BITTI > Il sito archeologico di Romanzesu (nella foto) e i musei di Bitti stanno vivendo una stagione positiva per affluenza e partecipazione (presenze in aumento rispetto agli ultimi due anni) accogliendo centinaia di visitatori provenienti da diverse parti della Sardegna e oltre.
Scolaresche, gruppi organizzati, studenti universitari e turisti stanno animando con entusiasmo i percorsi culturali del territorio, segno di un rinnovato interesse per la storia, archeologia e tradizioni dell’isola.
Al centro di questo dinamismo si collocano tre luoghi simbolo del patrimonio culturale bittese, il sito archeologico di Romanzesu, immerso in un esteso bosco di sughere a pochi chilometri dal centro abitato, il MUBI-Museo della Civiltà Pastorale e Contadina, recentemente rinnovato con un allestimento multimediale, e il MMT-Museo Multimediale del Canto a Tenore, custode di una delle tradizioni sonore più profonde e identitarie della Sardegna, unico nel suo genere in tutta l’isola.
Parte importante del successo, nonché della valorizzazione dei suddetti siti culturali, è senza ombra di dubbio la sagace e accorta gestione affidata alla Cooperativa Istelai di Bitti, che da anni si occupa delle visite guidate, della divulgazione e della tutela di questo straordinario patrimonio.
Sono le scuole sarde, che per prime hanno risposto con grande entusiasmo all’opportunità di sfruttare un’offerta turistica così ricca e variegata.
Studenti di diverso ordine e grado, dalle primarie alle superiori, arrivano costantemente e sempre più numerosi da diverse parti dell’isola, per vivere esperienze formative capaci di unire la scoperta archeologica, l’ascolto della memoria orale e le tradizioni identitarie.
A Romanzesu si posso percorrere sentieri antichi tra templi, pozzo sacro, capanne delle riunioni e abitative risalenti all’epoca nuragica.
Accompagnati dalle guide della cooperativa si possono toccare con mano la complessità e la monumentalità della civiltà sarda preistorica, scoprendo il valore del sito archeologico non solo come testimonianza storica, ma come luogo vivo di conoscenza e appartenenza.
Grande successo di visitatori anche al MUBI-Museo della Civiltà Pastorale, oggi dotato di una struttura interattiva e multimediale che rende il percorso espositivo ancora più coinvolgente.
Fiore all’occhiello del nuovo allestimento è la presenza dei video-narrativi dell’antropologo bittese Bachisio Bandinu, che accompagna il visitatore con la sua voce calda e profonda, un racconto fatto di oggetti, parole e simboli.
I visitatori possono così soddisfare la loro curiosità e sete di conoscenza ascoltando le storie di un mondo pastorale e contadino che appartiene a un recente passato, restituendogli valore e importanza.
Il MMT-Museo Multimediale del Canto a Tenore, dedicato a una delle espressioni più emblematiche della cultura sarda – dichiarata Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO – offre, inoltre, un viaggio nella sonorità.
Attraverso schermi, registrazioni e testimonianze, i visitatori hanno così l’opportunità, più unica che rara, di avvicinarsi al canto a tenore, non solo come performance musicale, ma anche come rituale collettivo, fatto di ruoli, respiro comune e sonorità ancestrali.
Un linguaggio universale che sempre affascina i singoli visitatori, i gruppi e le scolaresche locali ma anche gli studenti universitari provenienti dall’estero che giungono in Sardegna per conoscere la sua storia, la sua lingua e le sue tradizioni più autentiche.
Accanto alle scuole sarde infatti, alcuni istituti e università europee scelgono sempre più la destinazione Bitti come meta didattica, inserendo il sito di Romanzesu e i musei nel quadro di programmi interculturali e progetti di studio sulla cultura mediterranea.
È un viaggio ricco e stimolante, che permette di sentirsi fieri del nostro incommensurabile patrimonio, fornendo a chi proviene da realtà e contesti diversi, nuove esperienze e riflessioni.
Ma le novità non si fermano qui.
Da qualche mese, infatti, la Cooperativa Istelai ha assunto la gestione anche del Museo Andrea Parodi del Comune di Osidda, un omaggio sentito e vibrante all’artista che ha saputo innovare la musica sarda mantenendone salde le radici.
Il museo raccoglie materiale audiovisivo, personaggi e testimonianze che raccontano il percorso umano e musicale di Parodi, ponte tra tradizione e modernità, simbolo di una Sardegna che sa rinnovarsi senza dimenticare chi è.
Tirando le somme, il successo di questi mesi conferma quanto sia importante investire nella valorizzazione culturale come strumento educativo, sociale e turistico.
Un segnale chiaro: la cultura sarda non è solo memoria, ma forza viva, capace di parlare al presente e di costruire il futuro.
