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AGROALIMENTARE – Distretti Rurali e del Cibo: tutti ancora fermi al palo

In Sardegna riconosciuti ben 12 distretti, ma non sono ancora partiti i bandi

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Di Salvatore Loriga

Sentiamo spesso parlare di Distretti Rurali e del Cibo, al punto che sembrano la panacea a molti mali nel settore agricolo e nella trasformazione dei prodotti, con l’erogazione di tantissimi aiuti e contributi in conto capitale.

 

Ma cosa sono in realtà questi distretti e perché c’è la gara per essere riconosciuti a livello regionale?

 

I Distretti del Cibo non sono altro che un nuovo modello di sviluppo per l’agroalimentare italiano, istituiti con la legge 205 del 27 dicembre 2017, per fornire prima livello nazionale e poi a livello regionale, con la L.R. 16/2014, cui è seguita la Delibera 11/8 del 11.03.2020, delle nuove opportunità e risorse finanziarie per la crescita e il rilancio, sia delle filiere agroalimentari che dei territori nel loro complesso.

 

Il riconoscimento dei Distretti del Cibo avviene mediante l’istruttoria della Regione di appartenenza, che concluso l’iter provvedono alla comunicazione al MASAF, che li inserisce nell’apposito Registro nazionale dei Distretti del Cibo.

 

Per cui altro non sono che una evoluzione dei distretti rurali, aggregazioni tra pubblico e privato, legati ad un territorio che unisce le tradizioni e le vocazioni naturali presenti, con l’obiettivo di diversificare e potenziare la strategia territoriale per valorizzare e promuovere le risorse agroindustriali del proprio territorio e le imprese presenti.

 

Ossia i Distretti rurali, che chiameremo così per semplicità, altro non sono che soggetti “non profit” e di interesse collettivo, che nascono in seguito all’input del legislatore nazionale e “contestualizzati” sulla base di regole regionali, per diventare un punto di riferimento e di attrazione e fornire ulteriori opportunità e risorse per la crescita ed il rilancio, sia delle filiere sia dei territori nel loro complesso.

 

Con il riconoscimento di questi distretti si possono creare dei contratti di filiera, per poi poter partecipare a bandi specifici e in successivamente usufruire di importanti investimenti materiali e immateriali, nelle aziende agricole per la produzione primaria, per la trasformazione e la commercializzazione delle proprie produzioni, ma anche per partecipare a varie misure promozionali come fiere o mostre e per partecipare, inoltre, a progetti di ricerca e sviluppo nel settore agricolo.

 

Negli ultimi due anni il numero di Distretti del Cibo presenti in Italia è triplicato; oggi sono ben 191 rispetto ai 65 censiti nel 2021 e questo ci fa subito capire le aspettative dei vari territori rispetto a questo nuovo strumento di crescita.

 

Per citare solo alcune regioni, la Sardegna, al 3 agosto contava 12 distretti rurali-agroalimentari, mentre la Toscana ne contava 42, la Calabria 29, la Campania 23, la Lombardia 18, mentre il Veneto ne contava 5 e la Liguria addirittura solo uno.

 

Questo ci fa capire che tutto sommato, come Regione Sardegna, non siamo messi male, considerando anche quelli in fase di riconoscimento, con l’iter già a buon punto presso gli uffici dell’Assessorato all’Agricoltura, grazie al supporto di consulenti privati e/o dei tecnici di Laore, che hanno saputo coinvolgere attivamente i territori.

 

Adesso, con tutti i 12 distretti perfettamente riconosciuti e funzionanti, spetta alla Regione intervenire ulteriormente, in linea con le politiche europee, nazionali e regionali in materia, includendo i “distretti rurali” nella sua programmazione, per sostenere e favorire lo sviluppo economico e sociale del settore agricolo locale, ma anche per valorizzare la tipicità dei prodotti nel rispetto delle tradizioni, dei sapori e dei saperi locali.

 

Bisognerà che vengano banditi velocemente i bandi, sia a livello nazionale sia regionale.

 

Non bisogna solo parlare nei tavoli politici e nei vari convegni, che anche loro servono, perché ricordiamoci che più tardi si partirà …. meno risultati arriveranno.

 

Oggi come oggi si stanno facendo le corse al riconoscimento, con impegni e fatiche molto importanti, per un qualcosa che poi non può cadere nel vuoto.

Per questo bisogna assolutamente portare dei risultati minimali sul territorio.

 

È necessario attivarsi e velocemente; qualcosa che i nostri legislatori, come anche gli apparati tecnici regionali, ben sanno ma che spesso non fanno.

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