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Pedalando verso il Futuro: Tasty Valley Bike e la Rinascita del Parteolla

Un modello di turismo lento che valorizza territorio, tradizioni e comunità attraverso percorsi ciclabili ed esperienze multisensoriali

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Di Redazione

In sei comuni della Sardegna meridionale, un ambizioso progetto di cicloturismo promette di trasformare un patrimonio naturale unico in destinazioni per viaggiatori consapevoli

 

È deliberatamente controcorrente l’idea di rallentare in un’epoca ossessionata dalla velocità. Eppure, in una sala gremita di funzionari comunali, imprenditori locali e giornalisti, il presidente dell’Unione dei Comuni del Parteolla e Basso Campidano, Maurizio Cuccu, ha presentato proprio questo: un invito a pedalare, non a correre.

L’occasione era la presentazione ufficiale di Tasty Valley Bike, un progetto che ambisce a ridefinire come i visitatori, e forse anche gli stessi abitanti, percepiscono questo lembo di Sardegna interna, dove sei comuni si distendono tra le colline: Barrali, Dolianova, Donori, Serdiana, Soleminis e Settimo San Pietro. Nomi che non competono per visibilità con le coste scintillanti che hanno reso celebre l’isola, perché non ne hanno alcuna intenzione. Qui si gioca una partita diversa.

Cuccu, facendo gli onori di casa con la compostezza di chi porta avanti un’eredità, ha inquadrato l’iniziativa come la continuazione di un percorso intrapreso dai suoi predecessori. “Questo non è un punto di arrivo,” ha detto, scegliendo le parole con cura, “ma un nuovo capitolo che deve essere alimentato, spinto. Vogliamo valorizzare il territorio verso un nuovo spirito di fruizione, lenta, contemplativa, rispettosa.”

L’aggettivo “lenta” ricorre spesso in queste presentazioni di turismo sostenibile, ma qui acquisisce un significato preciso. Il Parteolla non insegue il turismo di massa delle spiagge. La sua proposta è radicalmente alternativa: l’esperienza non mediata di un paesaggio che si rivela solo a chi è disposto ad attraversarlo con attenzione, che offre ricompense di natura diversa, più profonde, più durature.

 

Ivan Piras, sindaco di Dolianova, il comune più grande dell’Unione, ha sviluppato il tema con passione evidente. Parlando di una “nuova visione ambientalista,” ha legato la sostenibilità non solo alla conservazione ma al benessere personale. “Stiamo parlando di wellness,” ha sottolineato, “legato a una fruizione sana e intelligente del territorio.” L’equazione è chiara e perseguita con coerenza: rispetto dell’ambiente come via verso la salute dell’individuo.

 

Il sindaco di Barrali, Fausto Piga, ha adottato un tono più concreto, parlando della necessità di “gambe robuste” per il progetto, un’immagine appropriata per un’iniziativa incentrata sulle biciclette, e ribadendo l’impegno corale di tutte le amministrazioni a “intensificare la ricerca di risorse” per garantirne la longevità e ulteriori sviluppi infrastrutturali. Era la conferma di un fatto evidente: i sei comuni si muovono con una visione condivisa e un coordinamento che è già la prima vittoria del progetto.

 

Poi è toccato a Giampaolo Bruno dell’agenzia Inventiva, incaricata di dare forma concreta all’ambizione. Bruno, con l’entusiasmo di chi presenta qualcosa in cui crede profondamente, ha illustrato l’architettura del progetto.

Tasty Valley Bike poggia su tre pilastri, ha spiegato: esplorazione ciclabile e ambientale, cultura ed enogastronomia locale, valorizzazione del territorio e delle comunità. In pratica, significa una rete di percorsi ciclabili che intrecciano paesaggi naturali con soste presso cantine, frantoi, botteghe artigiane, i membri del “Club di Prodotto” Tasty Sardinia, presenti in sala, che hanno scommesso sulla capacità di questo progetto di portare non semplici clienti, ma viaggiatori curiosi e consapevoli.

 

L’identità visiva del brand riflette questa filosofia: un logo in arancione e blu navy dove una ruota di bicicletta è circondata da raggi che evocano sole e paesaggi. Il nome, Tasty Valley Bike, è in grassetto blu navy, seguito dal payoff “Due ruote Cinque sensi” in arancione. È un’immagine pulita, moderna, che promette esattamente ciò che offre: un viaggio multisensoriale dove ogni senso viene coinvolto, la vista sui paesaggi, il gusto delle eccellenze enogastronomiche, l’olfatto dei profumi della natura, il tatto del vento sulla pelle, l’udito delle narrazioni che accompagnano ogni pedalata.

Ma l’aspetto più distintivo del progetto, quello che lo posiziona all’avanguardia nel panorama del cicloturismo italiano, è l’integrazione digitale. Un portale web e un’app mobile, disponibili gratuitamente su iOS e Android, offrono mappe interattive, tracciamento GPS in tempo reale, informazioni su servizi per ciclisti, eventi ed esperienze locali.

La vera innovazione, però, sono le audioguide geolocalizzate. Mentre si pedala, l’app riconosce automaticamente la posizione GPS del ciclista e attiva narrazioni che raccontano storia, cultura, aneddoti, informazioni naturalistiche dei luoghi attraversati. È un’idea che trasforma radicalmente l’esperienza: ogni percorso diventa un viaggio culturale, dove il paesaggio non è solo sfondo ma protagonista narrato, dove ogni salita rivela una storia, ogni vallata nasconde una leggenda.

 

Bruno ha anche illustrato la strategia di comunicazione: una presenza attiva sui social media, Facebook come hub di dialogo, Instagram come album visivo, campagne promozionali online mirate, collaborazioni con content creator locali. L’obiettivo è costruire non solo un’infrastruttura fisica ma una comunità di appassionati che diventeranno ambasciatori spontanei del territorio.

Il progetto è finanziato attraverso il Piano d’Azione per la Coesione e l’istituzione del “Club di Prodotto”, fondi regionali europei che testimoniano il riconoscimento istituzionale della validità dell’iniziativa. Gli strumenti ci sono, la visione è chiara, l’impegno è tangibile.

Mentre i presenti si spostavano verso l’area caffè, le conversazioni rivelavano un entusiasmo palpabile. Gli imprenditori del Club di Prodotto discutevano di collaborazioni, i funzionari comunali sottolineavano la qualità dell’integrazione tra amministrazioni, i rappresentanti dei media prendevano appunti su questo modello di sviluppo territoriale che potrebbe fare scuola.

Ciò che emergeva con chiarezza, e che riempiva la sala di un’energia particolare, era la consapevolezza condivisa di essere parte di qualcosa che funziona: un modello di turismo che non sfrutta ma valorizza, che non consuma ma arricchisce, che non distrae ma connette profondamente visitatore e territorio.

 

Domandarsi se Tasty Valley Bike avrà successo è improprio, la presentazione ha dimostrato che le basi sono solide, la visione è chiara, gli strumenti sono pronti, piuttosto sarà interessante comprendere come questo modello potrà ispirare altri territori a ripensare il proprio rapporto con il turismo.

C’è un sito web funzionale, www.tastyvalleybike.it, dove i percorsi sono mappati, le esperienze descritte, l’APP pronta per essere scaricata. “Due ruote Cinque sensi” non è solo il payoff del progetto, ma la sintesi perfetta di un’esperienza che coinvolge ogni aspetto della percezione umana.

Perché l’avventura qui è già realtà. È stata costruita, narrata, resa accessibile. E proprio in questo sforzo consapevole e coordinato sta il vero significato del progetto: la dimostrazione che i territori che scelgono la propria strada, senza inseguire modelli altrui, senza competere su terreni che non gli appartengono, possono diventare destinazioni uniche, se qualcuno si prende la cura di valorizzarli con autenticità e intelligenza.

 

Mentre lasciavo la sala, un dettaglio continuava a risuonare: l’insistenza sul concetto di “gambe robuste.” Non come ammissione di fragilità, ma come riconoscimento onesto che questo tipo di turismo, lento, culturale, autentico, si basa su fondamenta solide. Richiede progettazione accurata, investimenti mirati, visione condivisa. Tutte cose che, a giudicare dalla presentazione, il Parteolla ha già messo in campo.

E forse è proprio questo che rende Tasty Valley Bike un progetto esemplare: non la promessa generica di un futuro possibile, ma la concretezza di un presente già operativo. Un territorio che ha scelto la propria identità, l’ha raccontata con gli strumenti giusti, e ora invita il mondo a scoprirla. Pedalata dopo pedalata, storia dopo storia, sapore dopo sapore.

In un’epoca di gratificazione istantanea, offrire un’esperienza che richiede tempo e attenzione per rivelare il proprio valore non è un limite. È una dichiarazione d’intenti. E, soprattutto, è una scommessa già vinta.

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