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POLITICHE EUROPEE – “LA NATURA PER LEGGE”, porterà a grandissimi cambiamenti nel panorama agricolo isolano

L'Agricoltura è stata esclusa dal nuovo Regolamento europeo sul ripristino della natura

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Di Salvatore Loriga

Proprio pochi giorni fa c’è stato il via libera da parte del Parlamento europeo alla proposta di regolamento sul “rispristino della natura”, che porterà a grandissimi cambiamenti nel panorama agricolo isolano.

 

Il pacchetto normativo, fortemente voluto del vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, è stato approvato solo dopo un forte scontro politico che ha visto l’Europarlamento quasi diviso in due ed è passato grazie a 336 voti favorevoli, a fronte di 300 contrari e 13 astenuti.

 

Basti pensare che nella proposta iniziale di Timmermans, con il pretesto di favorire la transizione ecologica, prevedeva il ripristino di almeno il 20% della superficie terrestre e marina europea entro il 2030 e l’estensione a tutti gli habitat che necessitano di recupero a farlo entro il 2050.

Eventualità fortunatamente esclusa con uno dei tanti emendamenti.

 

Cassata anche l’imposizione di abbandonare obbligatoriamente il 10% della superficie agricola grazie al responsabile della politica agricola del Partito Popolare Europeo (PPE) Herbert Dorfmann (nella foto) e anche a seguito dell’inserimento ed approvazione di diversi emendamenti, che hanno addolcito gli aspetti più discriminanti e talebani della proposta iniziale, che permetterà quindi di salvaguardare il reddito degli imprenditori agricoli.

 

Basti pensare, inoltre, che è stato totalmente cancellato l’art. 9, che ha permesso l’esclusione dell’agricoltura da tale proposta.

 

Altri emendamenti hanno eliminato l’accantonamento del 10% dei fondi per il ripristino della natura, che non saranno più vincolanti per Stato membro, ma diventeranno collettivi per tutti i 27 Sati membri; come anche l’istituzione di un fondo per l’attuazione delle misure, che non dovranno essere supportate dai singoli Stati e dai suoi comparti produttivi.

 

Con questa approvazione, che ha visto una scontro tra Commissione e Parlamento europeo, si è ribadita l’importanza del voto degli europarlamentari eletti e non nominati, di fatto sancendo una vittoria per gli agricoltori europei.

 

“Il voto di oggi – afferma l’europarlamentare Salvatore De Meo, presidente della Commissione Affari costituzionali e anche lui componente della Commissione Agricoltura – è una vittoria per gli agricoltori europei. Abbiamo bocciato la logica sbagliata della Commissione, secondo cui per lavorare la terra in maniera sostenibile è necessario abbandonarla”.

“Forza Italia e Svp – ha aggiunto De Meo- hanno entrambe contribuito a bloccare il progetto della Commissione di ridurre le terre coltivabili, mentre Partito democratico e Movimento cinque stelle hanno cercato senza successo di farlo passare senza modifiche”.

 

Herbert Dorfmann ha espresso soddisfazione per il risultato del voto: “La proposta della Commissione è inadeguata a raggiungere gli obiettivi che si pone. Il mantenimento del territorio è chiaramente una nostra priorità. Ma per perseguire questo scopo bisogna agire innanzitutto a livello locale, dove si sa, meglio che a Bruxelles, quali sono gli interventi necessari”.

 

Dalle simulazioni sembra che l’Italia sia il quinto Paese contribuente con 216 milioni di euro, rispetto alla Francia, che risulta essere al primo posto con 2 miliardi di euro.

 

Dopo l’approvazione è seguito, con voto, il rinvio della proposta di Regolamento alla commissione Ambiente, cui dopo la sua approvazione tornerà all’Eurocamera per l’approvazione definitiva.

 

Subito dopo toccherà a tutti e 27 Stati membri individuare e quantificare le aree da ripristinare per ciascun habitat, salvaguardando il mondo agricolo, ma senza creare nuovi ostacoli per gli agricoltori.

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