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Ucraina al centro, Cina in ascesa: le mosse di Mosca e l’Occidente in cerca di equilibrio

NOTIZIE DAL MONDO - Un riepilogo ragionato delle notizie internazionali

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Di Nicola Rubiu

SHANGHAI, AL VIA IL 25° VERTICE SCO
Ha avuto luogo presso Tianjin il 25° vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), con la partecipazione di Russia, India, Iran, Pakistan e altri Paesi dell’Asia centrale. Il leader cinese Xi Jinping ha ricordato come i tempi della guerra fredda, quando cioè il mondo era notoriamente diviso in due blocchi ben contrapposti, sia ormai finito, e quanto sia pertanto fondamentale archiviare tale prospettiva costruendo una versione alternativa alla Banca Mondiale a guida americana, ossia attraverso la nascita di una banca di sviluppo, che dovrebbe nascere con un fondo di oltre 2 miliardi di yuan in aiuti e 10 miliardi in prestiti per i successivi tre anni. Lo stesso Xi ha poi affermato che Pechino è pronta a porre in essere in progetti comuni su energia e digitale, tecnologia e quindi anche intelligenza, mirati tra l’altro ad attrarre persone da tutto il mondo tramite l’implementazione di esperienze di studio e programmi formativi. La partecipazione di Vladimir Putin è peró quella che ha destato piú curiosità; il presidente della Federazione russa infatti ha accusato l’Occidente di aver provocato Mosca fino a far scoppiare la guerra in Ucraina, accennando il presunto sostegno americano al “colpo di Stato” del 2014 e i tentativi di portare già allora Kiev nella Nato, ribadendo che la fine del conflitto ci sarà solo quando alla Russia verranno riconosciute le sue richieste negoziali, promettendo di rafforzare l’asse con Cina e India. Non a caso, il premier indiano Narendra Modi, tornato in Cina dopo sette anni dalla sua prima visita, incontrato il presidente cinese, ha ribadito la necessità di rapporti più frequenti con Pechino e la volontà di arrivare ad una pace con la Cina dopo i numerosi scontri al confine tra i due Paesi.
UCRAINA, OK DEL CONGRESSO USA A NUOVI AIUTI MILITARI
Il Congresso americano ha licenziato una nuova vendita di armi all’Ucraina per 825 milioni di dollari. Tali aiuti consistono di ben 3.350 missili a lunga gittata, unità Gps, ricambi dei mezzi di combattimento e di trasporto e non meno importante la formazione del personale sul campo. Ma non solo: ad aver partecipato a un cosí grande finanziamento non è stato solo il parlamento americano, ma anche Danimarca, Paesi Bassi e Norvegia, i quali sono intervenuti in favore di Kiev per facilitare da parte di quest’ultimo l’acquisto appunto dei nuovi armamenti. Il via libera arriva proprio quando Mosca continua i suoi attacchi, non curandosi delle trattative appena concluse e soprattutto della scadenza dell’ennesimo ultimatum di Donald Trump, il quale aveva minacciato dopo il vertice con Putin in Alaska che avrebbe atteso fino al 1° settembre, ossia dando disponibilità per il dialogo con Mosca fino a tale data, compreso un negoziato tra lo stesso Putin e Zelensky. A prova del fallimento dei negoziati, gli attacchi da parte sia dei russi sia degli ucraini si sono intensificati: in questi giorni infatti la Russia ha lanciato circa 540 munizioni con droni kamikaze e oltre 45 missili su diversi distretti e provincie ucraine, bloccando infrastrutture ferroviarie e industriali intorno a Dnipro e Zaporižžja. Per rispondere, le forze ucraine hanno colpito alcune impianti petroliferi presso Krasnodar e Syzran’ compresa una stazione di pompaggio di gasolio nella regione russa di Bryansk, primaria per rifornire l’esercito.
PECHINO, PARATA MILITARE MESSAGGIO A WASHINGTON
Proprio in queste ultime ore, la Repubblica popolare cinese ha inaugurato un’ingente parata militare per ricordare la fine dell’occupazione giapponese tra le due guerre mondiale, iniziata nel 1937 con l’invasione della Manciuria, evento storico dirimente nella storia tanto nipponica quanto sinica. Occasione però non solo per tale commemorazione, ma anche e specialmente per dimostrare ad alleati e rivali (chiaro riferimento a Nato e Stati Uniti in primis) che la potenza cinese, dopo anni di preparazione e spese gigantesche nell’ambito della difesa, è ormai sinonimo di deterrenza, capace cioè di intimorire chiunque intenda minacciare le aspirazioni globali dei mandarini. A tale evento hanno infatti partecipato diversi leader asiatici, ossia quelli che oggi rappresentano i Paesi del “Sud globale”, più Russia e Corea del Nord. Oltre però al mero piano mediatico, volto appunto ad atto di dimostrazione che metta in risalto la presunta unione di intenti di Paesi che storicamente in realtà non sono mai andati d’accordo, ma che oggi si parlano avendo un avversario in comune (Washington), il messaggio che Pechino ha voluto inviare al mondo, americani compresi, è più sottile. La guerra in Ucraina deve volgere al termine, agli occhi degli statunitensi, per staccare i russi dai cinesi, ovvero che Mosca, accettando un cessate il fuoco, inizia a dialogare con gli Stati Uniti, di modo che a Pechino venga meno una risorsa fondamentale per fare peso contro gli occidentali. La partecipazione alla parata, esattamente come la presenza di Xi a Mosca per la celebrazione della vittoria russa nel 1945, segna due cose: la totale contrarietà cinese a questo tentativo da parte degli americani, e che, al di la di tutto, la fine del conflitto ucraino vedrà comunque la presenza dei cinesi tanto nel negoziato quanto successivamente proprio in Ucraina, che quindi il legame che segna la collaborazione tra Mosca e Pechino è ormai avviata e che difficilmente – questo credono i mandarini – Mosca accetterà di abbandonare nonostante le lusinghe di Washington.
PARIGI, VOLENTEROSI PRESENTANO A KIEV IMPEGNI CONCRETI
Si sono riuniti a Parigi i trenta leader dei Paesi aderenti alla “coalizione dei volenterosi” per chiarire le guarentigie di sicurezza con cui proteggere l’Ucraina dopo il tanto auspicato cessate-il-fuoco con la Federazione Russa. A presiedere il vertice, insieme al presidente ucraino Zelensky, sono stati il presidente francese Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte. Dopo numerosi tentennamenti e incertezze a riguardo, i paesi europei coinvolti hanno confermato impegni concreti sul piano militare, dalle infrastrutture alla formazione del personale. Da tale incontro infatti è stata ufficializzata una “forza di rassicurazione” che dovrebbe contare, stando alle prime informazioni, 30 mila soldati da affiancare alle difese ucraine lungo la linea di confine con le regione annesse dalla Russia, e che non entreranno a far parte di eventuali missioni di peacekeeping, dal momento che si tratterà comunque di forze messe a disposizione esclusivamente sul suolo ucraino: resta però da comprendere se ci sarà o meno l’appoggio centrale di Washington, fondamentale per determinare se tale impegno sia realistico o no. Non si sono fatte attendere le parole di Vladimir Putin, il quale infatti, impegnato a prendere parte alla mastodontica parata militare a Pechino, è voluto intervenire ricordando che Mosca non rimarrà a guardare: sia pure ora disposta al negoziato, nel caso in cui non ci siano progressi, la guerra continuerà, escludendo qualsiasi forma di adesione di Kiev alla Nato.

 

 

 

 

 

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