NEWSARDE.IT Il quotidiano online della Sardegna

Logo Newsarde
Home Esteri Scenari globali in transizione: tregue fragili, alleanze in crisi e nuovi mediatori

Scenari globali in transizione: tregue fragili, alleanze in crisi e nuovi mediatori

NOTIZIE DAL MONDO - Un riepilogo ragionato delle notizie del mondo

Notizie dal Mondo

CONDIVIDI

Di Nicola Rubiu

RUSSIA – USA, OK PRIMO CESSATE IL FUOCO

Dopo quasi tre anni e mezzo di combattimenti la Russia ha accettato, insieme all’Ucraina, la richiesta americana di una tregua di trenta giorni incentrata sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. Tale accordo arriva a seguito della telefonata tra Cremlino e Casa Bianca tenutasi il 18 marzo. È bene peró precisare che lo stop ai raid mirati a obiettivi energetici è solo la cornice di un più ampio puzzle che, se da un lato vede un primo avvicinarsi di russi e americani, dall’altro non è per niente detto si riesca a completare, che cioè le trattative raggiungano alla fine il tanto anelato e definitivo cessare il fuoco per la fine – si pensa – di questo anno. Soprattutto da parte russa vi è ancora poca fiducia nei confronti dell’interlocutore statunitense, dal momento che si teme il possibile cessate il fuoco come momento da sfruttare a favore degli americani per riarmare gli ucraini contro appunto i russi, cosí come le “sfumature” citate dal presidente russo come punti da chiarire, ovvero le condizioni avanzate e per ora senza risposta; secondo infatti Mosca un aspetto non ancora definito da Washington sarebbe la questione dei soldati di interposizione da dispiegare lungo quello che dovrebbe essere il nuovo confine che dividerà Russia e Ucraina e segno pertanto di una zona priva di sovranità territoriale, idea paventata dagli europei e che vede Mosca stessa completamente contraria. Un’altra questione su cui la Russia insiste è la richiesta di interrompere gli aiuti militari a Kiev, fondamentale per Mosca essendo tale richiesta prodromo alla neutralità dell’Ucraina. Nella mente dei diplomatici russi i negoziati con gli americani servono sostanzialmente a ottenere quanto non è stato possibile raggiungere con le armi dal Febbraio 2022, portando ora sul tavolo la forza militare e di conseguenza i rapporti di forza a proprio vantaggio nei confronti degli ucraini. Lo scopo rimane pertanto quello: bloccare la Nato ricostituendo fin quanto possibile una sferza di influenza e cuscinetto.

ASIA,  ANCORA TENSIONI IN GIAPPONE, COREA E FILIPPINE

Lunedì il Senato delle Filippine ha annunciato che indagherà sull’arresto e sulla consegna dell’ex presidente Rodrigo Duterte alla Corte penale internazionale (Cpi). La notizia si collega direttamente allo scontro ancora in corso tra le famiglie Duterte e Marcos, a pochi mesi dalle elezioni; mentre infatti Ferdinand Marcos Jr. è il presidente delle Filippine, Sara Duterte è stata vicepresidente ma sotto impeachment. Per la prima volta infatti, cosa mai successa nella storia del Paese, un ex capo di Stato asiatico viene incriminato dalla Corte penale internazionale. Non solo, anche in Giappone si sta assistendo a scenari dove l’opinione pubblica è in ebollizione, perché il primo ministro Shigeru Ishiba sarebbe al centro di uno scandalo legato alla distribuzione di buoni regalo ai parlamentari liberaldemocratici neoeletti. Continuando, oltre 40 mila manifestanti coreani hanno marciato contro il presidente Yoon Suk-yeol, e molti conservatori hanno protestato in piazza contro la messa in stato d’accusa del presidente a seguito del tentato colpo di Stato dello scorso dicembre. Quel che però accomuna questi tre paesi è il fatto non solo di essere asiatici, ma per di più si configurano dall’ultimo dopoguerra come tre democrazie alleate degli Stati Uniti e oggi profondamente in crisi. Se da un lato le tensioni nelle Filippine segnano la divisione politica tra una parte che vuole rimanere ancorata a Washington e l’altra che invece vorrebbe esplorare possibilità di dialogo con la Cina, dall’altra Giappone e Corea del Sud vivono un momento di crisi strutturale che vede indebolire la loro coesione interna, segnata da una crisi demografica senza precedenti – in Giappone soprattutto – proprio ora che il loro vicino e nemico storico, chiaramente la Cina, tenta la sua ascesa egemonica. Certo Corea del Nord, Russia e Cina assistono a tutte queste tensioni nella speranza che il fronte creato dagli Stati Uniti a partire dall’amministrazione Obama si indebolisca sempre di più in loro favore. Se protratte nel tempo, simili situazioni rischiano di ridurre la capacità di coordinamento tra alleati, compromettendo alleanze come il Quad e accordi trilaterali o di investimento nella Difesa.

AFRICA, DOHA MEDIATORE IN CONGO

Il blitz del Qatar sul conflitto nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) rappresenta a oggi il tentativo più concreto per raggiungere la sospensione delle ostilità, anzitutto perché è stato firmato da entrambe le parti (Kinshasa e Kigali), e poi perché arriva a seguito di un incontro al vertice tra le delegazioni interessate (Félix Tshisekedi e Paul Kagame), con appunto l’obiettivo di raggiungere un cessare il fuoco duraturo. Per valorizzare il proprio peso negoziale Doha non ha mancato infatti di ricordare il ruolo giocato nella regione quale finanziatore di numerose attività in Ruanda, come ad esempio l’acquisto del 49% della compagnia di bandiera (RwandAir) e il finanziamento al 60% del progetto per la costruzione del nuovo aeroporto di Kigali, motivo per cui il presidente Kagame ha accettato di sedersi con la controparte pur rimanendo fuori dal conflitto militare. Resta però ancora da chiarire se le milizie congolesi accetteranno di deporre le armi e come evolveranno le trattative tra Ruanda e Rdc, sapendo che si tratta appunto di un cessate il fuoco, non di un definitivo accordo di pace, nonostante il fondamentale apporto del Qatar.  Per il momento, la mediazione-lampo di Doha conferma la solidità della strategia del “mediatore mondiale” adottata dal Qatar. Quel che sta emergendo peró nello scenario africano e in generale mondiale è il ruolo di Doha quale mediatore buono per tutte le stagioni, quali la tregua a Gaza e ora il coinvolgimento in Congo. L’emirato punta a divenire centrale negli equilibri africani, insieme ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nel continente. Ma non solo: questi ultimi accadimenti segnano l’incapacità di azione politica dell’Unione Africana, priva delle risorse finanziarie e della credibilità quale attore terzo e mediatore.

CONDIVIDI

Cerca

Articoli recenti