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SASSARI – Inchiesta “Monte Nuovo”, indagati Mariotti, Temussi e Carboni

Il Rettore dell'Università di Sassari: " Non ritirerò la candidatura a sindaco"

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Di Redazione

CAGLIARI > Una svolta clamorosa quella che nelle ultime ore sta causando un vero terremoto giudiziario con risvolti negli ambienti politici regionali.

 

L’operazione “Monte Nuovo”, che nei mesi scorsi aveva portato all’emissione di decine di provvedimenti restrittivi, alcuni addirittura con la detenzione in carcere, ieri ha riservato un’ulteriore allargamento del numero delle persone coinvolte, con l’iscrizione nel registro degli indagati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del Rettore dell’Università di Sassari, Gavino Mariotti, del Direttore generale delle Politiche attive del Ministero del Lavoro, Massimo Temussi, e del Direttore generale della Asl del Medio Campidano, Giorgio Carboni.

 

La notizia ha destato scalpore soprattutto perché Mariotti è il candidato sindaco della coalizione di centrodestra alle prossime elezioni comunali di Sassari.

 

Una autentica “doccia fredda”, come ha definito lo stesso l’interessato la notifica del provvedimento giudiziario.

 

Nella conferenza stampa di stamattina, alla presenza dei rappresentanti dei partiti e delle liste che sostengono la sua candidatura a sindaco di Sassari, Mariotti ha dichiarato che “dopo aver consultato i vertici nazionali ho deciso di andare avanti e non mi ritirerò”.

 

Nonostante il pronunciamento del Tribunale del Riesame, che aveva escluso l’associazione di stampo mafioso e l’associazione segreta, la Direzione distrettuale antimafia di Cagliari chiude quindi con un autentico “coupe de theatre” l’inchiesta, confermando l’accusa di presunti rapporti illeciti tra criminalità organizzata, colletti bianchi ed esponenti delle istituzioni.

 

Nelle carte del fascicolo, il Rettore dell’Università di Sassari viene indicato dalla Procura distrettuale antimafia come tra i “promotori e organizzatori del sodalizio criminale che -stando sempre all’accusa- avrebbe persino favorito la sua elezione al vertice dell’ateneo”.

 

“Punto di riferimento nel mondo delle istituzioni, della sanità e del credito”, secondo il titolare dell’inchiesta, il Pm Emanuele Secci, Mariotti avrebbe “assicurato la sua incondizionata disponibilità ad agevolare gli affiliati e le persone contigue per la realizzazione degli obiettivi illeciti di volta in volta perseguiti, come ad esempio nomine dirigenziali nella sanità, assunzioni nella pubblica amministrazione, accesso privilegiato al credito bancario e agevolazioni nelle prestazioni fornite dal Sistema sanitario nazionale”.

 

L’indagine della Dda era partita nell’autunno scorso con grande scalpore mediatico.

E

rano finiti in carcere l’ex assessora regionale all’Agricoltura Gabriella Murgia e il medico Tomaso Cocco, primario di Terapia del dolore dell’ospedale Binaghi, oltre ad altre 11 persone, più 18 agli arresti domiciliari.

 

A Temussi e Carboni gli inquirenti contestano l’abuso d’ufficio e la rivelazione di segreto d’ufficio, il primo nella qualità di Commissario straordinario dell’Ats e il secondo come Direttore sanitario della medesima azienda regionale, “rivelando sistematicamente -si legge nelle carte- notizie concernenti il procedimento amministrativo relativo alla selezione interna per l’incarico di Direttore di Struttura di Terapia del dolore per i presidi ospedalieri unici di Olbia, Nuoro e Cagliari.”

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