C’era da aspettarselo.
La siccità ha colpito ancora e la Sardegna, ma anche le tre principali regioni olivicole d’Italia, Puglia, Calabria e Sicilia in testa, sentono il colpo.
Dati non campati in aria, ma ufficializzati in occasione del G7 Agricoltura, tenutosi dal 26 al 28 settembre in Sicilia, quando con voce unanime Coldiretti, Unaprol e Ismea hanno presentato le stime per il 2024.
Ma anche per la FOOI – Filiera Olivicolo-Olearia Italiana– l’annata olivicola 2024/25 partirà con molte incognite, legate agli effetti negativi delle alte temperature estive ed alla siccità.
Anticipo di 15/20 giorni, a causa del caldo eccessivo che ha accelerato la maturazione delle drupe, con una produzione attesa di soli 224 milioni di chili, che fa precipitare l’Italia al 5° posto nella classifica dei paesi produttori.
A dare il colpo di grazia è la previsione di produzione, più che dimezzata rispetto all’anno scorso, per la regione Puglia, con percentuali simili alle altre due regioni sopra citate, che da sole producono l’80% della produzione olivicola italiana.
Certamente le regioni del Centro Nord presentano un aumento della loro produzione, ma non potranno mai compensare il crollo presente nel Mezzogiorno d’Italia.
Guardando più da vicino la nostra realtà, la prolungata assenza di precipitazioni nell’intera isola, più che altro nella costa orientale, dove c’è stato un forzato fermo irriguo da parte dei Consorzi di bonifica, ha creato un forte stress idrico alle piante, nonostante una buona allegagione, cui è seguita una elevata cascola del mese di giugno e luglio, non fisiologica, ma giustificata della evidente siccità.
Da questo punto, per evitare ulteriori crolli produttivi, e per garantire una maggior equità nel mondo produttivo agricolo lo stesso vertice G7 Agricoltura si è impegnato, nel suo documento conclusivo e votato all’unanimità, di cercare intervenire nei cambiamenti climatici.
Ed è proprio in quest’ottica che le varie agenzie ed enti settoriali hanno chiesto un’accelerazione nella realizzazione del piano di invasi, anche con pompaggi, per una più attenta gestione della risorsa idrica programmata, senza la quale l’olivicoltura italiana non potrà, nel lungo periodo e con il perdurare di questa situazione, più garantire una produzione costante e di qualità.
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