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LIBRI – “Abitare i luoghi dell’acqua” di Christian Giovanetti

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di Paqujto Farina

BITTI > E’ fonte intima di ispirazione, riflessione e osservazione scrivere su “Abitare i luoghi dell’acqua” di Christian Giovanetti a ridosso del 22 marzo. Ieri infatti ricorreva la giornata mondiale che annualmente celebra la preziosa e insostituibile risorsa in tutti i suoi possibili risvolti.

La prospettiva di lettura utilizzata dall’architetto di Bitti -pubblicata da LetteraVentidue Edizioni, 143 pagine, collana 01 Archeologie- parte dall’assioma storico che non esiste luogo abitato senza acqua e, anzi, la sua presenza contribuisce indissolubilmente a comporne i luoghi.

“La presenza dell’acqua risulta intimamente legata all’abitare, ne è espressione essa stessa.”

E’ attraverso il processo della composizione architettonica che è possibile giungere ad una “qualità spaziale” che parte dall’incontro tra due elementi: liquido e solido.

   Tre sono le direttici della ricerca di Giovanetti: l’archeologia, che sintetizza l’incontro tra gli elementi, il comporre, che produce qualità spaziale e il percepire, ovvero la manifestazione della qualità spaziale.

   L’auspicio dell’autore è quello di “osservare l’architettura dell’acqua all’interno delle dinamiche del progetto, considerandola non solo come elemento formale, ma, al contrario, come parte essenziale di esso e soggetta alle regole del comporre architettonico, come filo conduttore attraverso la storia.”

Lo scavo, un legame tra uomo e terra. Con l’ancestrale gesto di serrare le mani a coppa per scavare nella nuda terra, si determina il passaggio dall’uomo raccoglitore all’uomo agricoltore.

   E’ stato un semplice gesto, quello di piantare un seme in una buca e inondarlo di acqua, che ha sancito, circa 10 mila anni fa, la nascita di una nuova Era, la fine della preistoria. L’agricoltura fu l’impulso decisivo per la nascita delle primordiali forme di “vita collettiva”, e quindi il sorgere di villaggi e città, nelle quali si svilupparono organizzazioni sociali complesse. Una sorta di “battesimo appropriativo che ne sancisce un legame inscindibile, poiché diventa il luogo per la sua sopravvivenza e, per questo motivo, dell’abitare.”

   L’autore dedica un ampio approfondimento a due siti archeologici: quello di Romanzesu, sull’altopiano di Bitti, e il pozzo sacro di Santa Cristina, risalenti entrambi al XIII° secolo a.C.

Il Muro. Strumento per contenere. E’ fatto per distinguere un qui da un al di là. La costruzione del muro ha implicato, nella storia dell’uomo, un passaggio epocale, la presa di coscienza dell’uomo rispetto alla natura. Ha definito una separazione, non irreversibile, tra la sua opera e la natura.

   “Forse la prima costruzione in pietra è stata un muro, per proteggersi dal sole e dai venti, per fornire ombra e riparo (come il muro del pecile a Villa Adriana) o per delimitare un luogo o segnare un territorio.”

   Il muro si introduce nella natura, componendo lo spazio e producendolo con delle nuove misure che non sono più esclusivo appannaggio della natura, ma sono figlie dell’interpretazione dell’uomo sulle sue leggi. L’acqua si inserisce proprio in questo meccanismo ciclico di allontanamento e ritorno tra l’uomo, la sua opera e la natura, riducendo, in alcuni casi anche in forma violenta, questo rapporto.     

Villa Adriana. Di rilevante interesse è il capitolo – peraltro corroborato da magnifiche illustrazioni –  dedicato alla “Villa Adriana”, edificata dall’omonimo imperatore nell’arco di un decennio, tra il 118 e il 128 dopo Cristo. “E’ un palinsesto per la creazione di un’architettura con l’acqua in relazione allo spazio, come codice genetico delle opere delle grandi architetture” – scrive Giovanetti.

   “Adriano costruì una splendida villa, simile a un grande borgo. Restano ancora oggi le volte alte e i sublimi templi. (…) Lì veniva un tempo deviata l’acqua dell’Aniene, a portarvi refrigerio dagli ardori estivi. Il tempo ha sfigurato ogni cosa. Quei muri, che erano ricoperti di tappeti dipinti e di drappi intessuti d’oro, sono ora rivestiti d’edera. Pruni e rovi sono cresciuti dove sedevano i tribuni vestiti di porpora e i serpenti hanno invaso le camere delle regine. Quanto effimere sono le cose mortali.”

   Per l’autore, attribuire il significato ad “Abitare i Luoghi dell’Acqua”, vuol dire andare a riscoprire l’essenza stessa dell’architettura, le sue archeologie, svolgendo un percorso a ritroso, risalendo il corso della corrente ideale della storia andando alla “sorgente” di quella relazione tra individuo e luogo che è alla base del vivere.

 

Christian Giovanetti (1975), architetto, Ph.D. in Composizione Architettonica e Urbana. La sua attività di ricerca si concentra sulla qualità dello spazio architettonico come prodotto della composizione tra gli elementi materici e l’acqua e i suoi risvolti sulla percezione. Ha svolto attività di ricerca anche presso il Laboratorio di Storia dell’Architettura Metropolitana, occupandosi della tematica compositiva dei novenari sardi, da cui è scaturita l’opera monografica “Dormire presso gli Eroi”, per una “psicogeografia” liturgica dei novenari sardi.

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