GAZA, INIZIATA LIBERAZIONE DEGLI OSTAGGI TRA VIOLENZE CITTADINE
Come stabilito nel piano di pace per Gaza, Hamas ha avviato da ieri la restituzione alle famiglie israeliane di 20 ostaggi, nel contesto diplomatico in cui hanno mediato attori quali Stati Uniti, Egitto, Turchia e Qatar. Certo la firma dell’accordo, per quanto in realtà fragile, dimostra quantomeno la volontà di deporre ora le armi e avviare cosí una fase di delicata distensione tra appunto Israele e i palestinesi combattenti. Quel che peró appare alquanto critico è semmai l’eventualità (molto alta) che gli scontri armati continuino in sordina: nel mentre infatti che i primi ostaggi venivano liberati, proprio Hamas ha ucciso 32 soggetti affiliati a un gruppo paramilitare intorno a Gaza City, nonostante la firma poco prima del cessate il fuoco; in più risultano uccisi altri sei membri di una banda filo-iraniana. Il funzionario del Movimento islamico di resistenza è voluto subire intervenire per calmare gli animi affermando che l'”operazione di sicurezza” mirava ad annientare una “pericolosa gang affiliata a una famiglia” del capoluogo palestinese e arrestando 24 persone insieme al ferimento di altre 30.
COMPETIZIONE USA-CINA, LA RIFLESSIONE DI GIORGIO CUCITO
È ormai chiaro che uno degli aspetti piú importanti in cui prenderà sempre più piede la competizione tra USA e Cina è sulla gestione delle terre rare e della tecnologia. A tal proposito è utile riportare quanto scritto dall’analista geopolitico Giorgio Cucito. “La competizione tecnologica sino-statunitense si è riaccesa, ma Donald Trump e Xi Jinping potrebbero comunque incontrarsi a margine del vertice Apec che si svolgerà in Corea del Sud il 31 ottobre e il 1° novembre.Il 10 ottobre, Pechino ha comunicato che da qui al 1° dicembre imporrà nuove restrizioni all’export di terre rare, metalli alla base di qualunque prodotto tecnologico e la cui lavorazione è quasi completamente in mano alla Repubblica Popolare. Secondo il governo cinese, tale reazione dipende da alcune misure commerciali prese da Washington in funzione anticinese dopo i negoziati. Trump ha risposto alla nuova stretta sulle terre rare annunciando dazi addizionali del 100% sulle importazioni dalla Cina e nuovi controlli sulla vendita a quest’ultima di software made in Usa. L’entrata in vigore di tali misure è prevista il 1° novembre, cioè uno dei giorni in cui Xi e Trump potrebbero incontrarsi. Malgrado le tensioni, il presidente statunitense non ha escluso completamente il vertice. Il negoziato sino-statunitense è duro, ma a giudicare dagli incontri bilaterali degli ultimi mesi (conditi dall’accordo su TikTok), Washington e Pechino paiono intenzionate a trovare un accordo. L’amministrazione Trump vuole innanzitutto superare le crisi interne e dare priorità alla difesa del territorio nazionale anziché fare la guerra con la Cina (o la Russia). Xi e la sua cerchia, approfittando delle difficoltà dell’America, vorrebbero mantenere l’accesso al mercato tecnologico a stelle e strisce e soprattutto concordare con Washington una spartizione in aree di influenza. Il tutto mentre l’Esercito popolare di liberazione si attrezza per una possibile guerra nell’Indo-Pacifico. L’argomento di frizione resta Taiwan. In questi mesi, Trump non ha intavolato tale dossier con Xi. Anzi quest’estate ha anche bloccato alcuni aiuti militari destinati all’isola. A conferma del fatto che l’appoggio al governo di Taipei non è la priorità della Casa Bianca.
Eppure il futuro dell’isola è cruciale per lo sviluppo della partita marittima sino-statunitense. A prescindere dallo svolgimento del bilaterale tra i due presidenti, nel negoziare il compromesso con Washington Pechino potrebbe chiedere quantomeno un’attenuazione del sostegno americano alla causa taiwanese in cambio di un allentamento dello scontro tecnologico-commerciale”.
UCRAINA, KIEV DISTRUGGE DEPOSITO DI FEODOSIA
In una recente offensiva gli ucraini hanno colpito con droni a schianto il più grande deposito di rifornimento russo in Crimea, ossia presso Feodosia: si tratta infatti di un terminal per il carburante dalla capacità di 250 mila tonnellate, dunque punto cruciale per i rifornimenti dell’esercito della Federazione russa; tale offensiva da parte delle forze di Kiev rappresenta il secondo attacco sferrato proprio contro questa struttura, e che si unisce al primo, effettuato il 6 ottobre. Di particolare efficacia si stanno rivelando i velivoli senza pilota, capaci fino ad ora di distruggere ben cinque serbatoi, il cui imponente incendio di poco tempo fa si è allargato fino ad annientare altre due centrali elettriche, Feodosia e Sinferopoli.
FRANCIA, PRESENTATA LISTA MINISTRI DEL GOVERNO LECORNU
Il riconfermato primo ministro Sèbastien Lecornu ha presentato la lista dei componenti del nuovo governo insieme al presidente Macron, frutto del secondo tentativo di costruire una squadra di governo che si dimostri all’altezza di superare finalmente l’impasse socio politico che attanaglia la Francia in quest’ultimo periodo. Ex ministro delle Forze armate, Lecornu mira nel breve periodo a presentare, probabilmente a dicembre, la bozza di bilancio 2026: il problema del disavanzo economico francese, ora sotto il 5%, impedisce infatti al governo di attuare politiche sociali che riportino l’opinione pubblica a più miti consigli e riducano il divario tra borghesia e classe operaria, al centro non a caso delle numerose rivolte parigine registrate in questi ultimi anni, specialmente dopo la pandemia. Rassemblement national e La France insoumise si sono subito espresse contro tale bozza, pronte a votare la sfiducia al nuovo governo, cosí da costringere lo stesso Macron al voto anticipato.
MEDIO ORIENTE, LINEA DURAND: SCONTRI TRA TALIBAN E PAKISTANI
Tra il 10 e l’11 ottobre sono esplosi violenti scontri lungo la celebre linea di confine Durand, storicamente mai riconosciuta e dalle delimitazioni territoriali molto blande, tra le fazioni armate di Afghanistan e Pakistan. Secondo Islamabad sarebbero caduti almeno 23 pakistani e rimasti feriti ben 29, mentre stando alle rivelazioni di Kabul i morti sarebbero solo 9 decessi più altri 16 ferimenti. Al di là che sia Pakistan che Kabul diano un resoconto del tutto inattendibile dei fatti anzitutto perché comprensibilmente fazioso, da un lato il primo afferma che siano stati uccisi oltre 200 taliban, il secondo riferisce di aver annientato ben 58 tra i combattenti pakistani. Per il governo di Kabul, si tratterebbe però di un'”operazione di rappresaglia” dopo i raid aerei delle forze armate di Islamabad del giovedì 9 ottobre.
