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Nostra Signora di Bonaria e le altre Madonne venute dal mare. (28)

Sardegna simbolica - Una rubrica dedicata alla spiritualità del popolo sardo

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Di Lorella Marietti

Molti dei santuari mariani disseminati lungo le coste italiane sono nati in seguito al ritrovamento di statue (o simulacri) della Madonna col Bambino provenienti dal mare, che viaggiavano su navi straniere e facevano parte del carico disperso a causa di tempeste o naufragi.

 

È il caso di Bonaria, il santuario cagliaritano dei frati Mercedari che ospita la bella statua in legno di Nostra Signora di Bonaria con il piccolo Gesù tra le braccia, trovata il 25 marzo 1370 sulla spiaggia davanti al colle, all’interno di una cassa portata dal mare.

 

Alta un metro e 56 centimetri, ricavata da un unico pezzo di carrubo e rifinita con molta cura, la Madonna di Bonaria è stata da subito oggetto di grande devozione e nel 1907 è stata proclamata patrona massima dell’isola di Sardegna da Papa Pio X.

 

Dal punto di vista storico i rinvenimenti di questo tipo, avvenuti sui litorali in un arco di tempo che va dal VI al XVII secolo, si spiegano con il frequente trasporto navale di opere d’arte cristiane per evitarne il saccheggio e la distruzione, specialmente durante le invasioni barbariche dell’Alto Medioevo, l’espansione dell’Islam e anche la lotta iconoclasta scatenatasi in Oriente contro le immagini sacre.

 

Dal punto di vista biblico si può anche notare che l’arrivo dal mare dei simulacri mariani ha un curioso legame con il significato del nome “Maria”, che nelle originarie lingue semitiche contiene la radice etimologica di “mare”.

 

Infatti, in aramaico, Maria (Maryam) significa “goccia di mare” (da mar-goccia e yàm-mare), mentre l’ebraico Myriam rimanda alle parole “maestra e signora del mare”, significato che farà dire a sant’Ambrogio (+397): «Maria è la Maestra e la Signora del mare di questo secolo, che Ella ci fa attraversare conducendoci al cielo» (Exhort. ad Virgines).

 

Allo stesso modo il titolo “Stella del mare” (Stella maris), con cui la Madonna è spesso invocata, riprende questa connessione con il mare secondo san Gregorio Taumaturgo (+270), sant’Isidoro di Siviglia (+636) e san Girolamo (+420), anche se alcuni studiosi ritengono che quest’ultimo, in realtà, non abbia interpretato il nome come “stella del mare”, ma come “stilla maris”, cioè goccia del mare.

 

In tutti i casi la presenza della radice di “mare” nel nome di Maria ha suggerito ai cristiani molti paragoni spirituali: ad esempio Pietro di Celles (+1183) chiama Maria “mare di grazie”, così come Luigi Maria Grignion de Montfort (+1716), scrive: «Dio Padre ha radunato tutte le acque e le ha chiamate mare, ha radunato tutte le grazie e le ha chiamate Maria» (Vera Devozione, 23).
San Bonaventura (+1274), commentando allegoricamente il passo biblico «tutti i fiumi entrano nel mare» (Qohelet 1,7), dice che tutte le grazie (= tutti i fiumi) avute dagli angeli, gli apostoli, i martiri e i santi sono confluite in Maria, il mare di grazie.

 

Per i Padri della Chiesa, Maria è anche la «piccola nuvola» che «sale dal mare» per porre fine alla carestia: un’immagine contemplata dal profeta Elia nel Primo Libro dei Re (18,44), che è stata interpretata come figura dell’Immacolata che porta al mondo le acque spirituali della grazia per mezzo del figlio Gesù. Una missione che Maria continua a compiere nel corso dei secoli: infatti, come osservava lo scrittore Giovanni Papini (+1956), la più terribile carestia, oggi, è la carestia di santi.

 

Il magistero della Chiesa ha ripreso e formalizzato questa interpretazione nell’Enciclica Ad diem illum laetissimum (1904) di Papa Pio X, inserendo la piccola nube nella lista delle immagini dell’Antico Testamento in cui è annunciata profeticamente la Madre insieme al Figlio: «Noi vediamo che nelle sante scritture, ogni volta che ci è profetizzata la grazia che ci deve giungere, quasi sempre il Salvatore degli uomini vi appare insieme alla sua santissima Madre […] Maria è oggetto del pensiero […] di Elia, che vede la piccola nube che sale dal mare».

 

E poi, circa la continua attualità di questa profezia biblica, il Papa aggiunge: «Che appartenga alla Vergine, a Lei soprattutto, di condurci alla conoscenza di Cristo, non si può dubitare […] nessuno al mondo quanto Lei ha conosciuto a fondo Gesù; nessuno è miglior maestro e miglior guida per far conoscere Cristo. Di conseguenza, come abbiamo già accennato, nessuno è più efficace della Vergine per unire gli uomini a Gesù».

 

Pensando, allora, ai santuari mariani costieri come luoghi della grazia divina, fondati proprio sul rinvenimento di Madonne con il Bambino provenienti dal mare in epoche e luoghi diversi, si potrebbe dire che ogni ritrovamento rappresenta un continuo compimento della profezia biblica sulla nube-Maria, che viene dal mare per far piovere le grazie del Figlio e portare ristoro ogni volta che c’è carestia di speranza.

 

Tra i tanti santuari che lo attesterebbero, sia per la loro tradizione, sia per gli ex-voto che testimoniano le grazie ricevute, si può ricordare il santuario antichissimo della Madonna di Barbano a Grado (Gorizia), legato al ritrovamento di un simulacro nelle acque della laguna di Grado in seguito a una violenta mareggiata avvenuta nel 582, mentre a Caorle in Veneto, nel santuario della Madonna dell’Angelo, si trova una statua lignea della Madonna con Bambino trovata nel secolo VIII da alcuni pescatori locali mentre galleggiava sulle onde.

 

Tra i santuari del Basso Medioevo, si può richiamare quello della Madonna della Madia a Monopoli (Bari) dove si trova la tavola bizantina con l’immagine dipinta di Maria e il Bambino, rinvenuta il 16 dicembre 1117 nel lido della città, su una zattera di travi incrociate (detta madia); quello della Madonna della Neve a Torre Annunziata (Napoli), la cui tavola dipinta è stata ritrovata il 5 agosto 1354 all’interno di una cassa rimasta impigliata nelle reti di alcuni pescatori; il già citato ritrovamento del 1370 per il santuario di Cagliari intitolato a Nostra Signora di Bonaria.

 

Tra i santuari del Seicento, si può ricordare quello di Nostra Signora della Fortuna a Genova, il cui simulacro è stato rinvenuto secondo le cronache cittadine il 17 gennaio dell’anno 1636, quando una violentissima tempesta di venti contrari sconquassò le navi ormeggiate nel porto di Genova, facendole urtare tra di loro e spezzandole. Gli abitanti che accorsero videro galleggiare insieme ai relitti una statua in legno raffigurante la Madonna con il Bambino.

 

Questo simulacro è quasi uguale a quello di Bonaria: infatti, con il braccio sinistro, Maria sorregge il piccolo Gesù, il quale è raffigurato nell’atto di benedire con la mano destra mentre nella mano sinistra tiene un piccolo globo simbolo del mondo, esattamente come a Cagliari; la differenza riguarda la mano destra di Maria, che a Genova tiene tra le dita un rosario pendente, mentre nel santuario di Bonaria regge una caravella in miniatura con al centro una candela accesa.

 

Infine si può ricordare il santuario della Madonna della Milicia vicino a Palermo, correlato a un quadro mariano di probabile origine catalana, ceduto nel Seicento ai pescatori milicioti dall’equipaggio di una nave saracena che non riusciva a superare Capo Zafferano: secondo la tradizione, i maomettani pensavano di non poter avanzare a causa dell’opera sacra che avevano a bordo e così la restituirono ai cristiani.

 

Un bel racconto edificante o un episodio reale? Al riguardo è interessante osservare che i musulmani non solo conoscono bene Maria, ma le danno un posto unico nel Corano: ha un intero capitolo a lei dedicato, il numero 19, in cui è considerata un modello di fede autentica ed esemplare; è l’unica donna che viene chiamata per nome ed è citata 34 volte nel loro testo sacro, più che nel Vangelo; è detta «prescelta e purificata» da Dio, che l’ha «eletta tra tutte le donne dell’universo» (Corano 3,42) e suo figlio è detto «Isa ibn Mariam», Gesù figlio di Maria, «eminente in questo mondo e nell’altro, e uno dei più vicini a Dio» (3,46), pur essendo ritenuto soltanto un profeta. Dunque il gesto dei marinai saraceni non sarebbe stato, in fin dei conti, inverosimile.

 

Immagine: Statua di Nostra Signora di Bonaria nel santuario omonimo a Cagliari.

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