NEWSARDE.IT Il quotidiano online della Sardegna

Logo Newsarde
Home Notizie Ambiente Sardegna TURISMO RURALE – Le “Spighe verdi” ancora assenti in Sardegna malgrado forte presenza di Blue Zone

TURISMO RURALE – Le “Spighe verdi” ancora assenti in Sardegna malgrado forte presenza di Blue Zone

È la certificazione di una migliore qualità della vita nelle aree rurali

CONDIVIDI

Di Salvatore Loriga

Non tutti sanno cosa sono le “Spighe verdi”, ma impareremo presto a conoscerle molto da vicino.

 

In parole molto semplificate, altro non sono che l’equivalente delle più famose Bandiere Blu, assegnate alle località turistiche o alle Bandiere Arancioni, assegnate alle località di montagna, ma che invece, in questo caso, vengono assegnate alle località turistiche rurali.

 

Agricoltura che viene finalmente messa come priorità, perché è proprio dal mondo agricolo, ossia dal settore primario, che deve iniziare la rivoluzione culturale.

 

Sono un riconoscimento nazionale, nato nel 2016, e conferito dalla FEE Italia (Foundation for Environmental Education) già nota per la gestione trentennale delle più famose “Bandiere blu” che, in collaborazione attiva con Confagricoltura ed altri enti, prendono in esame ben 67 indicatori che permettono di valutare le politiche gestionali del territorio di un Comune che promuove uno sviluppo rurale sostenibile e che sostiene la cura dell’ambiente e la difesa del paesaggio per una miglior qualità della vita.

 

Ossia vengono premiati, finalmente, i territori che sono belli e che viverci fa bene alla salute.

 

Riconoscimento che, della validità di un anno, può essere esposto con le bandiere sul comune premiato, così proprio come fanno le altre “Bandiere”.

 

Ma se si va nello specifico si vede che sono ancora poche le località che si fregiano di questa Bandiera. Infatti se nel 2022 sono state assegnate solo 63 bandiere in 13 regioni italiane, nel 2023 si è avuta una crescita e sono state assegnate 72 bandiere in 14 regioni, dove il Piemonte ottiene il maggior numero di riconoscimenti, seguito da Toscana e dalle altre regioni a seguire.

 

Se ben utilizzato il programma Spighe Verdi sarebbe un validissimo strumento capace di esaltare e valorizzare il patrimonio rurale, che permetterebbe di premiare il lavoro degli agricoltori ed allevatori del territorio.

 

Si esalterebbero sia le risorse naturali che enogastronomiche locali, ma anche le risorse culturali, e per far si che ciò avvenga serve solamente che vengano attuati alcuni passaggi fondamentali.

 

In primis è necessaria la volontà della pubblica Amministrazione, che abbia voglia di cimentarsi e di sottoporsi ad una valutazione di esterni sul suo comportamento gestionale dell’ambiente, ma serve anche la partecipazione della comunità e delle imprese, specialmente di quelle agricole ed agropastorali.

 

Candidarsi ed ottenere la certificazione “Spighe Verdi” vuol dire aver capito che l’ambiente agricolo è fondamentale e che senza di esso non si va molto avanti.

 

E la Sardegna, come è messa?

 

La Sardegna è assente da questa certificazione ambientale in ambito rurale, non perché viene bocciata, ma solo perché nessun Comune sardo ha mai proposto una sua candidatura, nonostante non sfigurerebbe assolutamente, anzi!

 

Infatti moltissimi Comuni sardi avrebbero la possibilità di poter usufruire di tale certificazione ed a testa alta.

 

Non ha caso in Sardegna, o meglio in tre aree storiche della Sardegna, quali l’Ogliastra, la Barbagia ed il Sud Sardegna, sono state identificate specifiche aree ed inserite nelle famosissime “blue zone” Aree del Pianeta, solo cinque a livello mondiale, in cui la speranza di vita è più alta rispetto alla media mondiale, certamente grazie a fattori genetici, ma anche e specialmente grazie a vari fattori ambientali ed allo stile di vita, prevalentemente alimentare.

 

Basterebbe che gli amministratori comunali sardi prendessero coscienza di tale possibilità e presentassero la loro candidatura per avere, la quasi certezza matematica, di essere riconosciuti meritevoli di tale certificazione.

 

Certificazione che valorizzerebbe il lavoro degli imprenditori agricoli locali, contribuirebbe a spostare il turismo verso le zone interne e creerebbe reddito aggiuntivo, cosa che non fa mai male, per i nostri imprenditori agricoli.

 

Basta veramente poco, ma considerato che tale possibilità esiste da diversi anni, probabilmente manca la volontà…… o c’è qualcos’altro?

 

Copyright © New Sarde

CONDIVIDI

Cerca

Articoli recenti