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Sant’Antonio Abate, una tradizione tra falò e benedizione degli animali che oggi, a malincuore, non potremo celebrare.

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di Paqujto Farina

Il 17 gennaio è festa di Sant’Antonio Abate, protettore del bestiame e dei campi e beato del fuoco. La notte a cavallo tra il 16 e il 17 è quella in cui, secondo la tradizione, gli animali parlano. Ma non solo, è la notte dei falò, rito che abbraccia il sacro e il profano e che oggi, a malincuore causa Covid, non celebreremo. 

Sant’Antonio nacque a Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250 dopo Cristo, e a vent’anni abbandonò ogni avere e affetto per vivere nel deserto prima e sulle rive del Mar Rosso poi, dove per più di 80 anni condusse vita da eremita. Morì nel 356, a 106 anni, un’età straordinaria per quell’epoca, quando l’aspettativa di vita media era di 50-60 anni.

Pellegrini e bisognosi si recavano da lui, attratti dalla fama di santità che si stava diffondendo in tutto l’Oriente. Pare che anche l’imperatore Costantino e i suoi figli gli chiesero udienza.

Si dedicò alla cura dei sofferenti, compiendo guarigioni miracolose e praticando esorcismi, capace di sconfiggere le malattie più terribili, come quella che prende il suo nome, il fuoco di Sant’Antonio. Ecco perché spesso viene raffigurato con un bastone, il fuoco ai suoi piedi, un Tau e un maiale accanto a lui.

La leggenda del fuoco

E’ legata al momento che si vive a metà gennaio, quello in cui torna la luce, in cui il sole risorge sull’orizzonte portando vita e fertilità ai campi. Così come il solstizio o anche l’epifania, queste sono feste dedicate alla luce e al fuoco rituale. Si chiude un anno con un falò, si brucia il passato, si risorge, si rinizia dalla cenere, purificatrice e fertile.

Protettore degli animali

Nei secoli Sant’Antonio, si è anche trasformato nel Santo protettore degli animali. Tradizionalmente il 17 gennaio si benedicono gli animali in ogni cascina (oltre che nelle chiese) e di più: una leggende particolarmente suggestiva racconta che la notte del 17 gennaio gli animali possano parlare, e per questo è meglio stare lontani dalle stalle, perché sentire le conversazioni degli animali non è di buon auspicio.

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