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Miele – Massima allerta per crollo di produzione in Sardegna

Molte aziende sono a rischio chiusura. Il mercato aiuta, ma le stagioni no

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Di Salvatore Loriga

E’ da poco uscito il Report dell’Osservatorio Nazionale Miele e Ismea che certifica, per il primo semestre 2023, un crollo medio della produzione di miele dal 75% al 100% a livello italiano, venendo a segnalare una vera e propria situazione di massima allerta.

 

Un settore importantissimo, non solo a livello economico, con una produzione di miele, nel 2022, di ben 144 milioni di euro, ma anche per l’impollinazione delle colture agricole e la preservazione dell’ecosistema e della biodiversità.

 

Ed in Sardegna le cose non vanno diversamente, rispetto alla situazione nazionale.

 

Infatti con 2.375 apicoltori e ben 58.451 alveari, come da ultimo censimento del 30.06.2023, la Sardegna non sfigura a livello nazionale, arrivando a produrre circa l’11% del miele italiano.

 

Attività che si pratica in tutte le Provincie della Regione, con la maggior parte di apicoltori concentrati nel cagliaritano e nell’oristanese, dove sono presenti sia i due Organismi Associativi riconosciuti, API.PRO.SARDEGNA e APIARESOS che TERRANTIGA, unica O.P. (Organizzazione di Produttori) operante nel settore.

 

Il crollo produttivo è stato determinato dall’evidente alterazione dei ritmi naturali, partendo dalla siccità, che ha avuto effetti negativi sulla maggior parte delle fioriture spontanee e coltivate, compromettendo in primis la produzione del mille millefiori, ma anche, a causa delle piogge torrenziali primaverili e di fine primavera, che hanno impedito alle api di bottinare e farle addirittura arrivare a consumare, per nutrirsi, il miele che avevano già prodotto, nonostante il ricorso, continuativo, alla nutrizione di soccorso adottata dagli apicoltori.

 

Crollo aggravato, almeno da noi in Sardegna, anche dai trattamenti fatti con la deltametrina per combattere le cavallette sugli erbai di erba medica, sulla e trifoglio, per i danni fatti alle piante dalle cavallette e alle stesse api dall’insetticida usato.

 

Senza dimenticarci tutti i danni creati dall’inquinamento e dai pessimi comportamenti dell’uomo, che stanno
creando un habitat sempre meno idoneo alla vita delle api.

 

L’utilizzo indiscriminato di fitofarmaci, insetticidi e diserbanti per le colture agrarie, hanno e stanno creando problemi sempre maggiori per le api, sia da miele che a quelle selvatiche.

 

Senza poi dimenticarci dei suoi antagonisti alieni, quali la vespa Velutina od il Calabrone gigante asiatico, predatori arrivati da diverse parti del mondo, dove hanno già distrutto centinaia di alveari delle specie autoctone.

 

Ulteriori problemi al settore che, se non si interverrà, potrebbero destabilizzare tutti gli equilibri dell’ecosistema che conosciamo.

 

Alla fine della giostra si ha che la produzione rilevata è stata di circa 8 Kg/alveare nel cagliaritano e nell’oristanese, con una produzione di miele ai minimi storici, rispetto ai 15/20 Kg di media.

 

Lasciamo al lettore il calcolo sulla percentuale di miele prodotto.

 

Ricordiamoci che le api sono le responsabili di circa il 35% della produzione di cibo a livello mondiale, oltre che ad essere i difensori della biodiversità, per cui il problema non è solo legato alla riduzione di produzione di miele, ma all’intero ecosistema che potrebbe avere problemi, e questa non è cosa di poco conto.

 

Pensiamo solo al fatto che se le api non impollinassero, sia le piante che i fiori non riuscirebbero a riprodursi, con la conseguenza che gli animali erbivori non avrebbero abbastanza cibo, con l’ulteriore conseguenza che anche il numero di animali diminuirebbe con una certa ed impressionante riduzione di cibo, anche per noi esseri umani.

 

Ecco perché un crollo di questo settore comporterebbe, automaticamente, la necessità, se non l’obbligo, di vigilare ed intervenire tempestivamente.

 

Un aiuto ci viene dato dall’applicazione dell’agricoltura biologica o verso scelte a basso impatto ambientale, dove l’eliminazione o la riduzione dell’utilizzo di prodotti chimici ha una forte incidenza sulla risoluzione dei problemi sopra segnalati.

 

Altro aiuto ci viene dato dalle disposizioni legislative regionali, anche di valenza comunitaria, in materia di apicoltura e che sono di estrema importanza, come l’adozione della nuova PAC, che attiva, nel Primo Pilastro, l’Eco-schema 5 impollinatori, con il supporto economico di 43,35 milioni di euro per il periodo 2023-2027.

 

Aiuto concreto, pari a 500 €/Ha per i seminativi e di 250 €/Ha per le colture arboree, che verrà erogato agli imprenditori agricoli che favoriranno le colture nettarifere per le api, con la diminuzione dell’uso dei pesticidi, al fine di ridurre drasticamente l’impatto che questi hanno su ambiente e biodiversità.

 

Inoltre nel Secondo Pilastro, che di fatto è il Complemento di Sviluppo Rurale (CSR), per la prima volta vengono introdotti dei premi per l’Apicoltura, con la misura agro ambientale ACA 18.

 

Naturalmente il tutto verrà sempre supportato dall’OCM miele, che continuerà ad essere attivo, e dalla Legge Regionale della Sardegna n° 19 del 24/07/2015 in materia di apicoltura.

 

Ed a tal proposito ricordiamo che la Sardegna è stata la prima regione italiana a legiferare in tal senso con la L.R. 13/54, a dimostrazione della sensibilità del legislatore sardo verso il settore, mentre le altre regioni italiane hanno iniziato a legiferare solo dopo il 1975 !

 

In conclusione, spesso si sente parlare di un eventuale di rischio estinzione delle api da miele, ma questa è un’affermazione ridicola, se non addirittura fatta in palese malafede.

 

Infatti l’ape da miele, Apis mellifera, non corre assolutamente il rischio di estinguersi, perché è una specie allevata dall’uomo che ha tutto l’interesse che proliferi, per avere una maggior produzione e reddito e che, per questo motivo, la coccola, l’alleva e la difende.

 

Caso mail il più grande rischio è la riduzione degli apicoltori, giustificato dalla minor redditività almeno per gli imprenditori puri, che come conseguenza avrebbe una minor presenza di alveari e conseguentemente di api nel territorio.

 

Considerato che l’apicoltura è fondamentale non solo per tutto il comparto agricolo e che esistono importanti strumenti legislativi a suo supporto e difesa, vista l’importanza strategica del settore, non è minimamente pensabile di affrontare l’argomento a compartimenti stagni, ma è fondamentale intervenire a vari livelli con un obiettivo organico e funzionale, quale il supporto reale alle aziende apistiche, sia per una loro sopravvivenza ma anche per una loro realistica redditività.

 

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