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A Quartu prende corpo un sogno: arrivano le spoglie di sant’Elena. (29)

Dopo due anni di intenso lavoro la Santa sarà in città dal 18 al 24 maggio

Conferenza stampa di presentazione

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Di Lorella Marietti

Due anni di preparazione, un impegno tenace alimentato da una speranza ardente e ora, finalmente, ci siamo: tutto è pronto per ospitare, dal 18 al 24 maggio, le Sante Reliquie di sant’Elena Imperatrice nella città sarda che porta il suo nome, all’interno della basilica a lei dedicata.

 

Come ha sottolineato il parroco Mons. Alfredo Fadda, è un evento di portata storica perché è successo solo un’altra volta, in 800 anni, che le spoglie della madre di Costantino lasciassero la laguna veneziana dove, fin dal 1211, sono custodite dal Patriarcato di Venezia nella chiesa a lei intitolata sull’isola di Sant’Elena.

 

È un evento di fede e devozione che coinvolge non solo la basilica e la città quartese, ma in qualche modo tutta l’isola. Sono infatti una decina le altre parrocchie sarde che hanno come patrona la santa imperatrice e saranno presenti numerosi gruppi e pellegrini provenienti dalle diverse parti della Sardegna.

 

La Santa, nota per aver ritrovato sul Golgota la croce e i chiodi della Passione di Gesù con la triplice iscrizione in ebraico, greco e latino, “viene a ricordarci il fondamento della nostra fede: Gesù Cristo crocifisso, morto e risorto” ha detto don Alfredo Fadda, che vede in questo evento pure “una ventata di novità” per “una riscoperta della fede e dei sacramenti”.

 

Si tratta di un evento unico anche per la città, ha aggiunto Rossana Perra, Assessora comunale alle attività produttive e valorizzazione del territorio, soffermandosi sul valore storico e culturale del lungo cammino compiuto dalle reliquie per arrivare a Quartu Sant’Elena. Infatti la città sarà la nuova tappa di un viaggio che si è snodato nei secoli, a partire da Roma, dove la Santa morì e fu sepolta, passando per Costantinopoli, dove il corpo venne trasferito, fino a giungere nel Medioevo a Venezia, da dove le Sante Reliquie sono uscite solo un’altra volta, nel 2017, per essere esposte ad Atene.

 

L’assessora e il parroco hanno parlato anche del legame tra la città e la sua Santa Patrona: il 14 settembre 1862, con delibera comunale, veniva aggiunto il nome di Sant’Elena a quello di Quartu, toponimo che indicava il quarto miglio della strada romana da Cagliari verso l’interno dell’isola. Un riconoscimento linguistico e geografico del culto cittadino della santa imperatrice, portato dai Bizantini che diffusero la devozione per i santi dell’Oriente cristiano.

 

Tornando alla macchina organizzativa, il parroco ha raccontato che si è messa in moto due anni fa con l’allora viceparroco don Gianmarco Lorrai e infine, grazie al Vescovo e al Patriarcato di Venezia, il progetto si è concretizzato proprio in concomitanza dei festeggiamenti di maggio in onore di sant’Elena, raccogliendo l’appoggio e la partecipazione di tutta la comunità quartese: le altre parrocchie e le realtà cittadine, l’amministrazione comunale, i numerosi collaboratori e le tantissime persone che si sono rese disponibili.

 

Del resto l’esposizione delle reliquie presenta problematiche organizzative non indifferenti, ben spiegate da Mons. Gianmatteo Caputo, sacerdote e architetto, Incaricato Triveneto per i beni culturali ecclesiastici e Delegato Patriarcale per i beni culturali del Patriarcato di Venezia.

Bisogna tener conto di tutto: dalle esigenze di tipo conservativo per la custodia e la tutela del bene in sé (ad esempio la sicurezza climatica e fisica delle spoglie), fino alla necessità di gestire l’ordine pubblico per via della grande affluenza di visitatori.

 

L’arrivo delle reliquie di sant’Elena rappresenta non solo un evento di forte spiritualità, ha continuato il sacerdote, ma è anche un momento profondamente umano, perché siamo davanti a un corpo vero, che dà concretezza a una presenza ricordata e celebrata nei secoli. Un corpo che è segno fisico e tangibile di un grande spirito e di una forte personalità.

 

La biografia di sant’Elena è infatti emblematica non solo per la sua parabola ascendente da taverniera a imperatrice, ma anche per gli altri aspetti della sua vita: donna indipendente che lavorava e che si sposò per amore accettando poi di essere ripudiata per ragioni di Stato, madre del futuro imperatore Costantino che la vorrà accanto a sé e che nel 313 riconoscerà la libertà di culto al cristianesimo, donna archetipo di etica e Stato che decise di utilizzare il tesoro imperiale per l’assistenza ai poveri, volitiva pellegrina ultrasettantenne in Terra Santa, archeologa ante litteram e, infine, una Santa ecumenica capace di unire idealmente la Chiesa d’Oriente con quella d’Occidente.

 

I cristiani custodirono il suo corpo, dice ancora don Gianmatteo Caputo, perché consapevoli dell’eternità del suo spirito e della sua testimonianza di fede. Questa consapevolezza torna a riproporsi oggi ed è importante sia per rivivificare la fede, sia per la dimensione umana della fraternità e dell’apertura alla comunione.

 

Al riguardo è interessante notare che, nelle comunità cristiane dei primi secoli, il culto dei martiri e dei santi derivava dal culto dei propri defunti, come se i primi facessero anch’essi parte della famiglia e della città, quasi a mettere in atto le parole di san Paolo: “voi siete concittadini dei santi e familiari di Dio” (Ef 2,19).

 

Un legame di comunione talmente stretto da spingere i primi cristiani a celebrare il rito eucaristico nei pressi delle tombe, specialmente quelle dei santi e dei martiri, per onorare la loro memoria e per chiedere la loro intercessione: un’usanza liturgica antichissima che, in un certo senso, tornerà attuale nei prossimi giorni per via delle numerose Sante Messe che saranno celebrate vicino alle spoglie di sant’Elena.

 

Per il programma completo: Pagina Ufficiale FACEBOOK della Basilica Sant’Elena Imperatrice – Quartu Sant’Elena – https://www.facebook.com/BasilicaSantElenaImperatrice

Immagine: Foto ANSA

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