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AGRICOLTURA DI PRECISIONE – Quale futuro in Sardegna?

Con il nuovo bando Precision Farming appena pubblicato possibile cambio di gestione nelle aziende

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Di Salvatore Loriga

L’Assessorato all’Agricoltura e Riforma Agropastorale della Regione Sardegna ha appena pubblicato il bando della Misura 4.1 – Sostegno alla investimenti nelle aziende agricole per l’adozione di tecniche di precision farming e agricoltura conservativa, con la possibilità di presentare le domande dal 10 novembre 2023 al 31 gennaio 2024.

 

È un’opportunità per l’innovazione reale delle aziende agricole sarde, ma con un budget a disposizione molto risicato, che ne limita le sue reali potenzialità.

 

Ma cosa è la precision farming, detta anche agricoltura di precisione o agricoltura 4.0 e che utilità potrebbe avere per chi lavora in campagna?

 

Di fatto si utilizzano diversi nomi e definizioni per dire la stessa cosa, ed infatti la sostanza non cambia.

 

In parole molte semplici l’agricoltura di precisione è un sistema integrato e molto innovativo, basato sulla tecnologia, partendo da dati aziendali per arrivare alla produzione, progettato per valorizzare l’efficienza e la produttività, facendo in modo di applicare il giusto trattamento nel luogo e nel momento giusto.

 

É un nuovo mezzo fornito agli imprenditori agricoli per monitorare la catena di produzione, adattando le strategie di gestione e poter gestire ad esempio l’efficacia di fitofarmaci e fertilizzanti, per monitorare ed incrementare sia la quantità che la qualità dei prodotti agricoli, ma anche la maggior redditività della produzione agricola, a lungo termine.

 

Si basa sugli strumenti messi a disposizione dall’attuale tecnologia, come GPS, soil scanning, gestione dati e tecnologie lcT, cioè dell’informatica e della comunicazione.

 

Lavora utilizzando le diverse fonti dei dati a disposizione, così come i software per la loro analisi e valorizzazione, spesso anche se noi non ce ne stiamo accorgendo, in quanto di uso sempre più comune e molto familiari.

 

Abbiamo già detto che le fonti dei dati sono molteplici, e in uso quotidiano agli imprenditori che le usano per la naturale gestione dell’azienda, come trattrici, attrezzature agricole, macchine operatrici semoventi (come le mietitrebbie o le trince), centraline meteo, come anche le immagini in RGB o multispettrali scattate da droni e dai satelliti o addirittura come i dati presenti nelle fatture elettroniche di acquisto/vendita e nelle ricette veterinarie, oltre a molteplici altre fonti indipendenti, senza contare quelle che può inserire direttamente l’imprenditore, utilizzando ad esempio il suo registro di campagna.
Fonti gestite da strumenti di controllo, che misurano cosa sta’ realmente succedendo in campo e che forniscono molteplici indici e parametri.

 

Per fare un semplice esempio, pensiamo al sole che emette delle radiazioni a differente lunghezza d’onda e frequenza che, in diverse bande, vengono assorbite dalla vegetazione e che a sua volta ne riflette quota parte, in funzione delle sue condizioni vegetative.

 

Sono questi i “riflessi” che vengono letti dai droni o meglio dai satelliti, anche ogni 5 giorni, e che vengono analizzati per dare lo stato “fisiologico” della vegetazione, o la mappe di uso del suolo, della semina od addirittura della probabile resa.
Certamente sono strumenti tecnologici che ci aiutano a capire e prevedere in anticipo, grazie anche alle previsioni meteo, quando si svilupperanno alcune fitopatie od attacchi di particolari insetti, o i fabbisogni nutrizionali delle piante od il momento ottimale per l’irrigazione, come anche a livello zootecnico, dove con particolari boli alimentari, si analizzano le esigenze di un gregge di ovini o addirittura di singoli capi bovini.

 

Certamente non bisogna mai trascurare altri strumenti di controllo quali l’immancabile osservazione diretta in campo, cosi come anche l’analisi fisica, chimica e microbiologica del suolo, e le indispensabili stazioni agrometeo che con i loro sensori pioggia, della temperatura del suolo, dell’umidità del terreno e sulla velocità del vento permettono di far avere dati essenziali per una corretta analisi.

 

Da qui è facile capire anche le molteplici soluzioni applicative, come avere anche mezzi a guida completamente automatica, dove ad esempio la correzione della traiettoria automatica di una trattrice elimina lo scarto di tempo legato alla reazione dell’operatore, come anche le minori sovrapposizioni dei trattamenti, con un netto miglioramento della precisione finale dell’area trattata con conseguente risparmio di tempo e di denaro.

 

Il problema principale è che, con questo nuovo modello di gestione, si hanno a disposizione una enormità di dati, spesso complessi, che però, molto spesso, non dialogano tra di loro, ossia non riescono a scambiarsi le informazioni e restano a se stanti, senza nessuna possibilità di una loro valorizzazione globale, ossia non sono interoperabili e non sempre si riesce a sbloccare il vero potenziale dell’agricoltura 4.0.

 

Certamente avere sempre dati che possano sempre lavorare tra di loro semplificherebbe, e di molto, la vita all’imprenditore agricolo, intervenendo ulteriormente ad abbattere i costi ed aumentare la redditività, come anche a ridurre la burocrazia, ma aiuterebbe anche il consumatore finale, che avrebbe una maggior garanzia di tracciabilità per una miglior sicurezza alimentare.

 

Ad esempio, in ambito zootecnico, si potrebbe benissimo realizzare un’integrazione dei vari dati di filiera del latte ad uso alimentare, dal campo alla stalla per arrivare fino al consumatore finale, che tramite il numero di lotto avrebbe la possibilità di risalire ai dati del latte acquistato, con una semplice piattaforma blockchain.

 

Piattaforma che permetterebbe, a livello informatico, di gestire ed aggiornare, in maniera univoca, i dati e le informazioni relative, in maniera aperta e condivisa, senza che nessun operatore possa intervenire manualmente a modificarne i dati, a maggior garanzie verso l’esterno.

 

Alla luce di quanto esposto, è evidente l’enorme potenzialità di crescita che hanno le aziende agricole, se riuscissero a sfruttare la recente pubblicazione del bando del PSR Sardegna, Misura 4.1 precision farming, per agevolare la conduzione agricola, ridurre i costi di gestione, aumentare la redditività e garantire sempre più il consumatore finale.

 

Tecnologia che però non deve essere implementata per il solo mondo agricolo, ma per tutta la filiera, ossia anche dal trasformatore e dal trasportatore, per arrivare al consumatore finale, al fine di far partecipare, a questo enorme vantaggio, offerto dalla tecnologia, a tutti gli attori della filiera.

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