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Tra accordi strategici e venti di pace in Medio Oriente, la Russia avanza in Ucraina

NOTIZIE DAL MONDO - Un riepilogo ragionato delle notizie internazionali

Notizie dal Mondo

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Di Nicola Rubiu

MEDIO ORIENTE, NUOVO ACCORDO RUSSIA-IRAN

Poco tempo dopo l’ annuncio del piano di pace da parte di Trump e Netanyahu a Washington per risolvere il conflitto a Gaza, l’incontro tra Mosca e Teheran ha portato quasi simultaneamente alla firma di un trattato di partnership strategica globale tra i due. Si tratta più precisamente di un patto dalla durata ventennale; vi erano stati già forti segnali di avvicinamento a inizio anno, ragion per cui l’accordo raggiunto è stato definito dal ministro degli Esteri russo una “pietra miliare” nella storia della diplomazia dei due paesi. Certo i rapporti tra Russia e Iran non sono sempre stati positivi, per quanto a momenti di attrito si siano sostituiti ove necessario momenti di dialogo, eppure tale documento risulta chiaramente di notevole interesse per far convergere i rapporti tra questi due soggetti eurasiatici, non fosse altro anzitutto per lo stesso astio rivolto contro gli Stati Uniti. Cosa prevede il trattato? Non una difesa comune, bensí esercitazioni militari congiunte e il divieto di entrare al fianco di un aggressore qualora uno dei due venisse attaccato, un piano concordato di gestione delle sanzioni che sono state inflitte dagli USA ad entrambi cosí come piani energetici che vedono la costruzione di impianti nucleari, pare, per fini non bellici. Non dovrebbe infatti risultare difficile tanto per Mosca quanto per Teheran collaborare sul piano energetico: è in fase di avanzamento dei lavori il progetto del Corridoio di trasporto internazionale Nord-Sud (Instc), per cui l’Iran ha già posto in essere ben 34 chilometri per la costruzione della linea ferroviaria Rasht-Astara, la quale è parte della più ampia ferrovia di circa 162 chilometri che la Repubblica Islamica intende acquistare entro la primavera 2026 e che serve a collegare la parte occidentale del corridoio sopra ricordato per collegare San Pietroburgo a Mumbai. Al di là del costo totale, che aggira su 1,6 miliardi di euro e che pesa soprattutto su Mosca, la ratio di tale impresa infrastrutturale ricalca la strategia moscovita di creare un ponte col Medio Oriente per schermare possibili ingerenze straniere lungo il Caucaso.

MEDIO ORIENTE: HAMAS FRENA SU FIRMA ACCORDO DI PACE

Nonostante le roboanti parole di ottimismo da parte di Israele ma soprattutto da parte americana circa il piano che, se approvato dalle controparti arabe, dovrebbe concludere le ostilità a Gaza, Hamas esprime già ora non poche perplessità a riguardo. Oltre infatti il ricambiato entusiasmo da parte semitica, quali sono ora i dubbi che frenano la totale approvazione del piano per i palestinesi? Anzitutto il fatto che il contenuto che racchiude i venti punti risulta vago, specialmente perché non vi si rintracciano scadenze concrete, dunque privo di garanzie di sicurezza territoriali, con riferimento a Gaza e Cisgiordania, ma non solo: mentre Hamas ragiona sulla proposta sostenuto dalla Turchia, Israele continua i suoi attacchi lungo la Striscia, fatto centrale agli occhi proprio di Hamas, il quale frena sulla firma di un cessate il fuoco in virtù del fatto che si parla di ritiro delle truppe gerosolimitane senza specificare peró quando. E ancora: Trump ha annunciato la gestione amministrativa del territorio da parte di una entità internazionale ad hoc ma senza i palestinesi, che temono le continue incursioni dei coloni che potrebbero comunque verificarsi anche dopo la fine dei combattimenti. Niente di certo, cosí come pure l’esistenza dello stesso Hamas, in quanto profondamente diviso al suo interno, specialmente ora e nel caso in cui si raggiungesse l’accordo, venendo meno la ragione della lotta armata, cosa che risulterebbe ai suoi sostenitori come la firma di una resa allo Stato ebraico. A complicare il tutto il ruolo dei paesi arabofoni della regione. Per quanto disposti a parole alla fine delle ostilità, tale moralismo è facilmente superato dagli interessi nella regione. Se infatti per Riyad e Abu Dhabi è ormai arrivata l’opportunità per stringere i rapporti con Washington e garantirsi un ruolo di mediazione nella Striscia anche per il dopo accordo, l’Egitto mira a ridurre il flusso dei profughi da Gaza per evitare presenze terroristiche che potrebbero minacciare la stabilità del suo governo, che – ricordiamolo – nasce proprio da un colpo di Stato ordito contro lo sponsor di Hamas, ossia la Fratellanza Musulmana, tra l’altro filo turca. Ziad al-Nakhalah, segretario generale della Jihad islamica palestinese, ha annunciato: “Israele sta cercando di ottenere dagli Stati Uniti ciò che non è riuscito a ottenere con la guerra. L’annuncio americano-israeliano sembra una ricetta per un’esplosione regionale”. Probabilmente dietro l’accordo tra Trump e Netanyahu si nascondono altri piani che vedono la fine delle ostilità come un nuovo scenario in cui preparare un’ulteriore escalation contro l’Iran, vero problema securitario della regione.

ELEZIONI MOLDOVA, SARÀ UNA LEGISLAZIONE FILO EUROPEISTA

Il Partito di azione e solidarietà (Pas), uscito vincente dalla elezioni in Moldova, ha visto ripagati gli sforzi degli ultimi anni per ottenere il consenso della popolazione ad una visione filoeuropeista. Il 28 settembre infatti la già presidente Maia Sandu ha trionfato con il 50,2% dei voti ottenendo cosí la maggioranza dei seggi nel parlamento monocamerale (55 su 101). Al centro della legislatura ci sarà il tanto acclamato e auspicato avvicinamento all’Unione Europea, soprattutto ora data la favorevole congiuntura politica di una maggioranza forte tra l’altro del fatto che il principale partito di opposizione “Blocco elettorale patriottico” (Bep) ha subìto una sconfitta davvero pesante. Solo infatti un cittadino su quattro (dunque uno scarso 24,17%) ha espresso un voto a favore dell’ex capo di Stato filorusso Igor Dodon. Nonostante il suo partito abbia vinto nei collegi settentrionali, quali i distretti territoriali di Gagauzia e in Transnistria, non è bastato per ottenere il governo della Bessarabia. Come infatti ricordato in precedenza, a fare la differenza al momento del voto sono stati i voti dell’estero, non la circoscrizione elettorale, ragion per cui, nella piccola regione rumenofona, ha svolto un ruolo centrale non il carisma del candidato o il suo programma elettorale bensí l’essere stati sostenuti da fazioni apertamente filoeuropee.

UCRAINA, CENTRALE ZAPORIŽŽJA SOTTO CONTROLLO RUSSO

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha annunciato un nuovo accordo da 90 miliardi di dollari con gli Stati Uniti per la compravendita di nuovo materiale militare. Intanto l’offensiva russa non si ferma; nell’ultimo periodo le varie incursioni nel distretto di Zaporižžja hanno permesso a Mosca di controllare la celebre centrale nucleare, ora quindi in mano all’esercito, e che viene alimentata solo con soli generatori diesel per mantenere continuo quantomeno il raffreddamento dei reattori, al fine di tenere attiva almeno quella linea elettrica del fronte, a maggior ragione dopo che i bombardamenti ucraini sono riusciti a distruggere l’ultima in funzione. Numerose le preoccupazioni per eventuali disastri ambientali e radioattivi, data la prossimità e la violenza degli attacchi. Epperò, forti ora del controllo pressochè totale di Zaporižžja, le forze russe hanno colpito Kiev e i distretti ucraini intorno utilizzando ben 595 munizioni con droni kamikaze e 48 missili balistici, registrando probabilmente uno degli attacchi più incisivi dal febbraio 2022.

 

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