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Trump Annuncia Piano per Gaza, UE Sostiene Kiev con Droni, Moldova Vira a Ovest e Pentagono contro Cultura Woke

NOTIZIE DAL MONDO - Un riepilogo ragionato delle notizie internazionali

Notizie dal Mondo

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Di Nicola Rubiu

GAZA, PIANO TRUMP-NETANYAHU PER CESSATE IL FUOCO

Il presidente americano Donald Trump, d’accordo con il premier israeliano Netanyahu, ha annunciato presso la Casa Bianca un piano in venti punti per concludere le ostilità lungo la Striscia di Gaza. Cosa prevede il piano: un cessate-il-fuoco immediato, insieme alla liberazione di tutti gli ostaggi entro 72 ore cosí come la scarcerazione da parte israeliana di 250 ergastolani palestinesi e altri 1.700 imprigionati a seguito dell’attacco del 7 ottobre. Pertanto la richiesta avanzata direttamente ad Hamas sarebbe quella di rinunciare a pretese di controllo sulla Striscia e sul territorio limitrofo, ormai quasi del tutto sotto il controllo gerosolimitano; tale zona, stando al progetto appena presentato, deve essere affidata ad amministrazione tecnica con a capo un “Board of peace” guidato da Trump e Tony Blair. Non solo, la gestione del contesto securitario intorno a Gaza spetterebbe ad  una forza di sicurezza internazionale, dalla tutela dell’ordine e della ricostruzione allo smistamento degli aiuti umanitari. Eppure l’argomento che è passato in secondo piano, forse solo accennato, durante tale incontro al vertice è il possibile riconoscimento dello Stato di Palestina e del ruolo che in tal caso andrebbe a rivestire l’Autorità palestinese stessa. Questa infatti si è detta pronta ad accettare le richieste sopra elencate da parte americana pur chiedendo un anno di tempo per essere capace di adempierle tutte. Urge però prudenza e il si da parte palestinese non è segno di garanzia né di successo del negoziato, dunque della fine delle ostilità a Gaza. Per quanto infatti Cina e Russia si dicano favorevoli al piano, il problema del contesto politico e sociale interno a Israele è centrale negli sviluppi della vicenda medio-orientale. Le forze estreme che fino ad oggi hanno sostenuto l’esecutivo di Netanyahu, cioè gli ultraortodossi, hanno già bollato l’incontro a Washington un “clamoroso fallimento diplomatico” per Israele.

BRUXELLES, VON DER LEYEN: SUBITO NUOVI AIUTI A KIEV

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, insieme al segretario Nato Mark Rutte, ha confermato l’invio di aiuti finanziari a Kiev per continuare a sostenere lo sforzo bellico ucraino: “Un totale di 2 miliardi di euro sarà speso per i droni adesso. Questo permetterà a Kiev di crescere e di utilizzare appieno la sua capacità produttiva, permettendo anche all’Unione Europea di beneficiare di tale tecnologia”. La Von der Leyen non ha peró specificato la fonte di provenienza di tali aiuti. Epperò, di recente l’ex ministro della Difesa tedesco aveva accennato ad una “alleanza per i droni per l’Ucraina”, che si sarebbe potuta istituire partendo da un anticipo di 6 miliardi di euro di prestiti da parte dei membri del G7. Lo stesso Rutte, ex primo ministro dei Paesi Bassi, si è dimostrato favorevole all’”eccellente idea di  un muro di droni” in Europa orientale, lungo quindi il confine tra Nato e Russia. Nel mentre, proprio Zelensky ha dichiarato che i paesi occidentali del blocco atlantico, Canada compreso, dovrebbero spendere circa un miliardo di euro mensili in armi da inviare all’Ucraina. Il presidente ucraino fa cioè appello al sistema Purl (Prioritized Ukraine requirements list), meccanismo finanziario appositamente creato dagli Stati Uniti e annunciato da Donald Trump per coordinare la compravendita di armi americane in base alla capacità di spesa degli altri membri dall’Alleanza Atlantica.

ELEZIONI MOLDAVA, CONFERMATO ORIENTAMENTO FILOEUROPEISTA

La Moldova conferma il suo orientamento verso l’Unione Europea, con il partito filo europeista Pas (Partito di azione e solidarietà), il quale fa capo proprio alla presidente Maia Sandu, che ha ottenuto la maggioranza parlamentare con il 50,2% dei voti. Tale partito guadagna di conseguenza 55 seggi su 101 nella parte monocamerale: non essendoci alleanze di governo, il capo di Stato in carica si aggiudica la maggioranza assoluta. Situazione diversa invece per il blocco filorusso dell’ex presidente Igor Dodon, fermatosi cioè al 24,2% di consensi. Certo la Moldova arriva a elezioni generali in un clima a dir poco teso: decine sono stati infatti gli arresti di soggetti sospettati di vicinanza con Mosca e per questo accusati di essere filorussi, o addirittura cospiratori per conto del Cremlino, cosí come per lo stesso motivo l’estromissione di alcuni partiti di opposizione. Di sicuro l’appoggio di Bruxelles è stato importante, eppure centrale è stato il voto dei moldavi emigrati. Si contano ben 301 seggi all’estero, tra i quali due in Russia, che rappresenta storicamente il paese al centro di quella diaspora, e più precisamente proprio a Mosca, dove il governo ha messo a disposizione 10 mila schede e proibito il voto postale, per impedire che votassero circa mezzo milione di concittadini moldavi.

USA, HEGSETH AI MARINES: MAI PIÙ CULTURA WOKE NELL’ESERCITO

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno tenuto un incontro straordinario presso la base dei Marines di Quantico in Virginia. Sono stati convocati centinaia di ufficiali in modo da presentare loro la visione che ad oggi la Casa Bianca intende implementare all’interno delle Forze armate: nell’idea di questa amministrazione sarebbe necessario utilizzare centri urbani considerati dall’opinione pubblica “pericolosi” come luoghi di addestramento in caso di conflitto. Eppure a destare attenzione è stato in particolare il discorso di Hegseth, il quale ha apertamente parlato nel suo intervento di “invasione dall’interno”, “non diversa da un nemico straniero, ma più difficile in molti modi perché non indossa uniformi”, per poi chiarire: “Se non vi piace quello che dico potete lasciare la stanza, ma con voi se ne andrà anche il vostro grado”. Le parole del segretario alla Difesa sono infatti un chiaro attacco a quella che nel mondo americano viene definita “cultura woke“, denunciando cosí un diffondersi a suo dire pericoloso di atteggiamenti e mentalità non abbastanza marziali, al limiti dell’effeminatezza, criticando pertanto ad esempio le promozioni in base a quote etniche e di genere. Intervento conclusosi con il segretario stesso che ha stabilito che tanto l’arruolamento quanto l’avanzamento di carriera nell’esercito dovrà attenersi agli standard più elevati: “Se le donne ce la fanno, ottimo; se no, pazienza”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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