NEWSARDE.IT Il quotidiano online della Sardegna

Logo Newsarde
Home PoliticaNotizie politica regionale Sardegna Sanità : alla ricerca dell’oculatezza del buon padre di famiglia.

Sanità : alla ricerca dell’oculatezza del buon padre di famiglia.

CONDIVIDI

di Pietro Corosu

La Regione è chiamata a riformare l’offerta sanitaria in tutto il territorio tra novità e ridimensionamenti.

 

La recente notizia del trasferimento della sede dell’Ares dal capo di sopra a quello di sotto, che ha destato reazioni di protesta e sdegno tra cittadini, rappresenta solo un problema di facciata e non di sostanza. Fare barricate sulla dislocazione del centro direzionale della sanità in Sardegna rappresenta un falso problema, sicuramente visibilità e carburante per costanti campagne elettorali e occasione per riempire spazi bianchi con fiumi d’inchiostro colorati con le più farneticanti teorie.

A detta degli addetti ai lavori la scelta voluta dall’ex governatore Pigliaru di fregiare Sassari come sede legale dell’ATS – oggi ribattezzata ARES a seguito della nuova riforma della giunta Solinas-  è stata solamente un pro-forma, un mero contentino per il capoluogo turritano che andava a perdere la sua storica Asl, tra le più grandi in termini di assistiti.        Ma rimase tuttavia incontrovertibile il fatto che le scelte e le decisioni importanti partissero sempre e solo da Cagliari.

L’intervento del sindaco di Sassari Nanni Campus di fatto sdrammatizza la questione sul domicilio fiscale dell’Ares e portano all’attenzione quelle che sono le reali problematiche del sistema sanitario del nord-Sardegna e le misure che urge adottare per il benessere del cittadino. Dello stesso tenore sono gli interventi del senatore Carlo Doria, che spinge verso quelle che sono le vere battaglie da compiere per il rilancio del territorio, e del presidente del Consiglio regionale Michele Pais, che sottolinea i diversi interventi in atto per efficientare alcune specialità del sistema sanitario del sassarese.

Le problematiche del nostro sistema sanitario che assurgono quotidianamente agli onori della cronaca sono tante e di varia natura. Liste d’attesa, carenza di personale medico infermieristico, intasamento endemico dei punti di primo soccorso e, non ultimo, il problema di natura logistica dovuto alla carenza infrastrutturale stradale che il cittadino deve affrontare per raggiungere il punto d’accesso ai servizi.

Non è nello stile di chi scrive e né nella logica della testata essere critici tout court nei confronti della politica, e né tanto meno giudici di azioni, siano esse politiche che amministrative.

L’intendimento è quello di voler essere, in qualche modo, suggeritori di prospettive.

La riforma del sistema sanitario regionale proposta, per quanto possa essere concepita nell’intento di porre una bandiera in alcuni comuni presso i quali latitano i servizi sanitari, appare un po’ romanzata sullo stile di Lewis Carrol; l’apertura di nuovi spoke e hub, ma soprattutto spoke, risultano un pochino fuori dalla logica delle tre E alla quale, volente o nolente, anche il sistema sanitario regionale deve adeguarsi. Viene inoltre d’obbligo la domanda: dove si andranno a reperire i medici per gli spoke se il nostro sistema è già in piena emergenza per garantire il funzionamento di reparti ad alta intensità e complessità?

Con l’apertura di ben 45 nuove case della salute, il nostro recente passato ci porta all’immagine del poliambulatorio, molto spesso austero, chiuso o, nel migliore dei casi funzionante al 50% per mancanza di personale, problemi di approvvigionamento di presidii e via dicendo. Parrebbe una forzatura voler istituire nuove strutture socio-sanitarie, in quanto sarebbe molto più corretto potenziare e mettere a regime ciò che è già presente nei territori. Di fatto i servizi che tali case di comunità andrebbero ad erogare non sono altro che una ripetizione di ciò che viene erogato da altri attori istituzionali (medici di medicina generale, servizio sociale comunale, sistema PUA/UVT).

Tali strutture avranno di fatto una funzione d’indirizzo, d’informazione e, marginalmente, una funzione di prestazione di servizi prettamente sanitari. Ciò crea delle perplessità per quel che concerne il costo del loro funzionamento; la norma prevede che in esse debbano operare i MMG, ovvero i medici di base coadiuvati dall’infermiere di quartiere ed inoltre figure del settore socio-assistenziale, quali psicologi, assistenti sociali ecc., quindi diverse figure professionali, ammesso e non concesso, che vi sia la reperibilità sul mercato del lavoro.

Il richiamo rivolto alla politica, è equilibrato ed essenziale, traducibile con un’unica frase: “i soldi del PNRR non sono eterni” e investire risorse senza che vi sia un ritorno in termini numerici nell’erogazione di servizi rappresenta un operazione di suicidio amministrativo.

Gli investimenti dovrebbero essere rivolti e mirati al potenziamento e all’efficientamento di quella che rappresenta già l’offerta sanitaria in Sardegna. Con la volontà politica si è dimostrato tante volte che si raggiungono risultati ragguardevoli, come ad esempio derogare l’utilizzo dell’ingente stanziamento per le case della salute.

Nelle maglie della bozza di Riforma, documento ben supportato da un’attenta analisi sociologica, non si intravedono minimamente quelle che sono le risorse finanziarie che vengono tolte dal bilancio regionale della sanità e destinate ad altre realtà del continente. E’ possibile che non si preveda, oserei dire, quasi campanilisticamente, una spesa interna al sistema sanitario regionale?

Non sarebbe il caso di ridurre l’esborso delle nostre Asl verso altre Asl e/o strutture convenzionane del centro nord?

Alla luce delle evidenti problematiche di funzionamento dei reparti nei più importanti presidi ospedalieri territoriali, il problema che maggiormente si rileva è quello legato alla mancanza di personale medico e infermieristico. A tal riguardo, alla chiamata a livello nazionale di ben 166 medici, hanno risposto alla data odierna circa un terzo degli stessi.

Nell’affermare che trattasi di un risultato positivo, proviamo a pensare se la nostra regione fosse supportata, oltre che da una forte spinta formativa proveniente dalle università, anche da un’attenta politica di investimenti sanitari a corollario di specialità già di gran successo, presenti con numeri pesanti in termini di prestazioni erogate. Con tale presupposto la Regione Sardegna sarebbe sicuramente costretta ad esperire pubblici concorsi o selezioni per titoli perché sicuramente le domande supererebbero le richieste.

Gli sforzi del Presidente Solinas e le sincere proposte collaborativo-solidaristiche dell’Assessore Nieddu, in qualche maniera stanno riuscendo a garantire i servizi. 

Dispiacerebbe tanto se la votazione in aula fosse pura prebenda di cecchini senza scrupoli.

I quali, non lamentandosi palesemente per propri interessi di campanile o personali per avergli ridotto l’ospedale di casa ai minimi termini, lo facciano nascondendosi dietro il muretto a secco.

 

 

CONDIVIDI

Cerca

Articoli recenti