matteo”
