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USA, Russia, Europa e Cina: il nuovo equilibrio globale tra negoziati, alleanze e sfide economiche

NOTIZIE DAL MONDO - Un riepilogo ragionato delle notizie del mondo

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Di Nicola Rubiu

USA-RUSSIA, CONTINUA IL NEGOZIATO

 

Al centro della tattica negoziale che Washington ha deciso di intraprendere ora con l’apertura diplomatica a Mosca vi è la volontà americana di congelare il conflitto in Ucraina al fine di allontanare la Russia dalla Cina. Agli occhi infatti degli apparati statunitensi questi ultimi decenni hanno prodotto un pericoloso avvicinamento tra i due sfidanti dell’egemonia a stelle e strisce nel mondo di cui appunto gli Stati Uniti si sono accorti probabilmente tardi o che hanno sottovalutato, senza non a caso aspettarsi un azzardo da parte del Cremlino quale è stato invadere l’Ucraina stessa. Donald Trump vuole quindi dare una seconda possibilità a Putin, sapendo delle difficoltà che sta attraversando la Russia, sia per come è stata condotta la guerra contro Kiev, sia e soprattutto perché Mosca si è trovata cosí a chiedere soccorso a Pechino, pertanto dimostrando la sua subalternità nei confronti del gigante asiatico, il quale pretenderà gas a prezzo scontato e materie prime per irrobustire la propria forza nella competizione con gli Stati Uniti, scenario infernale per la stessa Russia, che rischia cosí di trovarsi schiacciata nella sfida tra colossi. Il segretario di Stato Marco Rubio ha infatti parlato di «cooperazione geopolitica ed economica» con la conclusione della guerra in Ucraina: stop quindi alle sanzioni e via libera ad investimenti diretti americani.

 

EUROPA, GRUPPO NB8: KIEV VA SUPPORTATA CONTRO MOSCA

 

Il modo con cui americani e russi stanno conducendo il negoziato e non ultime le dichiarazioni di Donald Trump riguardo la condotta del presidente ucraino Zelensky durante il conflitto hanno letteralmente scosso i paesi scandinavi e baltici, già riunitisi nel gruppo NB8 a seguito della conferenza di Monaco per esprimere la propria posizione diplomatica: l’Ucraina deve poter prevalere contro la Russia; le nazioni dell’NB8 aumenteranno il proprio sostegno nei suoi confronti e ne difendono l’integrità territoriale; Kiev e l’Europa devono essere coinvolte nel processo di pace. Affermazioni ribadite tra l’altro anche a Parigi, appuntamento organizzato da Macron il 17 febbraio e a cui ha partecipato solo Copenaghen, designata portavoce dal gruppo NB8 stesso. Secondo infatti gli scandinavi e in generale l’intera Europa nordica, la Russia rimane la principale minaccia storica del continente, da arginare a ogni costo, cioè sostenendo l’Ucraina e riarmandosi attraverso non la creazione di un esercito comune europeo bensí all’interno del solo contesto dell’alleanza atlantica, vero bastione contro Mosca. Da cui l’annuncio di un «fondo di accelerazione» del riarmo di 50 miliardi di corone danesi, di fronte anche alla possibilità che «gli Usa non rimangano ingaggiati in Europa», non solo: la Finlandia ha confermato la vera pace é un’Ucraina «sovrana che possa richiedere l’ingresso nella Ue e nella Nato», mentre la Russia rimane «una grave minaccia alla sicurezza di lungo termine».

 

USA, TRUMP: NUOVO MEMORANDUM CONTRO PECHINO

 

La Casa Bianca ha indirizzato, su ordine di Donald Trump e a tutte le amministrazioni americane, un nuovo memorandum dal titolo “America First Investment Policy” in cui si rende nota la strategia con cui gli Stati Uniti intendono attrarre a se investimenti da alleati e partner vari in tutto il mondo per creare ricchezza e posti di lavoro in America. Apertura quindi agli amici e chiusura nei confronti della Cina, in modo da impedire quanto più possibile l’accesso per Pechino al mondo economico e tecnologico occidentale, dal settore civile e militare in quanto dual use alla revisioni di accordi in ambito WTO e fiscale. Al centro pertanto la supervisioni di investitori e investimenti da e verso gli Stati Uniti. “Questo memorandum non è destinato, e non crea, alcun diritto o beneficio, sostanziale o procedurale, applicabile per legge o in equità da qualsiasi parte nei confronti degli Stati Uniti, dei suoi dipartimenti, agenzie o entità, dei suoi funzionari, dipendenti o agenti o di qualsiasi altra persona”, chiaro segnale di minaccia alla Cina. Washington è decisa ad utilizzare tutti gli strumenti legali e finanziari a sua disposizione per bloccare definitivamente le possibilità che Pechino sfrutta attraverso il commercio per estrapolare dal sistema americano informazioni e soprattutto conoscenze hi-tech utili al suo rafforzamento in quanto potrebbero finire in campo militare. Il documento indica infatti il “Comitato per gli Investimenti Esteri negli Stati Uniti” (Cfius), volto a limitare gli investimenti da parte di persone ed entità affiliate alla Prc in settori strategici come tecnologia, infrastrutture critiche, sanità, agricoltura, energia, materie prime, con particolare attenzione a terreni agricoli e  immobili rafforzarzando l’autorità del Cfius sui cosiddetti “greenfield investments”. La nuova amministrazione americana infatti vorrebbe porre al centro dei prossimi dibattiti del Congresso la revisione, per sospendere o terminare del tutto, la Convenzione fiscale tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese del 1984, in quanto l’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, ha portato alla deindustrializzazione degli Stati Uniti e alla modernizzazione tecnologica dell’esercito della Repubblica popolare.

 

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