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Da Buenos Aires a Bonaria, la stessa Buona Aria. (49)

Sardegna simbolica - Una rubrica dedicata alla spiritualità del popolo sardo

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Di Lorella Marietti

Tra i tanti ricordi sul pontificato di Jorge Mario Bergoglio, non si può dimenticare la sua seconda visita pastorale, a soli sei mesi dall’inizio del suo papato, avvenuta a Cagliari il 22 settembre 2013 per rendere omaggio alla Madonna di Bonaria e incontrare il popolo sardo.

 

L’annuncio di questa visita venne fatto dallo stesso Francesco durante l’Udienza generale del 15 maggio 2013: «Desidero visitare il Santuario della Madonna di Bonaria a Cagliari, perché fra la città di Buenos Aires e Cagliari c’è una fratellanza per una storia antica».

 

Infatti il primissimo nome della capitale argentina, fondata nel 1536 dallo spagnolo Diego de Mendoza, è stato “Ciudad del Espíritu Santo y Puerto de Nuestra Señora del Buen Ayre”, nome che nella seconda parte si ricollega al culto sardo della Madonna di Bonaria.

 

In Sardegna questa devozione si era sviluppata in seguito al ritrovamento, sul litorale cagliaritano, di una statua in legno di una Madonna col Bambino che teneva in mano una navicella con un cero acceso. Secondo la tradizione era stata portata dal mare, nell’anno 1370, ai piedi del colle dove era situato il santuario custodito dai Frati Mercedari, originariamente dedicato alla Santissima Trinità e alla Madonna, che sarà poi ampliato e intitolato a “Nostra Signora di Bonaria”.

 

Il termine “Bonaria” derivava dal catalano “bon aire” (buona aria), nome con cui gli Aragonesi chiamarono il colle su cui edificarono quel primo santuario e la cittadella, fra il 1324 e il 1326, quando vi si insediarono per assediare il Castello di Cagliari e quindi porre fine al dominio pisano dopo la concessione del “Regnum Sardiniae et Corsicae” alla Corona d’Aragona da parte di Bonifacio VIII.

 

Perché era stato scelto il termine Bonaria-buona aria? Si riferiva semplicemente all’aria salubre come ha ipotizzato qualcuno? O rimandava a qualcosa di più simbolico e sottile?

 

Per rispondere a questa domanda può rivelarsi utile un viaggio a Siviglia, dove alla metà del Cinquecento Nuestra Señora del Buen Aire era la patrona di una Confraternita che riuniva i piloti, i nocchieri, i capitani e gli armatori delle imbarcazioni che salpavano verso il nuovo mondo.

 

Nel contratto firmato nel 1600 dalla Confraternita mariana e dal pittore Juan de Oviedo, si legge che la Madonna doveva essere raffigurata nella chiesa sivigliana con il Bambino in braccio e una navicella in mano (dunque come Nostra Signora di Bonaria), e in più seduta su un trono di nuvole in mezzo agli angeli «que parezca que està en el aire», cioè in modo che sembrasse stare nell’aria.

 

Allo stesso modo un altro pittore, il portoghese Vasco de Pereira, aveva dipinto per la chiesa della Confraternita sivigliana una Madonna col Bambino seduta sulle nuvole, questa volta in mezzo a san Giuseppe e sant’Anna.

 

Il tema della Madonna nell’aria è presente anche in Argentina in un dipinto realizzato verso la metà del Settecento per la chiesa di san Francesco a Córdoba, dove la Virgen del Buen Aire è seduta su un trono di nuvole e con la mano sinistra regge il Bambino, mentre con la destra tiene il modellino di un’imbarcazione.

 

Sempre in Argentina, nel Museo Histórico del Norte della città di Salta, un pannello ceramico del Settecento mostra la figura di Nuestra Señora del Buen Aire sulle nuvole, la quale tiene in braccio il Bambino con il globo terrestre, mentre nella mano destra regge il modellino di una nave insieme a una rosa.

 

Ma esiste anche una stampa settecentesca di contesto sardo che presenta la Madonna di Bonaria in un paesaggio celestiale tra le nuvole, con la corona sul capo, il Bambino in braccio e la navicella con la candela accesa in mano, ossia l’iconografia classica della statua rinvenuta a Cagliari, accompagnata dal cartiglio «Santa Maria del Buen Aire patrona del Reino de Sardenya».

 

Queste iconografie, descritte da Sara Caredda nel suo saggio “Nostra Signora di Bonaria tra Sardegna, Spagna e Argentina”, mostrano i diversi collegamenti con la Madonna del santuario cagliaritano, il cui culto si diffuse nel corso del Cinquecento tra i naviganti di tutte le nazionalità e i tanti pellegrini che lasciavano ex voto (tavolette e quadretti illustrati, ma anche modellini di navi, timoni, vele, gomene) a testimonianza delle innumerevoli grazie di protezione e soccorso ricevute durante i viaggi in mare.

 

Bisogna però spostarsi in Portogallo per provare a comprendere il legame tra l’aria e la Madonna, perché qui esiste il culto di Nossa Senhora do Ar (Nostra Signora dell’Aria), dichiarata patrona dell’Aeronautica della Lusitania (antico territorio iberico-portoghese) da Giovanni Paolo XXIII con la Lettera Apostolica Aligera cymba del 15 gennaio 1960.

 

La devozione portoghese verso Nostra Signora dell’Aria era diffusa già da tempo e, cosa molto significativa, questa Madonna era stata messa in relazione con la figura dell’Assunta in Cielo da due diversi Cardinali Patriarchi di Lisbona e Ordinari Castrensi.

 

Il primo, D. António Mendes Belo, aveva precisato al popolo portoghese che Nostra Signora dell’Assunzione poteva anche essere invocata come Nostra Signora dell’Aria. Il secondo, D. Manuel Gonçalves Cerejeira, aveva riferito alla Santa Sede che tutte le cappelle dell’Aeronautica Militare del Portogallo erano dedicate alla Madonna e in esse si venerava «una Sua immagine che rappresenta il mistero della Sua Gloriosa Assunzione, gli aviatori la chiamano ‘Nossa Senhora do Air’».

 

Nell’arte questo collegamento è sempre stato visibile: ad esempio nel dipinto cinquecentesco del Carracci dedicato all’Assunta in cielo, Maria è letteralmente in volo e obliqua nell’aria come a imprimerle maggiore velocità e leggerezza; ancora più sorprendente è il dipinto del Correggio nel duomo di Parma, che mostra l’Assunta e gli angeli in un vertiginoso vortice nell’aria.

Del resto l’arte, così come la sensibilità popolare, hanno anticipato di secoli il dogma dell’Assunzione di Maria che sarebbe stato proclamato da Papa Pio XII nel 1950.

 

In tale ottica l’iconografia di Nostra Signora di Bonaria può essere vista come un’espressione della Madonna in Gloria (e dunque assunta e incoronata in cielo) col Bambino in braccio, tema derivato dalle antiche icone bizantine che la raffigurano come Sovrana celeste che regge il Bambino benedicente.

 

Anche il nome Bonaria-Buona aria, accostato al tema dell’Assunzione, può evocare le altezze dello spirito, dove si respira l’aria pura della vita soprannaturale e della gloria celeste.

 

Visto, però, che il culto di Nostra Signora di Bonaria è legato in modo particolare al mare e alla protezione dei naviganti, resterebbe ancora da chiarire il passaggio concettuale dall’acqua all’aria, dai marinai agli aviatori.

 

Un dilemma che sembra risolversi se si considera che, inizialmente l’Aeronautica militare faceva parte della Marina. Ma potrebbe anche esserci una ragione ricavabile dalle Scritture.

 

Infatti per i mistici e gli esegeti la Madonna è prefigurata simbolicamente in un versetto del Libro dei Re (18, 41-46) che unisce acqua e aria: quello in cui il profeta Elia vede salire dal mare una piccola nube bianca che cambierà il corso degli eventi.

 

 

Immagine: La preghiera di Papa Francesco a Nostra Signora di Bonaria, fonte web: Facebook Radio Maria.

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