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GREEN DEAL – Spostata al 2035 la scadenza sul dimezzamento uso fitofarmaci

Grazie a voto trasversale passa in Commissione Agricoltura UE cronoprogramma realistico

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Di Salvatore Loriga

Ed alla fine arrivò il compromesso.

 

Dopo le giuste rimostranze del mondo agricolo, contro tutte le aree più intransigenti, è stato appena votato in Commissione Agricoltura (ComAgri) del Parlamento Europeo, la proroga per dimezzare l’utilizzo di fitofarmaci, con una forte maggioranza trasversale: 26 voti favorevoli, 9 contrari e 3 astenuti.

 

L’obiettivo, più realistico, è stato spostato al 2035, rispetto a quanto previsto in precedenza, che prevedeva il raggiungimento di tale obiettivo al 2030, con obiettivi nazionali di riduzione del 35% rispetto al periodo di riferimento 2011-13.

 

Contestualmente la Commissione ha anche modificato da divieto assoluto in riduzione, l’uso di fitofarmaci nelle aree più sensibili, ma ha anche deciso di non supportare più tali coltivazioni con gli aiuti PAC (Politica Agricola Comune).
Ossia gli agricoltori potranno trattare, ma non percepiranno alcun aiuto finanziario dalla PAC.

 

Questo perché la ComAgri ha esclusiva competenza sulla sola parte economica, mentre tutto quello che riguarderà tempi, modalità e principi attivi possibili, sarà deciso da un’altra Commissione, che è quella dell’Ambiente e che si riunirà, per le sue decisioni, proprio questo 24 ottobre.

 

Con questa proroga, che si è visto essere stata voluta e votata in maniera trasversale e schiacciante, viene dato più tempo al mondo agricolo, ed al mondo della ricerca che lo supporta, di raggiungere gli obiettivi e trovare soluzioni adeguate per un più corretto equilibrio tra ambiente, economia e attività umane.

 

Inoltre, agli Stati membri, viene dato un certo margine di flessibilità, ma con target di riduzione obbligatori a livello nazionale del 35%.

 

Per tutti gli imprenditori agricoli è una gran cosa, anche perché dopo tutti gli sforzi già fatti, sia in Italia che in Sardegna, dove hanno già ridotto di oltre il 20% l’utilizzo della chimica.

 

Riduzione che ha comportato grosse problematiche gestionali, in quanto non si hanno molto spesso dei principi attivi con ugual efficacia, basti pensare al dimetoato, che seppur idrosolubile non si può più utilizzare nella difesa delle olive, ma che ad oggi non è stato ancora sostituito da un principio attivo che abbia la sua stessa efficacia.

 

Certamente con questa proroga viene dato più tempo, ma bisognerà fare in modo che tale riduzione della chimica in agricoltura con crei anche maggiori costi di produzione ed una minor produzione quantitativa, con una minor qualità e sicurezza alimentare.

 

Con questa operazione della ComAgri è evidente che qualcosa sta iniziando a cambiare, perché se è vero che il Green Deal vuole salvaguardare la ricchissima biodiversità nostrana, messo inizialmente in atto con un forte spirito “talebano”, ora inizia ad essere messo in discussione e sotto una lente di ingrandimento, anche trasversale, per la verifica di una sua realistica attuazione e non di mera propaganda di finti ambientalisti.

 

Di fatto, si sta iniziando a rivedere, a piccoli passi, il Green Deal a livello comunitario, dove tra gli schieramenti dei conservatori e dei progressisti, si lavora in vista dell’imminente campagna elettorale del 2024, e dove sanno di dover essere concreti e pratici, non solo teorici, su obiettivi reali a difesa di un presunto ambientalismo.

 

In linea, anche, da quanto recentemente scaturito nella 78° assemblea Generale delle Nazioni Unite, in cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato un nuovo corso delle politiche agricole di Bruxelles, promettendo più dialogo e meno polarizzazione.

 

E questa proroga, avvenuta con maggioranza schiacciante e trasversale, dimostra che qualcosa sta iniziando a cambiare.
Aspettiamo adesso di vedere cosa farà la Commissione dell’Ambiente, sempre in ambito comunitario, che si riunirà, per le sue decisioni, questo 24 ottobre.

 

Ma in ogni caso non bisogna dimenticarsi che lo scopo ultimo è che i prodotti agroalimentari siano sempre sani e venga garantita la salute dei consumatori come anche gli operatori del settore.

 

 

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