Percorrendo via Santa Croce, a Santulussugiu, ad un certo punto ci si imbatte in una delle tante case in pietra di cui è ricco il paese.
Al suo interno c’è la bottega di un sarto, “su mastr’e pannu”, come lo chiamano nel centro del Montiferru.
Sembra, e forse lo è, un luogo incantato, d’altri tempi.
Volte in pietra, bancone in castagno, macchina da cucire a pedali.
E gli immancabili sgabelli per gli ospiti.
E’ la bottega di “tiu Zuanne Pintos”, Giovanni Pintus, classe 1933.
Novant’anni ma portati benissimo.
In questi ultimi giorni, però, tiu Zuanne è un po’ in ansia.
“Non s’agattada prus panna”, non si trova più velluto.
E il velluto è ovviamente quello Visconti di Modrone.
Tiu Zuanne ormai cuce per parenti e amici, ma a cucire è la sua vita.
Fa il sarto da 76 anni e di smettere proprio non se ne parla.
La sua piccola bottega è un luogo di ritrovo, ci si va a “colare ora”, a trascorrere il tempo, a chiedere informazioni, ad aspettare l’arrivo del medico che sta di fronte.
Il grossista dal quale acquistava il ricercato tessuto ha chiuso i battenti e lui è preoccupato.
Ecco allora che il figlio Antonio si mobilita, coinvolgendo anche il fratello, che sta a Cagliari.
E finalmente riescono a trovare chi commercia il panno desiderato da tiu Zuanne.
“Mi raccumanno, panna Visconti di Modrone, niedda lisia”; mi raccomando velluto Visconti di Modrone, nero liscio.
E finalmente il sarto novantenne può riprendere a coltivare la sua pregiata arte del cucire, a stare nella sua bottega, da mostrare orgoglioso alle persone che si fermano a salutarlo.
A chent’annoso e prusu, tiu Zuà.
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