di Giampaolo Bruno
QUARTU SANT’ELENA – “Il turismo è il petrolio della Sardegna.” “Il turismo non funziona perché non si <<promoziona>> bene il territorio.” “Il territorio non è solo coste e spiagge, abbiamo un entroterra ricco di storia e tradizioni.” “Manchiamo di programmazione, ogni anno si spendono pochi soldi e inutilmente per fare promozione.”
Queste alcune delle frasi fatte che sistematicamente e ripetitivamente si sentono mormorare o declamare, a seconda del contesto, pubblico o privato, in merito allo stato di salute del turismo della nostra Isola.
Massimi sistemi, cose che riguardano altri ambiti, ben lontani dal sentire della nostra testata, nella quale facciamo semplicemente da osservatori e da cantori di cose sarde che ci siamo impegnati a raccontare con una prospettiva positiva, lasciando lamentazioni e mugugni ad altri.
A tal proposito, voglio raccontarvi di uno strumento tecnologico, utile per una promozione territoriale tout court, che sta diventando un passe-partout per esportare e presentare con estrema facilità, qualsiasi attrattore, sia esso ambientale o culturale.
Uno strumento che, alla nostra terra, storicamente isolata ma, se vogliamo, anche magnificamente isolata, porterebbe visibilità, notorietà, reputazione, interesse e partecipazione che pochi altri medium riescono a restituirle.
Newsarde ha incontrato chi vive di e per la realizzazione di questa tecnologia, ovvero una piccola azienda Sarda che ha preferito prendere sede a Quartu Sant’Elena, anziché seguire l’onda delle varie “Silicon Valley” sparse per il globo, realizzando grandi cose, utilissime per esportare l’Isola nel mondo.
Si parla di Realtà Virtuale, una tecnologia in costante evoluzione che ha raggiunto un livello di perfezione straordinario e che, utilizzata con criterio e buon senso, rappresenta una potentissima macchina da promozione.
L’azienda, invece, si chiama SjmTech, figlia di un surfista con la matita “pesante” e di uno spietato domatore di tecnologia: Jorma Ferino e Massimiliano Mallus.
L’idea alla base del loro lavoro è sostanzialmente molto semplice: “utilizzare le piattaforme con cui si generano videogames per ricreare il Mondo in 3D”.
Sembra un gioco ma è una cosa maledettamente seria.
“Avrete sicuramente sentito parlare di edutainment, di gamification, sono due aspetti di come i fondamentali del gioco, stiano oramai contaminando ambiti che mai avrebbero immaginato di essere colonizzati dal gioco e dalla tecnologia afferente al gioco, e questo vale sia per il settore turistico, che per qualsiasi altro settore che voglia usare forme di marketing innovativo” queste le parole di Jorma Ferino, dei due soci il surfista.
“Oggi nessun settore merceologico può prescindere dalle nuove tecnologie, e se queste hanno l’immediatezza e il coinvolgimento di un’esperienza immersiva 3D, il risultato è assicurato.”, dice Massimiliano Mallus.
Ma le potenzialità sono veramente infinite e difronte a una platea potenziale tanto ampia si può proporre veramente di tutto.
Perché dunque non trasportare porzioni della nostra terra in giro per il mondo, permettendo a potenziali utenti di assaggiarne la bellezza attraverso un’esperienza immersiva con la realtà virtuale?
È da qualche anno che la SjmTech, si occupa di “viaggi nel tempo”.
“Grazie alla tecnologia creata per la produzione dei videogiochi, abbiamo reso possibile, indossando un visore 3D, passeggiare in prima persona sopra una via romana o vivere l’approccio alla costa a bordo di una nave punica o ancora, esplorare un Nuraghe in tutto il suo splendore originario.”
Una modalità di divulgazione culturale innovativa e terribilmente coinvolgente, che può rendere l’universo del patrimonio culturale dell’umanità “POP” e alla portata di tutti, un’intuizione, che, attraverso i loro manufatti, ha creato incredibili strumenti di promozione, coinvolgenti, trasportabili e universali.
La SjmTech affiancata da un team di partner, ha creato un sistema di valorizzazione del patrimonio storico regionale, proponendo ai gestori del patrimonio storico – archeologico, un modello di business consistente nella realizzazione di un insieme di applicazioni in tecnologia VR, che ricostruiscono scientificamente le più importanti opere architettoniche dell’archeologia sarda, generando un sistema di “attrattività aumentata” con una conseguente forte ricaduta per i territori circostanti.
Le possibilità di declinazione di queste applicazioni agli attrattori naturali o ad altre realtà non ancora “rovinate” dai secoli, sono innumerevoli, spaziando in contesti che abbracciano l’intrattenimento, la didattica, la promozione e l’accessibilità inclusiva.
“Una rivoluzione concettuale che travalica il vecchio supporto cartaceo, che, pur realizzato a regola d’arte, rimane uno strumento freddo e statico. Camminare, seppur virtualmente, su una delle nostre meravigliose spiagge o abbozzare un trekking in Supramonte, grazie ad un visore VR comodamente seduti in poltrona a New York, è ben altra cosa che sfogliare una brochure e guardare le foto. Il processo di scoperta e di appagamento è pari a quello di un videogioco e particolarmente funzionale alla vendita di un territorio.”
“Il successo ottenuto negli scorsi anni a Londra, Colmar e Berlino ci hanno spinto ad indirizzare la barra in questa direzione, per questo motivo abbiamo creato un gruppo di lavoro insieme a professionisti del marketing e del design che condividono la nostra vision, con cui a breve presenteremo un nuovo progetto di promozione territoriale che sarà un unicum per completezza e suggestione.”
È difficile lasciare la loro “factory”, passerei ore a compiere esplorazioni virtuali con i loro strumenti, e quando ci lasciamo, riesco a strappare la promessa che Newsarde sarà la prima testata che verrà informata della presentazione di questo nuovo percorso di promozione della Terra Sarda.
