LUSSEMBURGO > Come previsto, la pesante tegola del “Pfizergate” si è abbattuta sulla testa della Presidente della Commissione europea, Ursula von Der Leyen.
Il Tribunale Ue ha ritenuto illegittimo il rifiuto di concedere l’accesso ai messaggi che la von Der Leyen e il ceo di Pfizer, Albert Bourla, si scambiarono durante la stesura del contratto per l’acquisto dei vaccini anti Corona-Virus; sms che, guarda caso non sono mai stati resi di dominio pubblico.
Bisogna riconoscere che senza la strenue battaglia per la trasparenza degli atti, condotta dall’autorevole quotidiano New York Times, oggi non saremmo giunti a questo risultato, che rischia di pregiudicare il futuro politico e giudiziario della Presidente UE.
La pronuncia del Tribunale di Lussemburgo non obbliga la von Der Leyen a rendere pubblici gli sms, ma con la bocciatura odierna, e sempre che non vengano pubblicati, il suo operato verrà giudicato come “cattiva amministrazione”.
Gli elementi portati alla luce da Martina Stevis, giornalista d’inchiesta del New York Times, raccontano di uno “scambio” di messaggi di “profonda fiducia” tra la Pfizer e la presidente Ue.
Ci si chiede perché, in piena emergenza sanitaria, non siano stati considerati rilevanti e di fatto occultati agli occhi dell’opinione pubblica e archiviati.
Ma dopo la pronuncia del Tribunale UE è certo che, a non essere archiviata, sarà l’inchiesta, che rischia di macchiare il secondo mandato di von Der Leyen.
Il collegio di difesa della Presidente UE – guidato dall’italiano Paolo Stancanelli – sottolinea che la loro cliente agì in un “contesto eccezionale” e senza i poteri che negli Stati Uniti “consentono invece di imporre alle aziende produzioni prioritarie”.
La sentenza rischia essere comunque l’inapplicabilità in quanto i messaggi in questione potrebbero essere già stati eliminati dal sistema.
La normativa interna prevede, infatti, la cancellazione automatica dopo sei mesi delle e-mail “non rilevanti”, mentre per i messaggi di testo non c’è alcuna scadenza.
Lo “Pfizergate”, comunque vada a finire, ha già innescato reazioni molto pesanti per la leader tedesca.
“Il pesce puzza dalla testa”, ha dichiarato da Budapest il portavoce del governo ungherese, al quale si sono aggiunti quelli degli esponenti politici italiani.
Lega e M5S parlano di gestione “opaca e antidemocratica”, mentre non è passato di certo inosservata la coincidenza e il tempismo dell’improvviso “trasferimento” a Madrid del direttore del servizio legale UE, avvenuto solo poche ore dopo la sentenza.
