USA, VITTORIA SCHIACCIANTE DI DONAL TRUMP
Donald Trump ha vinto con largo margine le elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America. Affiancato dal vicepresidente designato J.D. Vance durante il suo discorso autocelebrativo al Palm Beach County Convention Center (Florida), il tycoon ha annunciato l’inizio di “un’età dell’oro”. Il ritorno alla Casa Bianca di The Donald si è reso possibile grazie alle vittorie repubblicane nei cosiddetti Swing States (Stati altalenanti): Pennsylvania, Carolina del Nord, Georgia, Michigan, Winsconsin, Arizona e Nevada. Con l’annuncio della vittoria di Trump in Pennsylvania, il cosiddetto “muro blu” si è frantumato, sgretolando le speranze della vicepresidente ed ex procuratrice generale della California di divenire la prima donna alla guida della nazione. Il Partito repubblicano ha inoltre riconquistato il controllo del Senato con vittorie fondamentali, come quelle di Bernie Moreno in Ohio e Jim Justice in Virginia Occidentale, oltre alla rielezione di Deb Fischer in Nebraska. Il presidente eletto ha goduto di un forte supporto tra gli elettori ispanici e le famiglie a basso reddito, con il 31% degli elettori che ha indicato l’economia come priorità e il 79% di loro a favore del magnate newyorkese.
ISREALE, LICENZIATO YOAV GALLANT
Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant è stato destituito direttamente da B. Netanyahu al posto di Israel Katz. Il motivo sarebbe insito nella visione tattica di come Gerusalemme stesse conducendo la guerra contro Hamas e Hezbollah, scelta apertamente critica appunto da Gallant in quanto strutturata per condurre ad una implosione del conflitto attraverso soprattutto l’occupazione di Gaza e del sud libanese. Critica che è costata cara all’ex ministro e militare che però intende indire una commissione che indaga anche sulla gestione delle operazioni per la liberazione degli ostaggi e sulle lacune dimostrate da Israele in tema di sicurezza nazionale.
ISRAELE, ANCORA ATTACCHI IN LIBANO
Al fine di consolidare le postazioni conquistate in queste ultime settimane in cui l’esercito israeliano ha invaso il Libano e reciso la dirigenza politica a capo di Hezbollah, Tzahal continua ha eseguire bombardamenti a tappetto lungo il sud del paese, ultimamente nella città di Baalbek, causando la morte di oltre quaranta persone e un alto numero di feriti. L’obiettivo anche ora è quello di costringere il nemico libanese alla resa annientando ogni possibilità che questo possa continuare in futuro a effettuare incursioni contro i coloni israeliani stanziati da ormai diverso tempo lungo quel confine. Ma non solo: annientando tanto Hamas quanto Hezbollah Gerusalemme sta riuscendo, almeno nel medio periodo, a debilitare la capacità indiretta dell’Iran di colpire lo Stato ebraico indirettamente, ovvero mandando avanti i propri clientes sciiti. Teheran sa infatti di non avere le possibilità militari per affrontare Israele in un conflitto diretto, prova ne sia anzitutto la disponibilità nucleare in mano a quest’ultimo, che lo rende la potenza militare in Medio Oriente, vettore di deterrenza e vero motivo degli Accordi di Abramo che hanno avuto al centro, è bene ricordarlo, il contenimento dell’Iran a cui hanno deciso di prendere parte i paesi arabi del Golfo. Il nuovo leader di Hezbollah Naim Qassem ha infatti aperto alla possibilità di negoziati indiretti, ma solo se Israele sospenderà gli attacchi. Tuttavia i tentativi di mediazione sono al momento bloccati e nell’ultimo mese le Idf non hanno che intensificato i bombardamenti. Tzahal ha inoltre lanciato un’operazione a Beit Lahia nella parte settentrionale della Striscia di Gaza per colpire potenziali obiettivi terroristici. L’aviazione israeliana ha annunciato di aver colpito contemporaneamente oltre 110 siti legati a Hamas e Hezbollah. Nel frattempo il ministero della Difesa israeliano ha firmato un accordo da 5,2 miliardi di dollari con l’azienda statunitense Boeing per l’acquisto di 25 caccia F-15, le consegne inizieranno nel 2031.
GERMANIA, LINDNER LICENIATO: VOTO FIDUCIA A GENNAIO
La coalizione di governo in Germania è crollata dopo che il cancelliere Olaf Scholz ha licenziato il ministro delle Finanze e leader del Partito liberale democratico (FDP) Christian Lindner per “mancanza di fiducia”. La decisione, basata sui disaccordi sul bilancio 2025 e le strategie economiche, ha portato alla rottura della “coalizione semaforo” – nomignolo dovuto al colore associato ai partiti – composta da Verdi, FDP e SPD. Scholz ha annunciato una mozione di fiducia per il 15 gennaio, aprendo la strada in caso di esito negativo a elezioni anticipate entro marzo.
