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Nuovi equilibri internazionali: tra prove di forza, pressioni economiche e mosse simboliche

NOTIZIE DAL MONDO - Un riepilogo ragionato delle notizie internazionali

Notizie dal Mondo

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Di Nicola Rubiu

PACIFICO, NUOVE ESERCITAZIONI SINO-RUSSE
Da agosto Cina e Russia hanno deciso di intensificare le esercitazioni militari comuni nel segno dell’intesa che ormai da tempo lega le due potenze antagoniste degli Stati Uniti. Tali operazioni sono svolte dalle marine militari dei due paesi lungo le coste di Vladivostok, dunque nel Mar del Giappone, e si articolano in tre passaggi: schieramento, pianificazione congiunta e operazioni, nel contesto di simulazioni che prevedano guerre antisommergibili, difesa aerea e missilistica con tanto di attacchi navale coordinati. Si tratta di una riedizione dell’undicesima esercitazione Joint Sea 2025, tenutasi già nel 2012, che intendeva già al tempo rafforzare interoperabilità e cooperazione strategica della Marina militare russa e della Marina dell’Esercito popolare di liberazione cinese. “Non è diretta contro terze parti – questo quanto affermato dal portavoce del ministero della Difesa cinese Zhang Xiaogang – né è legata alla situazione regionale o internazionale”. Ma non solo, dal un lato i cacciatorpediniere cinesi Shaoxing e Urumqi fanno si dirigono verso Vladivostok insieme al cacciatorpediniere antisommergibile russo Ammiraglio Tribuc, come appunto stabilito nella simulazione di questo mese, dall’altro un’altra esercitazione si è svolta nel Pacifico: la Resolute Force Pacific 2025. Creata dagli Stati Uniti, comprende oltre 12 mila militari e tra i 300 e i 400 velivoli disposti lungo le Hawaii, Guam e Giappone. Si tratta inoltre di una serie di simulazioni di guerra già iniziate a luglio e concluse l’8 agosto. Pertanto non è difficile cogliere come le operazioni congiunte sino-russe siano una risposta a quelle americane nello stesso mese. Nonostante però l’intesa militare tra Cina e Russia in mare abbia come sfondo anche la lotta alla pirateria ed eventuali salvataggi in mare, coordinarsi per affrontare insieme una guerra vera e propria è ben altra cosa. Non dobbiamo infatti dimenticare che i due paesi hanno deciso di svolgere simulazioni di guerra antisommergibili in un punto geografico dell’Oceano Pacifico che è sotto l’attendo controllo del Giappone, storicamente nemico sia della Cina che della Russia stessa. Proprio ai primi di agosto Tokyo ha pubblicato le linee guida per la difesa spaziale, dimostrando le sue straordinarie invenzioni militari in ambito tecnologico per contrastare attacchi esterni con sistemi di allerta precoce e capacità di contrasto a minacce ipersoniche e antisatellite entro tre mila chilometri dai suoi confini. Il tutto nel complicato riarmo nipponico che costerebbe quasi 59 miliardi di dollari.
TRUMP, BRASILE E INDIA ANCORA NEL MIRINO DEI DAZI
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato dazi al 50% sulla maggior parte dei prodotti importati dal Brasile. Il tycoon ha detto chiaramente che tale decisione è stata presa in difesa dell’ex presidente brasiliano Jair Messias Bolsonaro, per fermare cioè la campagna giudiziaria denigratoria attuata contro di lui, ma non solo: la Casa Bianca ha implementato sanzioni anche contro il giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes, accusato da Scott Bessent, segretario al Tesoro, di aver intrapreso campagne mediatiche volte alla censura contro l’attività politica dell’ex capo di Stato conservatore. Si tratta però di misure punitive che non colpiscono settori strategici come energia e aeronautica. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha risposto duramente a Trump affermando che la decisione americana sui dazi non è altro che una “inaccettabile ingerenza” esterna. Ancora non si sa se alle parole del presidente brasiliano in carica seguiranno fatti concreti in risposta ai dazi americani, fatto sta che nel frattempo il tycoon dalla Casa Bianca ha annunciato, a partire dal 1° agosto, persino dazi al 25% sulle importazioni dall’India, colpevole di una eccessiva intesa con Mosca, da cui acquista armi e petrolio Le misure entreranno in vigore dal 1° agosto.
GAZA, STARMER: PRONTI A RICONOSCERE STATO PALESTINESE
Il primo ministro britannico Sir Keir Starmer ha annunciato che il Regno Unito è pronto a riconoscere, a partire da settembre, mese in cui si terrà l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, lo Stato di Palestina, a meno che Israele non si dimostri disposto a porre fine alla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza con azioni concrete, quali permettere che riprenda in quel luogo il flusso di aiuti internazionali. In altre parole: Londra non riconoscerà lo Stato di Palestina se Israele accetterà le condizioni per una tregua duratura intorno a Gaza. Si tratta quindi di una svolta nella storica politica estera britannica, in sintonia con quella francese, come testimoniato dagli incontri di questo anno che hanno portato alla nascita della “coalizione dei volenterosi” in sostegno a Kiev. Non si sono fatte attendere le parole del ministero degli Esteri dello Stato ebraico, il quale ha affermato senza troppe esitazioni che si tratterebbe in caso di “una ricompensa per Hamas”. Appare pertanto chiara una cosa: la mossa di Starmer è puramente simbolica: qualunque formazione statale non può prescindere dal concetto di determinarsi dentro specifici confini, cosa ad oggi totalmente assente per quanto riguarda la Palestina, a meno che Londra non intenda presentare una sua bozza in cui chiarisce quali debbano essere i confini di un nascituro stato palestinese.
BERLINO, AL VIA ACQUISIZIONE DI NUOVI ARMAMENTI
Berlino si appresta a commissionare una serie di acquisti di armamenti al fine di potenziare le sue Forze armate. Sulla scia quindi del già annunciato riarmo tedesco, paventato dall’allora cancelliere Scholz a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina, l’esercito della Germania si doterà di 20 nuovi caccia Eurofighter Typhoon (4-5 miliardi di euro), circa 3 mila veicoli corrazzati 8×8 Boxer (10 miliardi) e 3.500 blindati per la fanteria motorizzata 6×6 Patria Pasi (7 miliardi). Il cancelliere Merz non ha infatti mai nascosto che il suo governo intende trasformare la Germania nella principale potenza militare convenzionale d’Europa, soprattutto per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti nel caso delle forniture belliche internamente all’Alleanza Atlantica. Tali acquisizioni avranno lungo in un arco temporale decennale, e comprendono anche sistemi di difesa aerea a corto raggio Iris-T e Skyranger, capaci di neutralizzare minacce di droni nemici. Il progetto tedesco di riarmo coprirebbe quindi un’entità di spesa capace di raggiungere il tanto agognato obiettivo del 3,5% entro il 2029, con un totale di circa 83 miliardi di euro già entro l’anno prossimo.

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