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Guerra in Ucraina, dazi USA-Canada, elezioni in Romania ed esercitazioni congiunte Cina-Russia-Iran: tensioni globali fra diplomazia, sanzioni e manovre militari

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Di Nicola Rubiu

GUERRA UCRAINA, PRIME TRATTATIVE A GEDDA

 

A seguito dei colloqui tenuti a Gedda, in Arabia Saudita, le delegazioni al vertice di Stati Uniti e Ucraina – rappresentati a livello istituzionale rispettivamente dal segretario di Stato Marco Rubio e dal consigliere presidenziale di Zelensky Andriy Yermak – hanno concordato il piano di tregua da proporre alla Federazione Russa, ovvero un cessate-il-fuoco di 30 giorni. Il progetto in questione, se accettato dalla controparte, dovrebbe stabilire la sospensione dei combattimenti  sulla linea del fronte con possibilità di rinnovo alla scadenza dei trenta giorni previsti. A tal proposito Mosca preferisce attendere per valutare attentamente e quindi meglio la proposta senza rilasciare dichiarazioni, pur manifestando apprezzamento per la richiesta di americani e ucraini. Accettare una tregua temporanea è comunque una decisione difficile per i notabili moscoviti, poiché annullerebbe gli sforzi e i recenti vantaggi acquisiti dalle Forze armate russe nel Donbas (Ucraina) e nell’oblast’ di Kursk (Russia). A quanto pare un punto in cui Mosca e Kiev trovano difficile concordare sarebbe quello che prevede la restituzione dei minorenni ucraini condotti direttamente in Russia e assegnati a famiglie russe; pertanto Washington ha preferito ultimamente concedere la condivisioni di informazioni sensibili dell’intelligence militare agli ucraini per rinforzare la posizione di questi in sede negoziale. In questi prossimi giorni attendiamo la replica del Cremlino, che prevede una telefonata Putin-Trump a breve, su richiesta proprio del tycoon americano.

 

DAZI, È GUERRA COMMERCIALE USA-CANADA

I dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulle importazioni di alluminio producono i primi effetti. La tattica migliore agli occhi del tycoon sarebbe quella che introduce le tariffe pari al 25% per difendere il mercato interno, sia produttori che consumatori. A far particolarmente discutere però sono stati i dazi imposti da Washington contro il Canda, scelta infatti duramente criticata dal Paese nel cui sistema il Canada stesso si trova, cioè il Regno Unito, che ha infatti ribadito di non essere affatto in linea con questa nuova visione dei rapporti commerciali portata avanti dalla Casa Bianca: Ottawa prenderà di conseguenza misure simmetriche volte a rispondere alle restrizione americane, tutelando quindi la sua economia. The Donald ha inoltre dichiarato sul proprio social network Truth di coltivare l’idea di raddoppiare i dazi contro il vicino settentrionale su acciaio e alluminio portandoli al 50%. Come se non bastasse, sempre Donald Trump ha ricordato che qualora il Canada intenda porre fine a questa nuova guerra commerciale può sempre accettare di diventare il 51° americano, “così da far scomparire immediatamente ogni tariffa”. Ma la replica canadese non si è fatta attendere: aumentando i prezzi dell’elettricità erogata agli Stati dei Grandi Laghi del Minnesota, Michigan e New York (Usa). 

ELEZIONI ROMANIA, GEORGESCU FUORI

La Corte costituzionale della Romania ha respinto il ricorso del candidato indipendente Călin Georgescu, dopo aver dichiarato il suo disaccordo e impugnato la recente decisione dell’Ufficio elettorale centrale che lo aveva dichiarato reo di aver favorito le interferenze russe nelle ultime elezioni rumene, escludendolo dalle presidenziali dopo che tale Ufficio aveva fatto notare alla stessa Corte un vizio di forma nella candidatura appunto di Georgescu. Impossibile per quest’ultimo presentarsi alle prossime elezioni del 4 e 18 maggio. L’ex diplomatico alle Nazioni Unite era già stato pesantemente danneggiato dallo scioccante annullamento del primo turno delle presidenziali del 24 novembre 2024 – condotto senza brogli e in un clima pacifico – che lo hanno visto vincente con il 22,4% delle preferenze. Georgescu si è scagliato con sarcasmo contro gli apparati di Bucarest, affermando: “Oggi i padroni hanno deciso: niente uguaglianza, niente libertà, niente fraternità per i romeni. Lunga vita alla Francia e a Bruxelles, lunga vita alla loro colonia chiamata Romania!”. Per questo di recente si è sentito con esponenti delle varie forze sovraniste – Aur e Pot in primis – per vedere chi potrà sostituirlo in un ambiente politico e sociale ormai molto teso. Probabile che a breve si faccia il nome di Dan Dungaciu.

CINA-RUSSIA-IRAN, ESERCITAZIONI CONGIUNTE IN OMAN

Pechino, Mosca e Teheran tornano a condurre assieme esercitazioni navali congiunte per il terzo anno di fila, nella quinta edizione dell’iniziativa lanciata per la prima volta nel 2019. Le esercitazioni in questione sono state eseguite lungo il golfo dell’Oman e denominate denominata “Marine Security Belt 2025”, dove parte delle flotte militari di Cina, Russia e Iran hanno simulato “l’attacco di obiettivi marittimi, il controllo dei danni e le operazioni congiunte di ricerca e salvataggio”, secondo quanto riferito dall’agenzia cinese Cctn. Mosca invece pone l’accento sugli “Equipaggi delle navi che hanno sparato di giorno e di notte con mitragliatrici di grosso calibro e armi leggere contro bersagli che simulavano imbarcazioni senza equipaggio e veicoli aerei senza equipaggio di un finto nemico”, tramite l’agenzia di stampa russa Interfax, citando un comunicato del Ministero della Difesa russo, e  per chiari motivi di segretezza nessuno degli attori coinvolti ha dato maggiori dettagli sul numero dei personale chiamato all’esercitazione. Interessante che tra gli osservatori che hanno assistito alle esercitazioni vi erano rappresentanti di Azerbaigian, Sudafrica, Oman, Kazakistan, Pakistan, Qatar, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Sri Lanka. Al centro di tutto questo vi è l’intenzione che accomuna i soggetti coinvolti: rafforzare la cooperazione reciproca in ambito soprattutto militare contro Washington, così da creare una qualche forma di sicurezza marittima nelle aree di collegamento tra Mediterraneo e Indo-Pacifico.

 

  

 

 

 

 

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