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AGRICOLTURA – PAC, colpi bassi sulle PLT in Sardegna

Errori di fotointerpretazione hanno causato il mancato godimento di premi e aiuti comunitari

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Di Salvatore Loriga

La Sardegna ha una forte connotazione agropastorale ed in tal contesto utilizza, pienamente, lo strumento della Politica Agricola Comunitaria (PAC) per far arrivare aiuti al settore, calcolati sia in base alle superfici pascolate, sia alle colture presenti e sia rispetto ai capi zootecnici che pascolano detti terreni.

 

A seguito del Reg. (UE) n. 639/2014, di circa 10 anni fa, ed attualmente applicato in tutta Italia in base alle ultime circolari Agea, n° 25772 del 06/04/2023 e n° 29471 del 21/04/2023, viene data una definizione di PLT come “coltivazioni da individuare nei suoli classificati a bosco, con presenza di erba o altre piante erbacee da foraggio”, classificandoli con una codifica disponibile per caratterizzare i prati permanenti.

 

Normalmente considerare prati permanenti terreni dove l’erba e le altre piante foraggere non sono predominanti è una vera forzatura, tranne nel caso questi terreni non facciano parte delle Pratiche Locali Tradizionali, meglio note come PLT. Ossia di superfici marginali, che siano accessibili agli animali e che possano essere normalmente pascolate.

 

Ricordiamoci che non si sta parlando del normale pascolo o prato pascolo che viene tranquillamente utilizzato dal bestiame al pascolo, ma di terreni ubicati in determinate aree, spesso pietrose e scoscese, con formazioni vegetali naturali o semi-naturali, che vengono utilizzati come risorsa alimentare fondamentale, per gli allevamenti estensivi o bradi.

 

Di fatto risultano, giustamente, non ammissibili le rocce e le altre superfici totalmente prive di vegetazione, manufatti o altre tare, nonché, con l’eccezione dei sistemi agroforestali, le essenze arbustive o arboree non utilizzabili ai fini dell’alimentazione degli animali.

 

Aree che hanno anche assunto, oltre al normale valore alimentare ad uso zootecnico, anche un valore importantissimo dal punto di vista:

a) ecologico primario per la loro capacità di proteggere il suolo e sequestrare l’anidride carbonica, riducendo l’erosione e la desertificazione da un lato e l’effetto serra dall’altro;

b) ecologico-naturalistico ospitando spesso specie vegetali e animali a rischio di estinzione;

c) paesaggistico in quanto connotano in modo essenziale il territorio che occupano;
Pascolamento e controllo del territorio che ha garantito a questi terreni, non abbandonati ma valorizzati, un forte valore idrogeologico e di prevenzione contro gli incendi.

 

In sintesi, la tara può arrivare a coprire dal 20% al 70% della superficie, da cui le PLT sono cosi state suddivise in due classi di ammissibilità, la prima al 30%, con tare dal 50 al 70% e la seconda con ammissibilità al 50%, con tara dal 20 al 50% della superficie.

 

L’individuazione di tali aree, nel sistema di identificazione delle parcelle agricole (SIPA), è stata da sempre demandata alla Regione competente, ed in nostro caso, all’Assessorato all’Agricoltura e riforma Agropastorale della Regione Sardegna, che doveva rispondere ad AGEA (Organismo Pagatore Nazionale Agea) entro il 30 aprile ed in assenza di risposta sarebbe stata attribuita d’ufficio una eleggibilità predefinita pari al 30%.

 

La Regione Sardegna ha prontamente individuato tali aree, ma è intervenuta a trasmettere tali modifiche dopo la presentazione della Domanda Unica 2022, considerandole immediatamente operative dal momento della loro trasmissione ad Agea e non partendo da una certa data.

 

In questo contesto, cambiando le regole della partita, mentre la si sta giocando, diverse aziende agricole che avevano una PLT con tara al 50% della superficie catastale, si è ritrovata con tara al 70%, creando diverse “anomalie” all’interno del sistema, a volte anche bloccanti.

 

Inoltre oltre al danno economico per il minor numero di titoli a disposizione dell’azienda, con conseguente aiuto economico inferiore rispetto a quello calcolato inizialmente, si è avuto un incremento percentuale della superficie errata presente in domanda, con conseguente emissione di sanzione pecuniaria ed ulteriore minor premio a disposizione dell’azienda.

Ossia oltre al danno la beffa.

 

Danni che sono stati fatti prevalentemente in Sardegna, anche per la morfologia e l’ecosistema presente, dove abbiamo una diffusa presenza di estese aree di macchia mediterranea, di gariga e di pascolo arborato dove queste aree sono state spesso e volentieri classificate, erroneamente, come zone rocciose e boschive, dunque non eleggibili a pascolo, facendo perdere gli aiuti ed i premi di cui invece avevano diritto.

 

Errori di fotointerpretazione che hanno, come detto, causato il mancato godimento di tantissimi premi ed aiuti comunitari (PSR e PAC), ma hanno anche penalizzato gli stessi terreni, svalutandoli e squalificando il suolo stesso e le sue funzioni, rispetto a quello che realmente viene fatto e che invece rispecchia pienamente, specie a livello ambientale, quello che chiede la stessa Unione Europea.

 

Ossia abbiamo da una parte le imprese agricole che hanno e stanno rinunciando da un lato a risorse necessarie, pur rispettando gli impegni già assunti con la stessa Regione e che pertanto non possono essere certamente essere considerati responsabili per scelte non imputabili a loro, mentre dall’altra parte abbiamo un Assessorato, che ancora non risponde esaurientemente ai disservizi che ha creato, sempre e solo a danno dell’imprenditore agricolo.

 

Certamente l’Assessorato all’Agricoltura, competente su tale argomento, ha già risolto moltissime problematiche e fatto rientrare a pieno titolo superfici considerate boschive precedentemente escluse, con superfici con percentuale di pascolamento al 50%, ma non ha ancora risolto le molteplici problematiche che ha contribuito a creare e tutt’ora esistenti.

 

Ed alla fine, in attesa che qualcuno si decida ad intervenire, le domande per gli aiuti ed i premi vengono fatte alla loro naturale scadenza, mentre le PLT non sono state ancora tutte sistemate con il conseguente protrarsi del danno economico per gli imprenditori agropastorali e per la Sardegna intera, che perde una parte importante di risorse finanziarie che le spettano.

 

 

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