BUDDUSO’ > Nonostante il web pulluli di racconti, leggende e interpretazioni inerenti la notte tra il 23 e 24 giugno, quella di San Giovanni, nell’occasione vorrei ricordare come si festeggiava tale ricorrenza a Buddusò.
La notte che precede la festa è considerata una notte magica, femminile, presieduta com’è dalla luna, che con i suoi influssi conferisce poteri straordinari soprattutto alle piante, ai fiori, ed alle erbe, attribuendo loro particolari virtù curative per i vari organi del corpo umano.
Dopo i rituali falò, i cui comparatici costituiscono legami indissolubili per tutta la vita, le donne si recavano in campagna per la cerimonia della legatura dei nastri, i quali venivano legati da ognuna attorno ad una pianta di lattuga selvatica, a Buddusò chiamata “trovoddha”.
Trascorsa la notte, all’alba, le donne andavano nuovamente in campagna e controllavano che insetto fosse rimasto intrappolato dai nastri all’interno delle piante.
Dal tipo di insetto traevano auspici circa il mestiere che avrebbe fatto il loro futuro marito.
Auspici, questa volta circa il nome del loro futuro marito, si traevano quando, dopo aver aperto il portone di casa, all’inizio della giornata, il nome del futuro marito sarebbe dovuto essere quello della persona che si incontrava per prima in strada.
La festa di San Giovanni resta comunque, di fondamentale importanza in un ambiente pastorale, non solo per le valenze esoteriche che comporta, ma soprattutto perché rappresenta la scadenza e il rinnovo dei contratti agrari.
