VATICANO, MORTE PAPA FRANCESCO
Papa Francesco è morto il 21 aprile, nella mattinata del Lunedì dell’Angelo, anno del Giubileo. Il pontefice venuto dall’Argentina ci lascia certamente una pesante eredità, senza capire se il suo successore sarà capace di portarla avanti, oltre quindi i propositi di Bergoglio, o sarà intenzionato a voltare pagina in vista del futuro che ci attende. Primo pontefice gesuita nella storia della Chiesa e primo papa non europeo, verrà ricordato per aver presentato al mondo e ai fedeli una visione della Chiesa che andasse oltre il tradizionalismo di stampo squisitamente europeo e occidentale, con un’impronta fortemente geopolitica, portando nel suo discorso l’attenzione agli ultimi e alle periferie del mondo, dove secondo papa Francesco la Chiesa sarebbe prima o poi dovuta ritornare, su tutte Africa e Asia. Per questo il pontefice argentino ha provato in questi anni a modificare la burocrazia vaticana, specialmente la congregazione cardinalizia, incentrandola su una composizione interna sempre meno europea nominando cardinali provenienti dagli altri continenti, dove è aumentato non a caso il numero dei cattolici, secondo il Vaticano conseguenza nel mondo dell’aumento della demografia. Il funerale si terrà sabato 26 aprile, a cui prenderanno parte leader politici e religiosi da tutto il globo, tutti tranne il presidente russo Vladimir Putin, che ha dichiarato che non sarà presente al rito funebre pur avendo ricordato papa Bergoglio con parole di rispetto e gratitudine. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha invece accettato l’invito a prendere parte al funerale e ha ordinato bandiera a stelle e strisce a mezz’asta in segno di lutto in tutto il Paese.
MAR ROSSO, USA CONTRO HUTHI
Le Forze armate degli Stati Uniti hanno condotto un attacco aereo con l’obiettivo di fermare gli attacchi degli huthi yemeniti lungo le coste del Mar Rossi, già iniziate l’anno scorso in segno di ritorsione dopo gli scontri a Gaza. L’iniziativa militare ha colpito almeno 12 persone e ferito altre 30 presso Sana’a. Tra le vittime vi sarebbero anche dei bambini. Nonostante il Comando centrale (Centcom) che ha coordinato l’attacco non abbia rilasciato dichiarazioni, l’operazione bellica segna l’intenzione degli americani di mettere in sicurezza Israele allentando la pressione nei confronti suoi e degli alleati europei, preoccupati che il blocco dei commerci in quell’area sia ulteriormente forzato dalle milizie dello Yemen fino a Suez, e scardinando cosí il “fronte della resistenza” tanto orchestrato dall’Iran. Non si tratta però del primo attacco americano nel Mar Rosso, in quanto le forze del Centcom ne avevano già effettuato uno precedentemente sul porto di Ras Isa per bloccare il flusso commerciale di idrocarburi, con ben 74 morti e 171 feriti.
CASA BIANCA, SPUNTA NUOVO CASO HEGSETH
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito la sua fiducia nel segretario alla Difesa Pete Hegseth, nonostante quest’ultimo abbia fatto trapelare informazioni militari top secret interne al Pentagono riguardanti l’intervento militare americano nello Yemen contro gli huthi, per altro discutendo in una chat di famiglia, affermando che “Pete sta facendo un ottimo lavoro”. Si tratta di un caso già visto precedentemente, ossia quando notizie simili erano state condivise tra membri dell’amministrazione della Casa Bianca, poi rilasciate involontariamente a un giornalista dell’ Atlantic. Malgrado però l’accadito il segretario Hegseth ha confermato di avere l’appoggio dei suoi colleghi di gabinetto.
WASHINGTON, MELONI VOLA DA TRUMP
Il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha incontrato alla Casa Bianca il presidente americano Donald Trump il 16 Aprile. Al centro del colloquio sono stati alcuni importanti temi, cari soprattutto a Roma, quali economia e spazio. I toni cordiali con cui Meloni è stata accolta dal tycoon hanno suggerito che l’incontro a porto chiuse si sia svolto tranquillamente. Roma ha premura, come tutti i paesi dell’Unione Europea, che gli Stati Uniti smorzino la durezza dei dazi nei nostri confronti, arrivando quindi ad un accordo che li metta da parte del tutto o ne riduca di molto il peso: la capitale d’Italia, chiede Meloni, vorrebbe essere a breve il luogo di una tale possibile intesa. Su questo però la Casa Bianca tergiversa, in quanto il rapporto con gli europei non è a oggi nella lista delle preoccupazioni, tenendo conto tra l’altro che le ritorsioni commerciali contro invece Cina e Messico sono ben peggiori; non solo, Trump ritiene che le vere problematiche per la collettività statunitense riguardino la tenuta del fronte interno, in primis la questione del confine col Messico stesso e le conseguenze di una deindustrializzazione a vantaggio di Pechino. agli occhi però di Roma è ancora possibile tenere il dialogo con la potenza atlantica puntando sul fatto di essere comunque soggetti occidentali, da qui lo slogan utilizzato proprio da Giorgia Meloni “make the West great again”, dunque restringendo i rapporti con Italia, Francia, Regno Unito e Germania, non a caso le principali collettività nel continente europeo, senza preoccuparsi sulla concretezza o meno di progetti bollati comunitari quali l’autonomia strategica spaziale e l’esercito comune europeo. Il tutto suggerisce che l’Italia intende sviluppare know-how complementare a quello americano progettando dispositivi ad alta tecnologia. L’aspetto però più delicato riguarda il Mediterraneo, per cui Washington vuole delegare responsabilità militari a Roma. Saremo pronti?
